Stop al diesel: le città tedesche potranno metterlo al bando

Aria Pulita. Accolto il ricorso della associazione ambientalista Duh che mette in difficoltà i big dell’auto. Ministro Spd contrario, Merkel media.

Sebastiano Canetta • 28/2/2018 • Ambiente, Territorio e Beni comuni, Lavoro, economia & finanza nel mondo • 690 Viste

La corte amministrativa dei Land: possibilità – no obbligo – in caso di inquinamento

BERLINO. Legale vietare i diesel nelle città tedesche. Lo ha stabilito ieri la Corte amministrativa federale di Lipsia, riconoscendo il diritto alla messa al bando ai comuni intenzionati a farlo.
UNA SENTENZA STORICA destinata a far giurisprudenza nell’intera Repubblica federale; e il verdetto che dà ragione, in punta di diritto, alla battaglia di Deutsche Umwelthilfe (Duh), l’organizzazione ambientalista che ha promosso la causa in tribunale e ora esulta: «Un gran giorno per l’aria pulita in Germania».

SODDISFAZIONE POCO e per niente condivisa a Berlino: la cancelliera Merkel ricorda che il giudizio «non riguarderà tutti» pur giurando che ascolterà «le ragioni degli enti locali». Mentre la ministra dell’Ambiente Barbara Hendricks (Spd), la stessa che immagina il trasporto pubblico gratuito per non pagare le multe di Bruxelles, alza un muro senza fessure. Fa sapere di essere ufficialmente contraria a qualunque limitazione alla circolazione della nafta e prova a disinnescare la portata del clamoroso giudizio di Lipsia. «Per essere precisi, il tribunale federale non ha emesso alcun divieto. I giudici hanno solo chiarito le normative vigenti. Resto dell’idea che i divieti contro chi guida i diesel possano essere evitati: il mio obiettivo è, e resterà, che non entrino affatto in vigore».

REAZIONE NETTA e composta. Scontata da parte di chi si deve preoccupare di preservare la “benzina” che muove il made in Germany ancora prima della salute dei tedeschi esposti ai tumori legati al biossido di azoto. Come i 600 mila residenti di Stoccarda (città della Mercedes) e gli altrettanti di Düsseldorf, capitali di Baden-Württemberg e Nordreno ma anche top-city dell’inquinamento nella Bundesrepublik.

ESATTAMENTE AI DUE COMUNI gli ecologisti del Duh avevano fatto causa, trascinando alla sbarra gli «amministratori che non si sono impegnati a sufficienza per diminuire le emissioni di gas nocivi». Una denuncia civile per omissione della tutela della salute pubblica terminata, in prima istanza, con due sentenze opposte rigettate e superate dal dispositivo legale emesso ieri.

IL TRIBUNALE DI STOCCARDA si era pronunciato a favore del divieto ai diesel come «mezzo più efficace per migliorare la qualità dell’aria e garantire la salvaguardia della salute», come riporta Deutsche Welle. I più “prudenti” magistrati di Düsseldorf, invece, avevano consigliato di «riesaminare seriamente» la messa al bando del gasolio nella loro città.

DA QUI LA NECESSITÀ della decisione “univoca” della Corte amministrativa federale che dà il via libera definitivo ai veti perché imposti nel nome della «lotta all’inquinamento». Anche se, formalmente, ha un quarto di ragione anche la ministra dell’Ambiente: la sentenza di Lipsia non stabilisce il dovere di attuazione dell’obbligo, bensì sancisce il diritto dei comuni (e dei 16 Land) di bandire il diesel nel loro territorio in caso di sforamento dei valori delle centraline che rilevano il biossido di azoto. Dettaglio tutt’altro che secondario, ma anche un cavillo non certo in grado di sovvertire il peso del verdetto del “Tar” federale. La prima a comprenderlo è proprio la cancelliera Merkel, fresca reduce della vittoria al congresso Cdu che ha votato la sua terza Groko. Da consumata cerchiobottista prova a togliere così le castagne dal fuoco sul combustibile che coincide con il Dieselgate e lo scandalo degli esperimenti sulle cavie umane: «I divieti nelle città non riguarderebbero comunque tutti i guidatori della Germania. Tuttavia, sono pronta a discutere della misura con gli enti locali per capire meglio come può procedere il governo. Su tutto ciò che riguarda le singole città è sempre necessario fare di più».

TUTTO E NIENTE, per non dispiacere gli elettori delle circoscrizioni coinvolte nella messa al bando, come per placare la potente lobby dei costruttori di auto, per niente pronta alla rottamazione dei milioni di diesel prodotti e attualmente in vendita.

I GRUPPI VOLKSWAGEN, BMW e Daimler si sono opposti ai divieti anti-inquinamento fin da subito: al di là dei costi proibitivi per sviluppare motori rispettosi dei requisiti europei e Usa (è la ragione per cui Fca abbandona il settore) resta la svalutazione immediata di tutti i modelli parcheggiati nelle concessionarie o nei garage privati. Un colpo sotto la cinta per l’industria automobilistica tedesca che non è preparata neppure alla maxi-commessa pubblica degli E-Bus necessari al progetto ticket-free della ministra Hendricks.

MA PER BERLINO I RAPPORTI col commissario all’Ambiente Ue, che tiene aperto il fascicolo sanzioni, vale più del tradizionale favore all’automotive. Al punto che il ministero dei Trasporti potrebbe rivedere le norme sul traffico per includere «un’opzione per le città che impongono il divieto al gasolio su determinati itinerari da attuare entro l’anno» come precisa Dw, la prima fonte pubblica.

FONTE: Sebastiano Canetta, IL MANIFESTO

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