Conflitto Usa-Cina, una guerra non solo commerciale e i rischi futuri

Conflitto Usa-Cina, una guerra non solo commerciale e i rischi futuri

Forse Trump, che non è noto per la profondità dei suoi studi storici, non conosce neanche Francis Cabot Lowell (1775-1817), il padre della rivoluzione economica statunitense. Lowell avviò a suo tempo nel paese una fiorente industria tessile rubando i segreti industriali e tecnologici alla Gran Bretagna. Fu quella la base da cui si sviluppò poi la grande economia moderna statunitense.

E possiamo dire che molti paesi hanno poi recitato lo stesso copione. Ad esempio, come altro si sarebbe potuta sviluppare l’industria italiana nel dopoguerra senza rubare qua e là un poco di tecnologie?

I politici e l’opinione pubblica statunitense pensavano all’inizio che un modello come quello cinese non potesse andare avanti a lungo. Così, per decenni, molti dei maggiori esperti occidentali hanno continuato a prevedere l’imminente crollo del sistema.

Successivamente, di fronte al mancato avverarsi delle profezie, si è passati a pensare che la Cina potesse prosperare solo nelle tecnologie tradizionali, essendo impossibile che un sistema autoritario e dirigista riuscisse a crescere oltre certi limiti tecnologici. O le certezze della fede!

Di fronte ora al rapido sviluppo delle tecnologie cinesi, che si deve anche all’acquisizione, spesso lecita, a volte illecita, di know-how altrui, gli Usa hanno cominciato a pensare che esso era dovuto interamente al furto delle tecnologie occidentali. Lo Stato non può essere efficiente nell’economia!

Ma, da un certo numero di anni la Cina non solo copia, ma si mostra più avanti degli Stati Uniti in diversi campi; così, in quello del commercio elettronico e in quello dei pagamenti elettronici il paese asiatico è molte miglia davanti agli Usa. I supermercati senza personale non li hanno inventati in America, come vuole far credere anche la nostra stampa, ma nel paese asiatico. Ora il paese sembra essere più avanti anche nel cruciale settore dell’innovazione nelle telecomunicazioni, con le tecnologie 5G e con quelle quantiche.

Certo, ancora oggi complessivamente il sistema high tech Usa è più forte e il paese concorrente presenta ancora diverse aree di debolezza, come nel campo degli aerei civili e in quello dei chip, ma l’aggancio complessivo con gli Stati Uniti sembra solo questione di pochi anni. Del resto, già oggi la Cina è il primo paese al mondo per il commercio estero e, misurando il pil con il criterio della parità dei poteri di acquisto, è anche da qualche tempo il primo paese come dimensioni dell’economia.

Quindi il conflitto che si intravede in questi giorni è solo apparentemente commerciale e, d’altro canto, è difficile trovare nella storia paesi egemoni che si siano arresi senza combattere di fronte all’arrivo dei barbari. C’è solo da sperare che tale guerra, che durerà certamente a lungo anche se Trump dovesse mollare, si svolga il più possibile in maniera pacifica; peraltro, l’arrivo ai posti di comando di personaggi come John Bolton al National Security Council e Mike Pompeo alla Segreteria di Stato può far pensare al momento anche ai peggiori esiti.

La prima guerra mondiale, come è noto è scoppiata anche se apparentemente nessuno dei paesi coinvolti la voleva.

In tale quadro, è forse inutile ricordare a Trump che il commercio non è un’attività a somma zero, ma un gioco in cui possono guadagnare tutti (o, almeno, in molti contemporaneamente), come ci ha insegnato già molto tempo fa Davide Ricardo. Né forse serve sottolineare che molti prodotti cinesi hanno incorporate lavorazioni cui partecipano molte imprese degli Stati Uniti; né che il paese sta riducendo fortemente la sua dipendenza dall’export e che apparentemente esso appare aperto ad un negoziato con molte concessioni. Né, tantomeno, che il supposto deficit statunitense di 375 miliardi di euro per il 2017 appare probabilmente sopravalutato di circa il 20%, né, infine, che la bilancia dei servizi tra i due paesi è invece favorevole agli Usa per circa 35 miliardi di dollari e che i cinesi investono molti dei proventi dell’export in titoli di Stato Usa.

In queste condizioni non sembra essere possibile arrivare, al massimo, nei prossimi mesi, che ad una tregua armata. Il conflitto era atteso da tempo ed esso sarà all’ultimo sangue, speriamo solo metaforicamente.

FONTE: Vincenzo Comito, IL MANIFESTO



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