Il procuratore di Genova Zucca: «I nostri torturatori a capo della polizia»

Incontro a Genova su Giulio Regeni. Durante l’incontro l’intervento della madre e del padre del ricercatore italiano: «Ci siamo sentiti abbandonati dal nostro paese»

Simone Pieranni • 21/3/2018 • Diritti umani & Discriminazioni • 124 Viste

Durante un convegno organizzato dall’Ordine degli avvocati ieri a Genova, dal titolo «La tutela degli italiani all’estero. Una storia tragicamente emblematica: Giulio Regeni», il sostituto procuratore della Corte d’Appello di Genova Enrico Zucca, non ha usato toni granché concilianti.

IL MAGISTRATO dei procedimenti legati ai fatti del G8 di Genova nel 2001, relativo ai fatti della Diaz, è infatti intervenuto nel dibattito specificando che «i nostri torturatori sono ai vertici della polizia, come possiamo chiedere all’Egitto di consegnarci i loro torturatori?».

Non solo, perché Enrico Zucca – che indagò sulla mattanza della Diaz e che trovò una straordinaria resistenza da parte delle forze di polizia (refrattarie a collaborare prima, ad ammettere i propri errori dopo e anzi a inquinare il procedimento, basti pensare alla sparizione delle due bottiglie molotov dall’ufficio reperti della questura di Genova) – ha affondato il colpo, inserendo la vicenda di Genova in un’ottica più globale: «L’11 settembre 2001 e il G8 – ha affermato – hanno segnato una rottura nella tutela dei diritti internazionali. Lo sforzo che chiediamo a un paese dittatoriale è uno sforzo che abbiamo dimostrato di non saper far per vicende meno drammatiche».

GIÀ IN PASSATO ZUCCA aveva criticato l’operato della polizia con riferimento ai fatti di Genova, sottolineando la straordinaria continuità di «quella» polizia con quella più attuale, a causa dei mancati provvedimenti disciplinari e di una più generale analisi di quanto accaduto.

L’incontro genovese ha visto la partecipazione di Paola e Claudio Regeni, oltre all’avvocato della famiglia, Alessandra Ballerini. «Dal 14 agosto, nel momento stesso in cui il premier Gentiloni ci ha detto che l’ambasciatore sarebbe tornato al Cairo in Egitto, ci siamo sentiti abbandonati dal nostro paese. È arrivata come una tegola sulla testa», ha spiegato Paola Regeni madre di Giulio, il ricercatore universitario italiano rapito e trovato senza vita il 3 febbraio 2016 in Egitto.

«SIAMO DECISI ad andare avanti anche a piccoli passi», ha spiegato poi il padre di Giulio, Claudio Regeni, aggiungendo che «combattiamo per Giulio ma anche per tutti quelli che possono trovarsi in situazioni simili a quelle che lui ha vissuto».

L’avvocato difensore della famiglia Alessandra Ballerini ha poi ricostruito i depistaggi e la vicenda: «Il corpo di Giulio parla da solo e si difende da solo. Siamo arrivati a nove nomi delle forze di polizia implicati».

FONTE: Simone Pieranni, IL MANIFESTO

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