Infortuni e morti sul lavoro, Poletti convoca un vertice

Infortuni e morti sul lavoro, Poletti convoca un vertice

Con i due operai edili morti ieri a Crotone sale a 159 il numero delle vittime sul lavoro a partire da inizio 2018: il calcolo è elaborato dall’Osservatorio indipendente di Bologna, con la precisazione che non sono inclusi gli incidenti in itinere (cioè nel percorso per il lavoro), in genere conteggiati nelle statistiche ufficiali. Un bilancio in salita rispetto allo scorso anno, che allarma: il ministro del Welfare Giuliano Poletti ha convocato per martedì 10 un incontro per «esaminare la situazione in tema di sicurezza», al quale parteciperanno l’Ispettorato nazionale del lavoro, l’Inail e l’Inps.

In vista della riunione, spiega una nota del ministero, Poletti «ha chiesto all’Ispettorato e all’Inail di predisporre, riguardo agli aspetti di loro competenza, un’informativa puntuale sui tragici episodi di incidenti mortali sul lavoro verificatisi in queste ultime settimane, che servirà da base per la discussione che verrà sviluppata nell’incontro».

A parte i singoli casi che accadono praticamente ogni giorno, il riflettore sul tema è tornato ad accendersi dopo gli innumerevoli incidenti multipli registrati nelle ultime settimane: il 20 marzo due vigili del fuoco perdono la vita a causa di un’esplosione in una palazzina a Catania; il 28 marzo due operai delle bonifiche uccisi dalla deflagrazione di un silo contenente acetato di etile al porto di Livorno; il giorno di Pasqua l’incidente che ha coinvolto due dipendenti della Ecb di Treviglio, produttrice di pet food, anche in questo caso travolti da una esplosione.

A chiedere più investimenti e maggiore attenzione sul tema è l’Anmil, l’associazione nazionale degli invalidi e mutilati sul lavoro: il presidente Franco Bettoni nota che «con la ripresa economica, sono tornati ad aumentare infortuni e morti sul lavoro e, secondo i dati Inail, il trend, che per quasi 10 anni ha registrato una lieve ma costante diminuzione, sembra essersi arrestato». Nel 2017, ricorda l’Anmil, in Italia le denunce di infortunio sul lavoro sono state 635.433 (-0,2% sul 2016) e 1.029 quelle relative ai casi mortali (+1% sul 2016). Il nuovo Parlamento e il nuovo governo dovrebbero puntare su precise priorità: «L’investimento di adeguate risorse per la diffusione e per il rispetto della prevenzione, il potenziamento dei controlli e dell’attività ispettiva, il rafforzamento della formazione dei lavoratori, cominciando dal mondo della scuola, come facciamo noi da oltre 20 anni».

L’Usb ha proclamato per oggi uno sciopero di due ore (le ultime di ogni turno) per il settore privato: «Chiediamo al nuovo Parlamento di fermare la strage e modificare le leggi liberticide che la consentono e di riconsegnare il diritto di sciopero a tutti i lavoratori e alle lavoratrici – dichiara il sindacato – Chiediamo al Parlamento di finanziare la prevenzione e i servizi ispettivi, stanziando adeguate risorse economiche e assumendo il personale necessario nei servizi di igiene e sicurezza del lavoro delle Asl e presso gli ispettorati».

«È una tragedia infinita. Non può continuare così, non passa giorno senza incidenti mortali sul lavoro – dice Carmelo Barbagallo, segretario generale della Uil – Serve una strategia nazionale per la prevenzione: sarà una delle priorità che chiederemo venga inserita nell’agenda del prossimo Governo».

Per Annamaria Furlan, segretaria generale Cisl, «la solidarietà non basta: la sicurezza sul lavoro deve diventare la priorità del paese». Secondo la Cgil «si conferma la preoccupante inversione di tendenza sul versante della sicurezza sul lavoro, che si registra ormai da alcuni mesi. Una vera e propria emergenza nazionale. Per questo è arrivato il momento che tutti, a partire dalle istituzioni, facciano la loro parte».

Il sindacato guidato da Susanna Camusso ricorda che «Cgil, Cisl e Uil hanno deciso di dedicare la manifestazione nazionale del Primo maggio, che si svolgerà quest’anno a Prato, al tema della salute e sicurezza sui luoghi di lavoro». Sperando in interventi a breve.

FONTE: Antonio Sciotto, IL MANIFESTO



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