Il flop dell’anticipo pensionistico volontario: solo 15mila domande

Il flop dell’anticipo pensionistico volontario: solo 15mila domande

Nel giorno in cui Tito Boeri ha strombazzato i successi del Rei, un altro acronimo ha riservato molte meno soddisfazioni a lui e ai ministri uscenti e ai tecnici renziani che lo lanciarono.
I dati sulle richieste di certificazione all’Ape volontario – l’anticipo pensionistico sotto forma di prestito da ripagare in 20 anni – sono state finora solo 15.779, meno di un decimo delle simulazioni effettuate sul sito dell’Inps per scoprire quanto costerà l’anticipo: oltre 186mila. Un vero flop rispetto alle attese che quantificavano in un milione i potenziali interessati.
Attenzione però, anche questo numero è ipotetico perché si tratta semplicemente di coloro che hanno chiesto all’Inps di sapere se hanno i requisiti per poter effettuare la domanda: avere almeno 63 anni e 20 anni di contributi. Non tutti potrebbero averli e non tutti potrebbero decidere poi di fare domanda realmente.

A dissuaderne molti – oltre al costo altissimo: circa l’8 per cento l’anno di decurtazione dell’assegno da moltiplicare fino a 3 anni e 7 mesi – stanno pensando i ritardi burocratici. Dopo un anno di attesa dei decreti attuativi, ad oggi mancano ancora le banche che dovrebbero erogare il prestito, senza le quali l’Ape non può essere erogata.

Per compilare la domanda infatti il pensionando deve indicare il cosiddetto «istituto finanziatore». Dopo mesi di trattative con l’Abi per istituire la convenzione e fissare i tassi di interesse che ingrassano gli istituti di credito in questo «servizio al cittadino», le banche che hanno aderito sono solo due: Unicredit e Intesa. Entrambe però non hanno formalizzato la disponibilità e quindi al momento nessuna domanda può essere presentata.

La questione diventa ancora più spinosa perché la circolare Inps che regola le domande prevede che chi voglia fare richiesta per ottenere anche gli arretrati – la legge prevedeva l’avvio dell’Ape per il primo maggio 2017 (sic) – debba richiederlo entro il 19 aprile.

È chiaro che se entro questa data non dovesse arrivare la formalizzazione di Unicredit e Intesa, nessuno potrà avere gli arretrati, rinunciando quindi a un anno di anticipo.

La farraginosità della procedura è una costante di ogni misura presentata in questi anni. Con l’Ape volontaria però si sono raggiunte vette inesplorate. Tra l’approvazione della legge (pubblicata in Gazzetta ufficiale l’11 dicembre 2016) e la possibilità di presentare domanda (di solo accreditamento) sono passati ben 14 mesi. In ottobre è arrivato il decreto attuativo ma le domande si sono potute presentare all’Inps solo dal 14 febbraio. La certificazione del diritto viene confermata entro 60 giorni.

Ma anche ottenuta questa il pensionando è a metà dell’opera e tutt’ora bloccato. Una metafora perfetta per chi sostiene di aver riportato flessibilità nel sistema pensionistico.

FONTE: Massimo Franchi, IL MANIFESTO



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