Il principe saudita da Trump, vuole comprare tecnologia nucleare

L’erede al trono chiede tecnologia ma anche uranio. Il rischio di una nuova potenza atomica

Giuseppe Sarcina • 19/3/2018 • Guerre, Armi & Terrorismi, Internazionale • 291 Viste

WASHINGTON. Mohammed bin Salman, principe saudita, arriva oggi alla Casa Bianca con una richiesta precisa per Donald Trump: vendeteci la tecnologia nucleare per le centrali elettriche; ma vogliamo anche l’uranio arricchito perché l’Iran ci fa paura e dobbiamo essere pronti a costruirci la nostra atomica.

Il 16 marzo il giovane erede al trono, negli Stati Uniti da qualche giorno, aveva dichiarato in un’intervista alla Cbs: «L’Arabia Saudita non vuole comprare alcun armamento nucleare, ma se l’Iran svilupperà il piano per arrivare alla bomba, non c’è alcun dubbio che lo faremo anche noi, il più presto possibile».

Sono parole che hanno messo in agitazione i governi del Medio Oriente e le diplomazie mondiali.

Nel fine settimana il presidente americano ha dedicato il suo tempo a giocare a golf e ad attaccare il Super procuratore Robert Mueller, che indaga sul Russiagate. Ma adesso si apre una fase importante per gli equilibri internazionali. Giovedì 22 marzo, a Berlino, gli esperti americani incontreranno le controparti britanniche, francesi e tedeschi per discutere sull’accordo nucleare con l’Iran. Trump lo ha ripudiato e ha fissato la scadenza del 12 maggio per correggerlo radicalmente: vincoli più stringenti sul programma atomico e fine delle sperimentazioni sui missili balistici.

Dentro questo quadro sono cresciute le inquietudini dei sauditi. Finora il programma ufficiale di Riad prevede la realizzazione di 16 impianti nucleari per uso civile nei prossimi 22 anni; due reattori dovrebbero essere pronti entro il 2020. Un grande affare economico, tanto che si sono fatte avanti imprese britanniche, francesi, giapponesi e cinesi.

Resta intatto, però, il problema geopolitico: i rapporti di forza con l’Iran. Non è una questione nuova. Già nell’aprile del 2016 il presidente Barack Obama faticò a rassicurare i sei Paesi del «Golf cooperation council», cioè Arabia Saudita, Kuwait, Emirati Arabi, Oman, Kuwait, Bahrein. Obama si presentò come il garante assoluto dell’intesa con l’Iran e, naturalmente, contava di lasciare questo impegno a Hillary Clinton.

Con Trump nello Studio Ovale è cambiato tutto. E non appena Mike Pompeo diventerà segretario di Stato al posto di Rex Tillerson, la linea nei confronti dell’Iran dovrebbe diventare ancora più intransigente.

I sauditi hanno cominciato a sondare il nuovo leader americano il 21 maggio 2017, quando lo hanno ricevuto a Riad, tra danze con le spade e commesse militari.

Il mese scorso, a Londra, il segretario per l’energia Rick Perry ha avviato le trattative con i sauditi, sulla base della legge statunitense 123 che consente «il trasferimento di materiale nucleare ad altre nazioni» purché queste siano al passo con «nove criteri di non proliferazione nucleare». L’Arabia Saudita è tra i firmatari del Trattato cardine in materia. Ma adesso anche il principe bin Salman vuole le mani libere.

FONTE: Giuseppe Sarcina, CORRIERE DELLA SERA

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