«You’re fired!». Trump licenzia anche Rex Tillerson

Licenziato in tronco il segretario di Stato, troppo morbido su nucleare iraniano e Corea del Nord. Vola il «falco» Mike Pompeo, ex capo della Cia. Casa bianca sempre più a destra

Marina Catucci • 14/3/2018 • Internazionale • 189 Viste

Come ai bei tempi di «The Apprentice», da quando è alla Casa bianca il “presidente-conduttore” Trump è ricorso in modo quasi compulsivo al licenziamento, falcidiando i membri del suo staff. Molti in realtà hanno preferito mollarlo. Altri ancora sono stati costretti a dimettersi.

Era nell’aria da un pezzo e martedí mattina, con un tweet, Donald Trump ha annunciato che Rex Tillerson non è più segretario di Stato; al suo posto subentrerà il direttore della Cia, Mike Pompeo, che sarà a sua volta sostituito dalla sua vice Gina Haspel, ex agente segreto sotto copertura e ora prima donna a capo dei servizi segreti americani.

TRUMP HA AFFERMATO che Tillerson «ora sarà molto più felice», e di aver preso la decisione di licenziarlo da solo; l’ex segretario di Stato ha fatto invece sapere che «avrebbe voluto restare» e di non essere stato messo a conoscenza delle ragioni dietro il provvedimento.

Poche ore dopo è stato licenziato anche Steve Goldstein, principale collaboratore di Tillerson, dopo avere contraddetto il resoconto della Casa bianca sul licenziamento del Segretario di Stato. Secondo Goldstein, Tillerson non avrebbe mai parlato con Trump, suggerendo quasi che abbia scoperto del suo licenziamento da Twitter, mentre secondo la versione ufficiale della Casa bianca sarebbe stato avvisato delle intenzioni di Trump dal capo dello staff, John Kelly.

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DI FATTO TILLERSON è stato mandato via con i migliori auguri a malapena quattro ore dopo essere tornato da una missione in Africa, e senza una conversazione faccia a faccia con il presidente; citando l’accordo nucleare iraniano e «altre questioni», Trump ha detto ai giornalisti che lui e Tillerson «non stavano davvero pensando le stesse cose». Molto spesso durante il suo anno nell’amministrazione Trump, Tillerson e il presidente si sono trovati in disaccordo e non hanno nascosto scetticismo sulle reciproche posizioni. L’episodio più famoso è stato forse quello, mai negato da Tillerson, nel quale il segretario di Stato si sarebbe riferito in privato a Trump come a un «coglione». Il lampante esempio del divario che ha separato i due, è che ora non riescono ad essere d’accordo neanche sulle circostanze del licenziamento.

A SUO TEMPO l’ex capo di Exxon era stata una scelta improbabile come diplomatico, non avendo esperienza formale, ma una vita intera di relazioni personali con capi di stato e potenti personalità globali, tra cui il presidente russo Vladimir Putin. Ora al suo posto Trump ha messo Pompeo, un ardente nemico dell’accordo nucleare iraniano, che subentra proprio mentre il presidente sta decidendo se ritirare o meno gli Stati uniti dall’accordo; Tillerson invece aveva spinto per rimanere nell’ambito dell’accordo e aveva perseguito una strategia delicata con gli alleati europei e con Putin per cercare di migliorarlo secondo i parametri di Trump.

Oltre a ciò, a breve, il presidente Usa dovrà affrontare anche il delicato incontro con la Corea del Nord e lo farà con il falco Pompeo invece che con un sostenitore delle vie diplomatiche come Tillerson.

ANCHE SE IL LICENZIAMENTO di Tillerson è stato discusso a più livelli e per un lungo periodo, stando a quanto dichiarato ha The Hill un alto funzionario della Casa bianca che ha preferito restare anonimo, pare che proprio l’apertura e l’invito della Corea del Nord abbiano reso più urgente la decisione.

FONTE: Marina Catucci, IL MANIFESTO

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