Al presidio “Chez Jesus” di Claviere: «Offriamo un rifugio a chi si trova in difficoltà»

I volti dei volontari che stanno organizzando il presidio «Chez Jesus» di Claviere sono gli stessi che lo scorso autunno spegnevano le fiamme che incenerivano i boschi della val Susa

Maurizio Pagliassotti • 27/3/2018 • Buone pratiche e Buone notizie, Immigrati & Rifugiati • 577 Viste

I volti dei volontari che stanno organizzando il presidio «Chez Jesus» di Claviere sono gli stessi che lo scorso autunno spegnevano le fiamme che incenerivano i boschi della val Susa. Questa lunga valle, al di là di ogni retorica, ha ormai sviluppato una inusitata antipatia per la delega. A decine mettono in piedi reti di solidarietà e di contrasto, sfruttando antiche esperienze che risalgano alla ormai ventennale epopea Notav.
La piccola chiesetta di Claviere, un paesino che si sta dimostrando tollerante ed accogliente, è solo il punto finale di un’organizzazione che si dipana lungo quasi cento chilometri. Volontari si trovano a Torino, a Ulzio, a Bardonecchia, e infine quassù. Il loro compito è strappare ai passeur i migranti che sono disposti a pagare cifre esorbitanti per servizi logistici inesistenti. La speculazione, che permane in città, grazie a loro è stata quasi sradicata in valle: rimangono alcuni pulmini scuri che recuperano chi si incammina di notte lungo la statale, convinto di poter coprire 30-40 chilometri.

La maggior parte di chi muove verso la Francia arriva quindi a Claviere con l’autobus di linea che parte da Ulzio, dopo essere scesi dal treno preso a Torino. Una volta scesi dall’autobus alle otto e mezza di sera, i migranti proseguono verso la Francia, distante tre chilometri: il primo tentativo, fatto all’arrembaggio, è sempre respinto.
Fino a venerdì decine di uomini, donne e bambini, si trovavano senza la possibilità di tornare indietro – le corse per Torino degli autobus di linea terminano in serata – nonché privi di un riparo. Da qui la decisione di irrompere nei locali sottostanti la navata centrale della chiesa.

Il parroco all’inizio ha minacciato denunce e non si è dimostrato particolarmente accogliente. Domenica mattina ha tentato di rimuovere gli striscioni per poi barricarsi dentro la parrocchia. L’arrivo, domenica pomeriggio, del collega di Susa – su caldo invito del vescovo di Torino, a sua volta caldamente invitato da Roma – ha ricondotto a più evangelici consigli l’anziano prelato.

Così l’occupazione si è trasformata nella gestione di un punto di soccorso per tutti coloro che non riescono a passare il confine, e nel cuore della notte si trovano senza un posto dove passare la notte. Sempre tenendo conto che prima o poi si manifesteranno azioni «politiche»: i volontari di «Briser le frontiers» stanno tentando di capire come e quando organizzare una marcia.

L’interrato della piccola chiesa, poco più di cento metri, oggi è decisamente più accogliente: al trambusto iniziale si è sostituita la gestione degli spazi, scorte di cibo, coperte, decine di materassi, riscaldamento. Nei momenti di massima pressione – segno che in Francia non si passa da nessuna parte – hanno trovato rifugio fino cinquanta tra uomini, donne e bambini, proveniente prevalentemente da Gambia, Mali, Guinea, Eritrea a Sudan.
La chiesa di Claviere assolve quindi ad un compito classico in alta montagna: dà rifugio a chi è in difficoltà. Nonostante questa normalità, per altro vissuta come tale da turisti e residenti, domenica erano presenti circa quaranta poliziotti pesantemente equipaggiati. Hanno assistito al pranzo consumato sul sagrato, all’ improbabile torneo di calcetto «Italia vs. resto del mondo», e poi alle sette di sera sono tornati a casa. Al loro posto è arrivata una neo parlamentare di Fratelli d’Italia, tal Montaruli Augusta, che dopo essersi fatta qualche foto è tornata anche lei a casa a denunciare la vergogna e lo scandalo.

FONTE: Maurizio Pagliassotti, IL MANIFESTO

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