La Commissione Ue: «Qualsiasi governo si faccia in Italia, i conti vanno rispettati»

Il vicepresidente Vladis Dombrovskis al forum Ambrosetti di Cernobbio: “Riteniamo fondamentale che l’Italia si attenga a target fiscali, riduzione di deficit e debito, per il paese è importantissimo”

Mario Pierro • 8/4/2018 • Europa, Lavoro, economia & finanza • 313 Viste

Nuova polemica sul bilancio con il Mef

Dopo averla riconosciuta a Renzi per finanziare la politica dei bonus a pioggia (80 euro, per i 18enni, per le imprese con il Jobs Act e molto altro), d’ora in poi la «flessibilità» sarà «limitata». Lo ha detto il vicepresidente della commissione Ue, il lettone Valdis Dombrovskis al Forum Ambrosetti di Cernobbio, secondo il quale l’Italia ha fatto molto uso negli scorsi anni della flessibilità di bilancio. Si potrebbe dire che il margine di manovra è limitato. è un chiaro avvertimento al Movimento 5 Stelle e alla Lega, impegnati nelle baruffe del post 4 marzo – con o senza il Pd – alla ricerca di una maggioranza per comporre un governo.

NIENTE SOLDI, dunque, per la «flat tax» e il (presunto) «reddito di cittadinanza». Si prosegue, ordinati e coperti, seguendo i parametri di Maastricht. Anzi, la priorità è il debito pubblico, il secondo più alto in Europa. Occorrono politiche di bilancio «prudenti», un eufemismo per dire che bisogna proseguire con le ricette paradossali dell’«austerità espansiva». «Se l’Unione Europea chiederà ancora sacrifici, precarietà e tagli, la risposta del governo Salvini sarà “no grazie”. Prima il benessere degli italiani, poi le regole europee» ha risposto il leghista Salvini, presupponendo che il prossimo esecutivo sarà guidato da lui in persona. Ipotesi, ad oggi, remota.

IERI BRUXELLES e il ministero dell’Economia sono tornati a litigare sui decimali. Ai conti italiani mancherebbe uno 0,3 per cento. Il nuovo governo, qualsiasi sarà, dovrà fare una manovra correttiva? E chi lo sa: a Bruxelles vedono un «buco» nelle finanze pubbliche che a Roma invece negano. Per Dombrovskis la correzione del saldo strutturale dello 0,3% nel 2018 resta «fondamentale» per ridurre il deficit e limare il debito pubblico. Risposta del Ministero dell’Economia: la correzione è già contenuta nella Nota di aggiornamento del Def pubblicata nello scorso settembre. Il problema è il calcolo della «crescita potenziale». A Bruxelles la calcolano diversamente da Roma.

SU ENTRAMBE le questioni si vedrà «a maggio» ha detto Dombrovskis. Ipotizzando che tra meno di un mese ci sarà un governo diverso da quello uscente Gentiloni. Sulla data in cui consegnare il nuovo Def molto si è speculato e l’incertezza è destinata a durare ancora. Il 30 aprile è la deadline normale ma la Commissione Ue accetta un ritardo dovuto alle difficoltà di trovare un governo. Si sa che quello uscente consegnerà un Def fondato su uno scenario di politiche immutate e sul programma nazionale di riforme già varato.

TOCCHERÀ a quello successivo consegnare un documento che deve rispettare – come già sottolineato dal presidente della Repubblica Mattarella nel corso del primo giro di consultazioni al Quirinale – le riforme strutturali, il deficit e il calo del debito. Se mai i vincitori senza maggioranza del 4 marzo troveranno un’intesa sulle loro agende, dovranno scontrarsi con queste condizioni. E non è detto che saranno forti a sufficienza per reggere uno scontro di dimensioni epiche.

A RIBADIRE lo spartito è stato ieri l’ex commissario alla Spending Review, Carlo Cottarelli, direttore dell’Osservatorio sui conti italiani dell’università Cattolica, auto-candidato a ministro senza avere ancora né una maggioranza né un governo. L’economista ha detto che sarebbe «onorato» di sedere nella poltrona di ministro delle Finanze, ma ha avvertito: «Se si vuole qualcuno che aumenti il deficit c’è tanta gente in giro, non io». È possibile che né la Lega, né i Cinque Stelle ne sentiranno la mancanza, ma è altrettanto possibile che Cottarelli si sia auto-candidato a un esecutivo «di salvezza nazionale» che potrebbe emergere dopo l’estenuazione delle opzioni in campo e come risposta a un «armageddon» evocato dai «mercati» o dalla Commissione Ue a causa del debito pubblico. In uno studio presentato al workshop Ambrosetti Cottarelli ha detto di temere uno «shock recessivo».

FONTE: Mario Pierro, IL MANIFESTO

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