Dopo l’incursione della «gendarmerie» a Bardonecchia, la Francia insiste senza scuse

La procura di Torino apre un’inchiesta. Il prefetto ringrazia i volontari dell’ong. Intanto il flusso di migranti che da Bardonecchia passa la frontiera si è interrotto. Arriva Matteo Salvini

Maurizio Pagliassotti • 3/4/2018 • Europa, Immigrati & Rifugiati • 987 Viste

BARDONECCHIA. Obbiettivo raggiunto: l’afflusso di migranti verso la Francia è stato momentaneamente stroncato dall’avventurosa incursione dei doganieri transalpini a Bardonecchia, nel presidio sanitario istituito da comune e prefettura, gestito dai volontari delle associazioni Rainbow4Africa e Recosol.

La gendarmeria non si è più spinta in Italia da sabato, giorno dell’ultima «restituzione» di un migrante, minorenne, diretto a Napoli e intercettato a Modane. Le polemiche politiche – che la Francia respinge al mittente: «Abbiamo solo applicato gli accordi» -, hanno creato un nuovo modello: chi viene bloccato dai militari d’oltralpe è consegnato come un pacco alla polizia italiana presente al confine.

IL VIA VAI CONTINUO di piccoli autobus con targa francese, carichi di migranti da scaricare su suolo italiano, si è quindi interrotto. Anche perché il clamore mediatico ha attirato a Bardonecchia politici, al momento minori, e giornalisti, allontanando invece chi cerca la via verso la Francia. Il flusso è passato da una media di dieci persone al giorno degli ultimi tre mesi, a zero.

Ieri mattina al presidio di Bardonecchia è giunto il prefetto di Torino Renato Saccone, che ha speso parole d’encomio per i volontari e la loro opera ricordando che «il progetto che coinvolge la saletta della stazione è un progetto istituzionale gestito dal Comune in cui lavorano molti volontari ma che rientra in un piano istituzionale e coordinato».

Albert Roland Djomeni, il volontario che da mesi opera a Bardonecchia sabato pomeriggio era visibilmente scosso dall’irruzione francese, ma ieri era al lavoro e ha ricevuto i complimenti del prefetto: «Ci ha assicurato che quanto avvenuto venerdì scorso non accadrà più. Era quanto volevamo sentire per continuare a operare con serenità in un contesto molto difficile e stressante. Il prefetto ci ha anche chiesto di rimuovere la cassaforte presente nell’ufficio». L’ultima versione proveniente dalla Francia relativa all’operazione di venerdì sera, fa leva proprio sulla vecchio relitto arrugginito di una cassaforte presente nel centro sanitario, cassaforte di cui i doganieri d’oltralpe rivendicano la proprietà e il diritto di raggiungerla a loro piacimento.

BARDONECCHIA, cittadina turistica ormai addobbata a festa per il prossimo giro d’Italia che vedrà qui terminare una tappa nel mese di maggio, sta rispondendo con trasporto alla disavventura pre pasquale. La popolazione sta portando generi di prima necessità superiori al bisogno attuale, segno che il piccolo rifugio vicino alla stazione è ormai integrato nel tessuto sociale.

Questo sebbene il flusso di migranti si sia prosciugato o spostato verso Claviere, dove la piccola chiesetta occupata continua nel suo presidio: nonostante le intemperanze dell’anziano parroco che mal tollera la presenza dei migranti nei locali sottostanti la navata centrale e rispedisce al mittente le pressioni Vaticano per mantenere aperto il rifugio.

MA ANCHE A CLAVIERE si fa sentire la pesantezza della stretta francese, dato che i migranti preferiscono rimanere mimetizzati a Torino per timore che la gendarmeria possa intervenire ovunque lungo la strada che conduce al confine. Anche perché i militari francesi hanno deciso, per la prima volta, di presidiare con ingenti forze le piste da sci che vengono utilizzate dai migranti per passare il confine. La frontiera che va da Ventimiglia a Bardonecchia è quindi diventata impermeabile.

È attesa per i prossimi giorni a Bardonecchia la visita di Matteo Salvini: probabilmente non per esprimere solidarietà verso gli «invasori» che tentano di passare, bensì per rispondere alla protervia dei cugini francesi.

La procura di Torino ha aperto un fascicolo a carico di ignoti, con ipotesi di reato per abuso in atti di ufficio, violenza privata e violazione di domicilio.

IL CLAMORE POLITICO, e mediatico, italiano non ha fatto indietreggiare i francesi. «Non c’è stata nessuna violazione della sovranità italiana, soltanto un stretta applicazione dell’accordo del 1990 che consente di effettuare da una parte e dell’altra delle frontiera dei controlli»: ha ribadito ieri il gabinetto del ministro francese dell’Azione e dei Conti pubblici, Gerald Darmanin, precisando che «non si ricordano finora incidenti del genere nell’esecuzione dell’accordo tra Francia e Italia e che proprio la logica dell’intesa vuole che tali, previsti, sconfinamenti possano avvenire senza la necessità di avvertire i doganieri dell’altro paese». «Il fatto che il locale si stato di recente messo a disposizione di una Ong, non cambia in nulla il fatto che resta a disposizione dei doganieri francesi».

FONTE: Maurizio Pagliassotti, IL MANIFESTO

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