Dopo 4 giorni di raid, 100 morti a Est di Damasco. “Siria inferno per i bambini”

Dopo 4 giorni di raid, 100 morti a Est di Damasco. “Siria inferno per i bambini”

Da quattro giorni le regioni in mano ai ribelli siriani sono sotto una pioggia di bombe che i caccia del regime sganciano con la stessa ferocia con cui un anno fa distrussero Aleppo. Solo nelle ultime 24 ore, e soltanto nell’aerea della Ghuta, alla periferia est della capitale, il bilancio dei raid aerei governativi è salito a oltre 100 morti. Tra questi, secondo l’Osservatorio nazionale per i diritti umani in Siria, fonte attendibile perché da anni si avvale di una fitta rete di ricercatori e attivisti locali, si registrano 19 bambini e 20 donne. Per fiaccare il morale degli oppositori, il regime di Damasco continua ad accanirsi contro i civili, colpendo scuole, ospedali e mercati, assolutamente indisturbato poiché nessuno è in grado di contrastare il suo dominio dei cieli.

L’agenzia governativa Sana ha aggiornato a 5 il numero dei civili uccisi nelle ultime ore a Damasco a seguito di lanci di mortai da parte di gruppi armati della Ghuta, in risposta al massacro compiuto dai caccia di Bashar el Assad. Assieme alla regione di Idlib, nel nord- est, è proprio la Ghuta quella più bersagliata. In quest’area controllata da gruppi armati delle opposizioni e assediata dalle truppe lealiste sostenute dai pasdaran iraniani e dai Sukhoi russi, s’è creata da mesi una grave emergenza umanitaria che non fa che peggiorare.

Lo stesso accade a Idlib, dove secondo Save the Children migliaia di bambini sono in pericolo a causa dell’intensificarsi dei bombardamenti e del lancio di missili in aree dove vivono i civili. «Oltre 250mila persone hanno abbandonato le loro case nelle ultime settimane e ogni giorno ve ne sono altre che muoiono o scappano», dice Sonia Khush, direttrice dell’ong in Siria. Secondo l’Unicef, invece, durante il primo mese di quest’anno circa 60 bambini sono stati uccisi nella Ghuta orientale, a Damasco, Idlib e Afrin, e molti altri sono stati feriti: «Gennaio è stato un mese terribile per i bambini in Siria, in particolare, nei giorni scorsi, a causa delle violenze sempre più intense nei villaggi vicino a Idlib. Il 4 febbraio, gli attacchi aerei su di un ospedale supportato dall’Unicef a Ma’arrat al- Nu’man hanno messo fuori servizio il centro sanitario». E a poco è servita, ieri, la visita nell’area di una delegazione militare turca nell’ambito degli sforzi congiunti di Ankara, Mosca e Teheran per creare zone di “de-escalation” nella Siria occidentale. Infatti, se lo scorso 20 gennaio, dopo la conquista da parte delle forze siriane e russe dell’aeroporto militare di Abu Dhuhur, a sud- est di Idlib, la Turchia ha intensificato la presenza di suoi osservatori nell’area, lo stesso giorno, con il tacito consenso di Russia e Iran, lanciava l’offensiva contro la confinante enclave curdo-siriana di Afrin, essendo nel contempo belligerante e paciere.

Quanto all’uso di armi chimiche negli ultimi giorni da parte dei caccia di Damasco, è giunta ieri una pesante accusa da parte del ministro degli Esteri francese, Jean-Yves Le Drian, il quale intervistato dal canale BfmTv ha dichiarato: «Tutto indica che in questo momento le autorità siriane stiano usando cloro in attacchi chimici » . Intanto, a nord di Damasco, nella località di Jamraya, la notte scorsa un raid israeliano ha preso di mira convogli o depositi di armi destinate alle milizie libanesi sciite di Hezbollah, alleate della Siria e dell’Iran. Secondo le forze armate siriane, « la maggior parte dei missili sono stati distrutti prima che potessero raggiungere gli obiettivi » e non sono segnalati danni ingenti o vittime.

Fonte: Pietro Del Re, LA REPUBBLICA



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