Rapporto Ispra. I dati ambientali: polveri, siccità e troppi sprechi

L’Annuario. Luci e ombre nel rapporto Ispra: rispettato il limite sulle emissioni ma aumentano il consumo del suolo e la produzione di rifiuti. La qualità media dell’aria è migliorata, i valori dei particolati però sforano i limiti

Nina Valoti • 21/3/2018 • Ambiente, Territorio e Beni comuni, Studi, Rapporti & Statistiche • 346 Viste

In soli sei mesi, tra il 2015 e il 2016, sono stati consumati 5mila ettari di suolo, equivalenti a 5.700 campi da calcio. La XV edizione dell’Annuario dei dati ambientali redatto dall’Ispra (istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale) quest’anno coincide con la la prima edizione del Rapporto ambiente sviluppato dal Sistema nazionale per la protezione dell’Ambiente (Snpa), istituito dalle legge 132 del 2016.

UNA MOLE DI DATI, STATISTICHE e ricerche imponente che disegna un paese a due facce: da una parte miglioramenti in campo ambientale, dall’altra gli atavici vizi italiani dell’abusivismo e della poca attenzione per i rifiuti. Il tutto in un contesto dominato dal clima altalenante: persistenti condizioni di siccità e allo stesso tempo intense precipitazioni.

QUANTO ALLA QUALITÀ DELL’ARIA il rapporto spiega come tra il 1990 e il 2015, le emissioni di tutti i gas serra sono diminuite grazie alla riduzione prevalente di CO2 raggiunta dal settore energetico, «nel 2015, tuttavia, le emissioni sono aumentate del 2,3 per cento, come probabile effetto di una ripresa economica». Per l’Italia comunque l’obiettivo di riduzione dei gas serra entro il 2020, assegnato dalle direttive europee, «sarà raggiunto».

IN PARTICOLARE SONO numerosi i segnali di miglioramento della qualità dell’aria: le emissioni dei principali inquinanti continuano a diminuire, così come i livelli atmosferici di alcuni inquinanti mostrano trend decrescenti. La situazione della qualità dell’aria rimane però critica, in particolare per il particolato atmosferico – il 40 per cento delle stazioni non rispetta il valore limite giornaliero – , il biossido di azoto – il 13 per cento delle stazioni non rispetta il valore limite giornaliero -, per i quali continuano a registrarsi livelli elevati, che troppo spesso superano gli standard normativi. Il bacino padano rappresenta una delle aree di maggior criticità.

IN CRESCITA LA PRODUZIONE dei rifiuti urbani – più 2 per cento -, la produzione pro capite passa dai 487 del 2015 ai 497 chilogrammi per abitante del 2016. La raccolta differenziata si attesta, invece, al 52,5 per cento della produzione totale dei rifiuti urbani. L’analisi dei dati sulla gestione evidenzia che, nel 2016, lo smaltimento in discarica interessava il 25 per cento dei rifiuti urbani prodotti. Il riciclaggio delle diverse frazioni provenienti dalla raccolta differenziata o dagli impianti di trattamento dei rifiuti urbani raggiunge, infatti, nel suo insieme il 45 per cento della produzione. Nel 2016 la percentuale di preparazione per il riutilizzo e riciclaggio, calcolata per l’insieme delle frazioni carta e cartone, organico, vetro, plastica, metalli e legno, è pari al 47,7 per cento della produzione dei rifiuti urbani.

NEGLI AGGLOMERATI URBANI uno dei principali problemi ambientali è l’inquinamento acustico. L’attenzione da parte dei cittadini e la richiesta di tutela personale e dell’ambiente sono elevate: nel 2016 circa 93 controlli su 100 delle Arpa/Appa sono stati svolti a seguito di esposti della cittadinanza e nel 40,6 per cento di sorgenti controllate sono stati riscontrati superamenti dei limiti normativi. I superamenti dei limiti di legge sono in diminuzione ma solo il 59 per cento dei Comuni ha approvato un piano di classificazione acustica, principale strumento di pianificazione e gestione sul territorio dell’inquinamento.

COSA ACCADE, INVECE, al di fuori delle nostre città? Oltre 300mila ettari, nel 2016, sono stati convertiti ad agricoltura biologica: un’estensione pari quasi alla Val d’Aosta. Cresce il numero di operatori del settore (+20,3 per cento) che sceglie questa tipologia di agricoltura, che tende a valorizzare e conservare i sistemi biologici produttivi, senza il ricorso a sostanze chimiche di sintesi.
IN CHE CONDIZIONI VERSANO le nostre acque? Il 43 per cento dei fiumi e il 20 per cento dei laghi raggiungono l’obiettivo di qualità per stato ecologico; il 75 per cento dei fiumi e il 48 per cento dei laghi, invece, raggiungono l’obiettivo di qualità per lo stato chimico. Non si arresta, inoltre, il livello di contaminazione da pesticidi. Inquinati 370 punti di monitoraggio – 23,8 per cento del totale – di acque superficiali, con concentrazioni superiori ai limiti di qualità ambientali.

FONTE: Nina Valoti, IL MANIFESTO

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