edili

Si chiamava Ivan Simion, carpentiere, si è tolto la vita perché non lo pagavano

Il migrante ha lasciato un biglietto: «Non riesco a mantenere la mia famiglia»

Maurizio Pagliassotti • 30/3/2018 • Lavoro, economia & finanza • 609 Viste

TORINO. Nel grande parco di Stupinigi, poco distante da Torino, un uomo di cinquanta anni ieri si è suicidato impiccandosi al ramo di un vecchio olmo. Si chiamava Ivan Simion, nelle tasche dei suoi pantaloni i carabinieri hanno trovato un biglietto vergato di suo pugno recante queste parole: «Non vengo pagato e non riesco a mantenere la mia famiglia, preferisco farla finita».

L’uomo era scomparso il pomeriggio precedente, e per l’intera notte la moglie Ekaterina aveva atteso il suo ritorno. Sconvolta dall’assenza prolungata, ha dato l’allarme: le ricerche, durate solo poche ore dato che l’uomo era solito andare a passeggiare nel grande parco, si sono concluse drammaticamente ieri mattina quando i carabinieri hanno trovato il suo corpo senza vita.
Ivan Simion era un carpentiere molto stimato che offriva il suo lavoro sul mercato, regolare e non, del settore edile. È rimasto da solo a fronteggiare la crisi del settore, mancati pagamenti, ritardi, furbizie, nonché catene di disperazione di cui è stato il terminale finale.
L’uomo, a causa delle vicissitudine economiche che minacciavano la sua famiglia, da tempo era caduto in depressione. La moglie fa la collaboratrice domestica e il suo magro guadagno non permetteva alla famiglia di sopravvivere.
La tragedia di Ivan Simion è la punta dell’iceberg di un settore in grave crisi da quasi dieci anni. Dopo il vorticoso periodo di espansione dei primi anni duemila, l’edilizia ha subito un crollo verticale nel torinese. Da un’indagine di Ance Piemonte sulla congiuntura del comparto edilizio nel periodo gennaio-luglio 2018 emerge che l’87,7 per cento delle imprese edili prevede una ulteriore riduzione del fatturato nei prossimi sei mesi, mentre il 21,7 per cento delle aziende dovrà ricorrere alla riduzione del personale e 1.186 imprese hanno già chiuso a causa della crisi. Si calcola che i posti di lavoro perduti nel settore sfiorino le diecimila unità.
Ivan Simion era finito dentro questo vortice da diversi mesi. La magistratura dovrà fare luce sulla vicenda che mette in luce la debolezza del lavoratore nel fronteggiare rapporti di lavoro selvaggi. Ivan Simion rappresentava uno dei tanti che a livello statistico sono «occupati», un lavoro lo aveva, però non lo pagavano. Si è impiccato ad un albero in parco poco distante dalla palazzina di caccia dei Savoia.

FONTE: Maurizio Pagliassotti, IL MANIFESTO

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