Torna l’incubo terremoto tra Umbria e Marche, danni alle casette e venti sfollati

Scossa 4.6 tra l’Umbria e le Marche. Le casette provvisorie hanno mostrato tutti i propri limiti di costruzione: com’è possibile che cadano le mensole nelle strutture costruite, in teoria, con criteri antisismici

Mario Di Vito • 11/4/2018 • Ambiente, Territorio e Beni comuni • 290 Viste

MACERATA. Cinque e undici del mattino, è di nuovo l’ora dell’incubo sull’Appennino a cavallo tra l’Umbria e le Marche. Una scossa di magnitudo 4.6 ha buttato giù dal letto gli abitanti del cratere, costretti ancora una volta a fare i conti con la terra che trema, gli oggetti che cadono, la paura di non uscire più da una storia cominciata nell’agosto del 2016 e ancora senza finale.

A Muccia, in provincia di Macerata, vivono 900 persone, più della metà delle quali nelle Sae, le Soluzioni abitative d’emergenza. La botta ha fatto cadere un pezzo del campanile della chiesa di Santa Maria di Varano, costruita nel ’600. «È uno stillicidio – commenta il sindaco Mario Baroni -, è un continuo, tra le persone c’è grande paura e insicurezza».

A Pieve Torina, poco distante, i residenti sono 1.400, quasi tutti senza più una casa. E il conto degli sfollati qui sale ancora: altri venti. Per il sindaco Alessandro Gentilucci «la situazione è drammatica», per l’ennesima volta la protezione civile ha dovuto evacuare intere famiglie, che adesso entreranno nel tunnel della vita in albergo, poi nelle casette, poi chissà.
In paese è arrivato anche il capo della protezione civile Angelo Borrelli, che ha riunito una dozzina di sindaci dei vari paesini maceratesi, insieme al governatore delle Marche Luca Ceriscioli e alla commissaria alla ricostruzione Paola De Micheli, per fare l’ennesimo punto della situazione: più che i danni (poco ingenti), il focus è sulla paura, che sembra non finire mai.

L’unica notizia è un annuncio, ancora: «Lo stato di emergenza è stato prorogato fino al 30 agosto, e credo che appena ci sarà un nuovo governo, sarà possibile prorogarlo ancora», ha detto De Micheli.

Il fronte politico, momentaneamente sprovvisto di un governo con cui prendersela, si concentra su polemiche spicciole. Il sindaco di Amatrice e consigliere regionale del Lazio Sergio Pirozzi, ad esempio, se la prende con il presidente della Camera Roberto Fico e con la presidente del Senato Elisabetta Casellati: «Il loro silenzio è vergognoso», ha detto il tribuno amatriciano a Radio Cusano Campus.

Gli attivisti di Terre in Moto hanno salutato questa nuova scossa in modo caustico: «Improvvisamente tutti si ricordano del Centro Italia, qualunque cosa questo significhi». Perché il vero dramma è quando non succede niente, cioè ogni giorno tranne quelli in cui è il terremoto a ricordarsi dei terremotati.

In mezzo ci sono le sensazioni, che certo non aiutano a mantenere la calma. «Sembra queste scosse crescano di intensità invece che diminuire», racconta laconico il sindaco di Camerino Gianluca Pasqui. E in effetti è da alcuni giorni che sull’Appennino si sono fatti sentire terremoti di magnitudo superiori ai 3 gradi sulla scala Richter: la terra trema in continuazione, e ogni volta è come ricominciare da capo. E quando la botta è stata più grossa del solito, le casette provvisorie hanno mostrato tutti i propri limiti di costruzione: com’è possibile che cadano le mensole nelle strutture costruite, almeno in teoria, con criteri antisismici? La procura di Macerata indaga ormai da mesi sui cantieri del cratere, tra lavoro nero, sfruttamento e irregolarità nella costruzione per ora solo presunte. Almeno fino alla prossima scossa.

FONTE: Mario Di Vito, IL MANIFESTO

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