Francia. Ferrovieri e studenti sfidano Macron

Paralisi dei treni, inizia un duro sciopero a singhiozzo fino al 28 giugno, contro la liberalizzazione. Movimento in una decina di università. La violenza alla facoltà di Legge di Montpellier

Anna Maria Merlo • 3/4/2018 • Internazionale, Lavoro, economia & finanza nel mondo • 392 Viste

PARIGI. E’ il primo grande scontro sociale della presidenza Macron. Da ieri sera è iniziato uno sciopero duro delle ferrovie (Sncf), il traffico sarà paralizzato fino a domani, poi il programma della protesta è previsto su tre mesi, fino al 28 giugno, al ritmo di due giorni di sciopero e tre di lavoro (ma un sindacato, Sud, è per lo sciopero continuato). Oggi, accanto ai ferrovieri, altre categorie protestano: aerei Air France a terra (richieste di aumenti salariali), sciopero a Edf (elettricità), raccolta rifiuti bloccata in alcune città (tra cui Parigi). E, soprattutto, alcune università sono in agitazione da settimane e oggi gli studenti manifestano (soprattutto Tolosa, Montpellier, Paris-Tolbiac, ma anche movimenti a Nantes, Nancy, Bordeaux). Macron resta nelle retrovie, per il momento, e manda avanti i ministri a difendere le varie “riforme” sempre più contestate. Ma in questi giorni si gioca una partita politica epocale per la presidenza Macron. Finora, le “riforme” (a cominciare dalla Loi Travail rafforzata) sono passate travolgendo le resistenze. Adesso, con lo scontro che ha al centro ferrovieri e studenti è tutta la filosofia “modernista” di Macron che potrà venire bloccata per sempre. Sul fronte opposto, anche se oggi i sindacati sono uniti nella protesta, è la Cgt prima di tutto a mettere in gioco il proprio futuro. La Cgt punta alla convergenza delle lotte per piegare Macron. La sinistra della sinistra (France Insoumise, Génération-s di Hamon, i Verdi, Pcf, Npa e altri movimenti) appoggiano le proteste e hanno ritrovato l’unità. Solo il Ps resta escluso e isolato, non è stato invitato dalla sinistra per la preparazione del movimento, ma non appoggia le riforme di Macron. In questo scontro frontale, un arbitro importante sarà l’opinione pubblica. Il governo insiste sui rischi del “blocco” che potrebbe frenare la ripresa economica in corso. I ferrovieri parlano di “difesa del servizio pubblico”, travolto dalla fretta di Macron di adeguare la Francia al neo-liberismo, per renderla “competitiva” nella mondializzazione.

Sncf. L’annuncio dello sciopero a singhiozzo di tre mesi ha già ottenuto una prima vittoria: il governo ha rinunciato al ricorso alle “ordinanze” per far passare la riforma in fretta. Sul tavolo c’è un cambiamento strutturale della compagnia ferroviaria pubblica, per poter far fronte all’apertura alla concorrenza del settore, prevista in tutta la Ue e già applicata in vari paesi. Il governo ha già accettato di allungare i tempi dell’applicazione della liberalizzazione (scandita dal 2019 al 2039). Resta il problema del grosso debito della Sncf (che sfiora i 50 miliardi), che lo stato potrebbe assumersi in cambio di concessioni da parte dei dipendenti. Al centro del braccio di ferro c’è lo statuto dei ferrovieri, che resterà in vigore per gli attuali dipendenti, ma sparirà per i nuovi assunti. Si tratta di una serie di vantaggi, che pero’ non hanno nessuna responsabilità nella crescita del debito, dovuta a errori decennali di gestione (la delicata questione della riforma delle pensioni dei ferrovieri per il momento è stata messa da parte). Il governo promette “lo zaino sociale”: i diritti saranno mantenuti anche nel caso di passaggio sotto un operatore privato da parte di ferrovieri “volontari”. Il governo non intende invece cedere sulla trasformazione della Scnf, oggi ente di interesse pubblico, in una Spa. Per i sindacati, è la prova che all’orizzonte c’è una possibile “privatizzazione”. Il governo smentisce: la Spa resterà al 100% pubblica. Le concessioni governative mirano a spezzare il fronte sindacale, sfilando i riformisti (Unsa, Cfdt).

Università. E’ l’altro fronte. La protesta cresce, ma limitata a una decina di università e alle facoltà umanistiche. E’ contestato il nuovo sistema di accesso al primo anno di università: Percoursup, che per evitare di tirare a sorte chi ha diritto a iscriversi in caso di eccesso di domande rispetto all’offerta e limitare i fallimenti (solo il 40% passa il primo anno di licenza), impone delle “attese”, cioè un livello di preparazione adeguato al corso prescelto (se ci sono lacune, viene proposto un anno propedeutico). Gli studenti vi vedono una selezione mascherata e l’aumento delle differenze tra università. Il clima è molto teso, in particolare a Montpellier. Qui, il 22 marzo alla facoltà di Legge, dove un’aula era occupata, c’è stata un’irruzione violenta di picchiatori fascisti, per sloggiare gli studenti, che hanno riconosciuto, sotto i volti coperti da passamontagna, anche dei professori di Legge: il rettore, dopo essere stato piazzato in stato di fermo, è stato costretto a dimettersi.  Un attacco di estrema destra ha anche avuto luogo a Tolbiac, contro un locale dell’Union des étudiants juifs de France.

FONTE: Anna Maria Merlo, IL MANIFESTO

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