La piazza antifascista di Roma contro la violenza

Un lungo corteo riempie Roma contro «il pericolo nero». Dal palco Liliana Segre e Carla Nespolo usano parole giuste: mai più l’orrore

Massimo Franchi • 25/2/2018 • Storia & Memoria • 454 Viste

«Siamo in tanti, la piazza è piena: la pioggia non ci ha fermato». Alle quattro e mezzo sotto un’acqua che scende sempre più forte Carla Nespolo rivendica orgogliosa il successo della manifestazione. Ad ascoltarla c’è una piazza del Popolo gremita mentre nel retropalco sono già spariti tutti i politici del Pd venuti a fare passerella elettorale. Le ventitré associazioni – Cgil e Arci in testa – che hanno lanciato l’appello “Mai più fascismi” e che hanno organizzato una manifestazione tutt’altro che semplice per la distanza temporale dai fatti di Macerata non nascondono l’amarezza per chi ha fatto solo capolino a favore di telecamere.

ANCHE ALLA PARTENZA del corteo alle 13 e 30 da piazza Esedra del Pd non si era visto nessuno. L’orario insolito, specie per i romani, e i tanti pullman bloccati dalla polizia all’uscita dai caselli – «Ai veronesi hanno sequestrato il vino, pensa quanto arrivano incazzati», scherza qualcuno – producono un colpo d’occhio poco rassicurante. Col passare dei minuti le file si ingrossano e molti tirano un sospiro di sollievo. Il proverbiale servizio d’ordine della Fiom fa da cordone ai gonfaloni delle città con i sindaci, dove potrebbe arrivare anche Matteo Renzi – «Ci tocca pure difenderlo», è la battuta che va per la maggiore. In testa al corteo ci sono Anpi, Arci e sindacati. A fianco di Carla Nespolo c’è Susanna Camusso, poi l’ex presidente dell’Anpi Carlo Smuraglia. Dall’altra parte il leader Uil Carmelo Barbagallo mentre Annamaria Furlan è a casa con la febbre, sostituita dal segretario confederale Andrea Cuccello.

DIETRO DI LORO SFILANO le sezioni territoriali dell’Anpi con tanti fazzoletti tricolori al collo di quei pochi ragazzi rimasti che fecero la Resistenza. C’è Giuseppe da Pontedera, 84 anni che «era bambino ma si ricorda i fascisti e il dover scappare sulle montagne con tutta la famiglia» e che «oggi sente che per fermare il pericolo fascista bisogna agire subito» e ricorda con orgoglio che «Pontedera è stato il primo comune a vietare gli spazi pubblici ai neo fascisti». Più pessimista è Romolo, 89enne romano: «Il fascismo può tornare perché non lo abbiamo cancellato, tollerando anche l’Msi». Di fianco a lui c’è Giovanni, 85 anni che però «rimpiange la prima repubblica, almeno lì il livello dei politici era alto». «E difatti – il ragionamento lo continua Romolo – il vero rischio è che i movimenti neofascisti si saldino con i partiti: la Lega e i Cinquestelle».

IL MOMENTO PIÙ BELLO del corteo è quando improvvisamente si materializzano i bambini. Sono alunni della scuola primaria Di Donato Manin dell’Esquilino, una delle più multietniche di Roma. Accompagnati da molte madri i ragazzi portano uno striscione che anche in queste settimane nere dà speranza per il futuro: «Studiano insieme, tutti i bambini, tutti cittadini», il tutto mentre cantano il loro idolo Ghali, il ragazzo di origini tunisine che nel suo rap più famoso ritma: «Oh eh oh, quando mi dicon’: “Vai a casa”, Oh eh oh, rispondo: “Sono già qua”, nella canzone “Cara Italia”.

LE DUE SETTIMANE TRASCORSE dai fatti di Macerata hanno permesso a tutti di organizzarsi e usare la fantasia per caratterizzarsi. Il troncone dei pensionati dello Spi Cgil è colorato e pieno di capellini con la scritta che usano Trump: «Make Italia antifascista again» e cartelli che colpiscono per la loro sagacia: «Le guerre tra i poveri le vincono i ricchi», «Aiutiamoci a casa nostra», «C’è solo una razza, quella umana», «Il tricolore è di tutti».

ANCHE LA FP CGIL
 appena reduce dall’ultimo rinnovo dei contratti statali ha uno striscione per fatto apposta per l’occasione. L’acronimo è confermato, ma la seconda parola è cambiata: «Funzione partigiana».

ALDO TORTORELLA DELL’ARS si fa tutto il corteo, le 23 associazioni si dipanano lungo il serpentone in un clima festoso che contrasta con quello meteorologico.

AD UN CERTO PUNTO nel troncone della Cgil Marche arriva il sindaco di Macerata Romano Carancini. Le polemiche sulla richiesta di non tenere la manifestazione inizialmente convocata da Anpi e Cgil nella sua città sembrano superate, anche se in molti – come Carla, 40enne volontaria di Emergency – non hanno mandato giù la censura «della parola con la F»: «Il sindaco non ha mai avuto il coraggio di dire che quello di Traini è stato un gesto fascista e se anche è vero che la città in quei giorni era impaurita, manifestare per l’antifascismo è sempre giusto», spiega ancora piena di amarezza».

LE FORZE DELL’ORDINE osservano con un certo distacco lo snodarsi del serpentone che scende dal Pincio verso piazza del Popolo. Chi ha soffiato sul fuoco annunciando il «pericolo incidenti» è rimasto deluso.

MENTRE VA IN SCENA la passerella dei politici nel retro allestito con la solita impeccabile organizzazione dalla Cgil, sul palco l’attore Giulio Scarpati contornato da una ventina di ragazzi richiama «all’unità antifascista». Le lettere dei partigiani ai figli vengono lette con partecipazione dalle ragazze dei licei romani. Poi tocca al videomessaggio della neo senatrice a vita Liliana Segre, scampata ai campi di concentramento nazisti, scaldare la piazza. «Faccio appello a tutti, politici e operatori dell’informazione, anche se non voglio illudermi che ascoltino una vecchia nonna che ne ha passate tante: non dividete gli esseri umani, non offrite facili nemici in pasto a chi ha paura». È lei ad usare le parole giuste per spiegare cosa è successo: «La caccia all’uomo nero avvenuta a Macerata ci ha mostrato il baratro che abbiamo di fronte», un monito che si spera venga ascoltato non solo dalla piazza.

È UN’ALTRA «PRIMA» DONNA, Carla Nespolo a chiudere la manifestazione con un comizio sentito e appassionato mentre ancora scendono persone dal Pincio sotto la pioggia scrosciante. «In queste settimane – esordisce – ci sono stati troppi silenzi. Il fascismo è nemico della conoscenza, è nemico delle donne. Ribadiamo la richiesta dello scioglimento immediato delle organizzazioni neo fasciste applicando la XII disposizione transitoria della Costituzione che vieta la riorganizzazione del partito fascista. L’escalation della violenza di queste settimane nasce anche dal ritardo. Andremo avanti tutti insieme con la forza della nostra unità», conclude con a fianco ad Adelmo Cervi cantando “Bella ciao” facendo volare gli ombrelli e ballare la piazza.

FONTE: Massimo Franchi, IL MANIFESTO

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