Due operai edili muoiono in un cantiere a Crotone

La strage infinita. Le vittime sono un operaio italiano e uno rumeno, impegnati in un appalto pubblico: sono stati schiacciati da un muro in cemento. Sedi sindacali chiuse per lutto

Silvio Messinetti • 6/4/2018 • Salute & Sicurezza sul lavoro • 354 Viste

CROTONE. Morire di lavoro su una spiaggia a 20 metri dal mare. E in un cantiere pubblico. Accade a Crotone nella lunga e suggestiva strada che costeggiando l’arenile conduce al promontorio di Capo Colonna. Due morti e un ferito in condizioni disperate è il bilancio di una giornata di sangue nei cantieri stradali. A perdere la vita, Giuseppe Greco 41 anni, di Isola Capo Rizzuto, e Chiriac Dragos Petru, 35 anni, lavoratore edile rumeno, residente da anni nel litorale crotonese.

L’INCIDENTE È AVVENUTO ieri mattina poco dopo le 8. I tre operai, dipendenti della ditta Crotonscavi di Crotone, stavano sostituendo un muro di contenimento costruito con cemento a gravità. Il nuovo muro avrebbe dovuto consentire l’allargamento del lungomare su cui insistono molte attività turistiche. Un pezzo di strada che dovrebbe allungare il tratto già realizzato dal cimitero cittadino sino al lido Poseidon.

Sarà stato l’utilizzo dei mezzi meccanici per perforare l’arenile, la pulizia della testa dei piloni oppure le piogge torrenziali delle ultime settimane, questo lo stabiliranno gli inquirenti, ma un dato è certo: il muro si è sbriciolato proprio come un castello di sabbia costruito su una battigia. Tecnicamente, il muro avrebbe ceduto per «ribaltamento», uccidendo sul colpo i due operai mentre il ferito, che versa tra la vita e le morte, è stato ricoverato d’urgenza al S. Giovanni di Dio di Crotone, dove i sanitari hanno riscontrato un politrauma. L’uomo ha bisogno di due interventi contemporaneamente: ortopedico e urologico.

PER LA COSTRUZIONE DEL muro il comune di Crotone aveva bandito negli anni scorsi una gara di appalto per 800mila euro. Il tratto precedente, già realizzato, era costato 2,5 milioni attingendo dai fondi Pisu. Ma quei nuovi lavori non erano mai iniziati sino all’autunno scorso. A fine anno era stata realizzata la palificazione per il nuovo muro e solo da marzo era iniziata la pulizia della testa dei piloni per poter procedere al montaggio dell’armatura e alla realizzazione dei pilastri. I tre operai stavano lavorando alla eliminazione di alcuni vecchi manufatti sotto la strada per poter ampliare la carreggiata. Il cantiere aveva riaperto dopo la pausa pasquale. Ancora una settimana, e il nuovo nuovo muro di contenimento in cemento armato sarebbe stato ultimato.

Le sedi sindacali crotonesi da ieri sono chiuse in segno di protesta. Cgil, Cisl e Uil Calabria, unitamente a Fillea, Filca e Feneal, denunciano l’insostenibilità della situazione: «Ancora una volta morti sul lavoro e questa volta in un cantiere pubblico che dovrebbe esser maggiormente vigilato in quanto a sicurezza. Questa ecatombe sui luoghi di lavoro non può essere legata ad eventi fortuiti ma ha una sua origine rispetto alla mancata sicurezza, alla inosservanza delle più elementari norme sulla prevenzione e ai relativi controlli».

PER LUIGI VERALDI, segretario generale di Fillea Calabria «i lavoratori erano regolarmente assunti ma adesso ci aspettiamo tutte le verifiche del caso sulla messa in sicurezza del muro che li ha seppelliti vivi». Il presidente della Calabria, Mario Oliverio, ha definito l’accaduto una «emergenza nazionale», aggiungendo: «Ormai è uno stillicidio, dal Nord al Sud del nostro Paese, si muore sulle strade, nelle grandi fabbriche, nei piccoli opifici. Faccio mio l’appello del Presidente della Repubblica, tutto questo è intollerabile».

Dall’inizio dell’anno salgono così a 159 gli infortuni mortali sul lavoro, il 50% in più del 2017. Morti cosiddette «bianche», ma che di bianco non hanno nulla.

FONTE: Silvio Messinetti, IL MANIFESTO

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