I programmi faraonici promessi da Putin e un missile da crociera anti-scudo

Boom economico, lotta a calo delle nascite e povertà, armamenti sempre più moderni. Il futuro promesso ai russi a 17 giorni dal voto presidenziale

Yurii Colombo • 2/3/2018 • Guerre, Armi & Terrorismi, Internazionale • 577 Viste

E nel discorso annuale tenuto ieri a Mosca c’è anche la proposta di «nuovo inizio» agli Stati uniti

Non è stato un discorso di routine quello tenuto ieri a Mosca da Vladimir Putin, a soli 17 giorni dalle prossime elezioni presidenziali. Un discorso che egli tiene annualmente ma che ieri ha assunto tutte le caratteristiche di un programma politico di largo respiro.

PROGRAMMA FARAONICO che tocca tutti i nodi chiave che dovrà affrontare il Paese nei prossimi anni: dalla crescita demografica allo sviluppo economico, dal rinnovamento delle infrastrutture fino alla politica degli armamenti. Un programma che in alcuni punti trascende persino il suo mandato presidenziale, che si concluderà nel 2024, guardando oltre. Putin ha sciorinato una valanga di numeri e di obiettivi che se raggiunti riporterebbero in pochi anni la Russia ad essere potenza mondiale non solo dal punto di vista militare ma anche economico e sociale.

Putin intende durante il suo mandato ridurre della metà il numero di persone sotto il livello della povertà e aumentare del 50% il Pil pro capite a parità di potere d’acquisto dei russi, e cioè a 40mila dollari annui, un obiettivo che oggi, dopo 4 anni di stagnazione sembra irraggiungibile. Per risolvere il problema del calo demografico che rischia di far scendere la popolazione russa a soli 131 milioni entro il 2050 dagli attuali 146 milioni, Putin vuole creare 270 mila posti di asilo-nido entro i prossimi 3 anni, elargire 500 euro mensili alle donne che faranno più di un figlio, aumentare l’aspettativa di vita media dei russi oltre gli 80 anni (oggi poco sopra i 70), investendo 3,4mila miliardi di rubli nei prossimi anni. Per far ciò questo dovrà affrontare di petto il problema dello stato miserevole della sanità russa e la piaga dell’alcoolismo.

Un vasto programma keynesiano è previsto per il rinnovamento delle infrastrutture russe; raddoppio della rete autostradale, il triplicamento della linea ferrovia anche grazie ai piani di investimenti cinesi della «Nuova Via della Seta» in Siberia, l’aumento del 50% del numero di voli internazionali, mentre i collegamenti internet ad alta velocità dovranno raggiungere anche i luoghi più remoti del Paese.

SEMBRERÀ INCREDIBILE ma tali piani secondo il presidente russo potranno essere raggiunti anche se non ci sarà un aumento del prezzo del petrolio che nei primi anni 2000 fu decisivo per determinare una robusta crescita economica annua del 6-8% del Pil. Per realizzare ciò Putin punta a una crescita economica per i prossimi anni del 3,8% (le attuali previsioni però parlano di una crescita del 1,5%-2%) e la produttività del lavoro dovrebbe crescere del 5% annuo.

PUTIN PERÒ HA NASCOSTO l’altro lato della medaglia di programmi così ambiziosi: la riforma delle pensioni e l’aumento delle tasse. Il sistema pensionistico russo che manda a riposo le donne a 55 anni e gli uomini a 60 non regge da tempo. Putin nella stagione elettorale ha evitato di affrontare il problema ma appena eletto dovrà convocare la ragioneria di Stato e vedere quale riforma mettere in campo.

E per quanto non potrà fare piacere a Berlusconi, Putin dovrà mettere in soffitta la flat tax al 13% e tornare a forme più progressive di tassazione, come ha anche confermato recentemente il ministro delle finanze Anton Siluanov.

Putin ha anche parlato, attirando l’attenzione delle agenzie internazionali, del nuovo missile da crociera con un sistema di propulsione nucleare che avrebbe una gittata illimitata e una traiettoria di volo imprevedibile, tanto da essere invulnerabile ai sistemi antiaerei e da non poter essere fermato dagli scudi americani in Europa e Asia e che la stampa americana ha già soprannominato “Satan” oltre di un drone sottomarino capace di spostarsi negli abissi a distanza intercontinentale.

MA C’È ANCHE LA MANO TESA agli Stati uniti, con la richiesta di un reset dei rapporti diplomatici, un vero nuovo inizio tra i due paesi che oggi però appare più che difficile.

FONTE: Yurii Colombo, IL MANIFESTO

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