Tangenti nella sanità a Milano, arrestati primari di due ospedali

Milano. Mazzette dalle ditte in cambio dell’acquisto di protesi ortopediche. Gli indagati avrebbero anche eseguito operazioni inutili sui pazienti

Roberto Maggioni • 11/4/2018 • Carcere & Giustizia, Salute & Politiche sanitarie • 633 Viste

MILANO. Mentre Attilio Fontana presentava la nuova giunta lombarda, polizia e Guardia di finanza arrestavano sei manager della sanità regionale: quattro primari, un medico e un imprenditore. Mazzette e regali dalle ditte fornitrici in cambio di forniture di protesi ortopediche e poi operazioni inutili per guadagnare di più tramite la sanità privata. Un film già visto, la scia delle inchieste giudiziarie nella sanità lombarda è lunga. Il tema politico è quello dei controlli insufficienti e di un sistema che incentiva l’ospedalizzazione alla prevenzione e i rimborsi sui singoli interventi. Il nuovo governatore leghista promette una riforma del sistema dei controlli: la coincidenza con gli ultimi arresti non è stata delle più felici.

L’inchiesta ha portato agli arresti domiciliari Paola Navone, direttore sanitario dell’ospedale Pini, Giorgio Maria Calori, responsabile dell’unità operativa di Chirurgia ortopedica riparativa e Carmine Cucciniello, direttore dell’Unità di ortopedia correttiva. Ai domiciliari anche Lorenzo Drago, direttore laboratorio analisi e Carlo Luca Romanò responsabile di chirurgia ricostruttiva del Galeazzi. In carcere Tommaso Brenicci, titolare di una società di Monza specializzate nel settore sanitario. Le accuse sono di corruzione. I due ospedali coinvolti, il Galeazzi e il Gaetano Pini, sono i più importanti per il settore ortopedico. Il primo è privato convenzionato e fa parte del gruppo San Donato della famiglia Rotelli, il secondo è pubblico. L’indagine nasce da quella che un anno fa aveva portato agli arresti un altro primario del Pini, Norberto Confalonieri, soprannominato «spaccaossa» perché rompeva arti ai suoi pazienti per utilizzare protesi anche se non necessarie.

Le due inchieste sono molto simili: interventi non necessari, dirottati in regime privato, regali e mazzette per favorire le aziende più generose. Come Giorgio Maria Calori, accusato di aver indirizzato un paziente ad operarsi nella clinica dove operava privatamente per curare una grave infezione che non c’era. Lo dice in un’intercettazione un altro dei medici arrestati, Carmine Cucciniello. Il gip parla di «approccio interventista» di Calori descritto da Cucciniello come un «delinquente vero». Un approccio, dice Cucciniello intercettato, dettato «dal crescente bisogno di denaro e dalle contingenti difficoltà finanziarie in cui versava». Cucciniello raccontava di essere venuto a conoscenza direttamente dal paziente dell’episodio dell’infezione inventata. Un’altra degli arrestati, Paola Navone, era andata in televisione a Porta a Porta a parla re di anticorruzione. «Il Piano anticorruzione verrà attuato al Pini al più presto» aveva detto a marzo 2017 dopo l’arresto del primario Norberto Confalonieri. Navone in passato è stata anche responsabile del Noc, il Nucleo operativo di controllo della Asl di Milano e risulta essere fra i firmatari del Piano triennale per la prevenzione della corruzione e delle illegalità per gli anni 2016-2018 dell’ospedale Pini.

Agli atti dell’inchiesta è finito anche un esposto anonimo del febbraio 2017: «all’interno dell’azienda Pini-Cto vengono spartiti soldi pubblici in modo clientelare, che dovrebbero servire invece per il bene della popolazione (…) le ditte fornitrici sono sempre le stesse ed i regali per alcuni primari e la direttrice sanitaria sono sempre più costosi». Navone e Calori del Pini avrebbero cercato di fare pressione sull’assessore alla sanità Giulio Gallera per ottenere l’approvazione di un progetto a loro favorevole. I due avrebbero fatto pressione su Gustavo Cioppa, ex sottosegretario alla presidenza della Regione Lombardia durante la giunta guidata da Roberto Maroni. Cioppa è indagato per favoreggiamento e abuso d’ufficio.

«Presenteremo presto un progetto di legge per razionalizzare il sistema dei controlli sia all’interno che nelle società collegate alla nostra Regione», ha commentato Fontana. Per smarcarsi da Maroni Fontana potrebbe riformare l’Arac, l’Agenzia Regionale Anticorruzione varata dall’ex presidente lombardo. All’origine di tutto però resta la stortura dell’accreditamento dei privati che guadagnano più sugli interventi complessi rispetto a quelli di medicina generale.

FONTE: Roberto Maggioni, IL MANIFESTO

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