Escalation nei cieli della Siria, abbattuto un caccia F-16 di Israele

by vincenzo nigro | 11 Febbraio 2018 19:06

L’invincibilità, la supremazia aerea di Israele sui cieli di Siria e Libano è terminata ieri dopo 30 anni. Un caccia F- 16 è stato abbattuto dalla contraerea siriana. Hezbollah dice che è « l’inizio di una nuova fase strategica » , e non ha torto. Non solo perché ieri per la prima volta dall’ 82 è stato colpito un aereo israeliano, ma perché questo evento tattico è frutto di uno sviluppo strategico poderoso: ormai Israele ha direttamente ai suoi confini un nemico molto potente, l’Iran. Il caccia F- 16 crollato ieri a poche centinaia di metri dal kibbutz Harduf, in Alta Galilea, è stato tirato giù da un missile anti-aereo SA5 oppure SA17 dell’esercito siriano in quella che secondo un ragionamento anche banale potrebbe essere stata una vera e propria trappola. Un colpo che iraniani e siriani hanno teso alla Heyl Ha’Avir Le Israel, l’aeronautica di Israele.

Alle 4,20 del mattino ora locale i radar e i sensori israeliani registrano il decollo di un drone iraniano dalla base “T4” in Siria, una installazione affidata a consiglieri iraniani. Il drone viene abbattuto pochi minuti più tardi da un elicottero Black Hawk, dopo essere entrato per circa 90 secondi nello spazio aereo israeliano. Come di consuetudine, Israele decide immediatamente una ritorsione: la HHA invia almeno 12 aerei in Siria, suddivisi fra cacciabombardieri, aerei da guerra elettronica e intercettori pronti a difendere i compagni in volo. Gli aerei colpiscono ben 12 obiettivi, di cui 4 sicuramente gestiti dagli iraniani. Il primo naturalmente è la base “ T4”. Ma mentre sta per rientrare in Israele, diretto al suo aeroporto nel Negev, un caccia F- 16 con due piloti a bordo viene abbattuto dalla contraerea siriana. L’F-16 colpito è una versione rafforzata dell’aereo americano di cui Israele possiede 224 esemplari. Appartiene al “bloc 52”, una versione con motore, elettronica e armamento rafforzati, capace di missioni multiruolo che altri F-16 non sono in grado di compiere. L’idea della trappola ieri era chiara in molti analisti israeliani. Dopo alcune decine di incursioni in Siria negli ultimi mesi, i percorsi degli aerei israeliani sono stati studiati accuratamente. Il drone iraniano lanciato in volo alle 4,20 poteva essere una lepre, che gli israeliani abbattono prima di entrare in Siria per la ritorsione: sulla via di ritorno erano appostati i missili SA17.

Il fatto che con Libano e Siria sia cambiato qualcosa di serio per Israele era chiarissimo da mesi al premier Bibi Netanyahu e ai suoi ministri, che solo mercoledì scorso, in giubbotti impermeabili e cappellini da baseball, erano andati in visita al confine con il Libano guidati dal capo di stato maggiore Gabi Eisenkot. Pochi giorni prima lungo lo stesso confine, ma dall’altra parte, quella controllata da Hezbollah, aveva fatto visita un personaggio importantissimo: Ebrahim Raisi, il potente religioso iraniano che nelle elezioni del 19 maggio a Teheran era il rivale del rieletto presidente Rouhani. Un peso massimo che nella sua visita in Libano si era spinto fino ad ispezionare il confine caldo con Israele.
Ieri a Tel Aviv il premier Netanyahu ha riunito il gabinetto di guerra con il ministro della Difesa Lieberman e i capi militari. Netanyahu ha telefonato al presidente russo Vladimir Putin e al segretario di stato americano Tillerson. Il messaggio è stato simile, « Israele non vuole una nuova guerra, ma ci difenderemo e non abbiamo paura di nulla». Gli Usa appoggiano Israele, «ha tutto il diritto a difendersi», ma chi potrebbe fare qualcosa oggi in Libano e Siria è il presidente russo. La reazione russa, perlomeno quella pubblica, è stata particolare: per Mosca « è inaccettabile mettere in pericolo la vita dei soldati russi in Siria » , salvo poi rivolgere un «invito alla moderazione a tutte le parti». Una finta equidistanza che lascia presagire un futuro da mediatori, sempre che Putin valuti che gli conviene.

Fonte: vincenzo nigroLA REPUBBLICA[1]

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