Il Tribunale di Torino respinge il ricorso dei rider Foodora: «Non sono lavoratori subordinati»

Gig economy. I legali dei sei ciclo-fattorini «sloggati» dopo le proteste del 2016 contro il sotto compenso annunciano l’appello

Maurizio Pagliassotti • 12/4/2018 • Lavoro, economia & finanza • 340 Viste

TORINO. Il gelo della sconfitta cala alle sei di sera, inaspettato. L’invisibile cuore dell’algoritmo, l’essere umano, ha perduto la sua battaglia contro il colosso delle consegne a domicilio Foodora: il Tribunale di Torino ieri ha respinto il ricorso di sei lavoratori che avevano intentato una causa civile, contestando il licenziamento avvenuto in seguito alle proteste che fecero emergere due anni fa le condizioni in cui operavano, e da domani ancor più opereranno, i fattorini italiani del cibo a domicilio.

DECINE DI LAVORATORI, anche con i capelli bianchi, ieri assiepavano l’aula del Tribunale dove tre giudici hanno deciso che i fattorini ciclisti sono lavoratori autonomi, imprenditori di se stessi se si vuole alleggerire ancora di più, non legati da alcun rapporto di lavoro subordinato con l’azienda. Sul banco degli imputati c’era l’intera impalcatura ordoliberista degli ultimi trenta anni, il cuore della gig economy: i giudici di Torino hanno mantenuto intatto l’intero assetto ideologico.

I FATTORINI SONO RIMASTI in silenzio dopo la lettura della sentenza, increduli di fronte alla legittimazione di un modello che riavvolge le lancette del tempo di molte decadi. Volti increduli di giovani, e non, sfruttati fino all’osso per tutti, ma non per la legge: nessuno si aspettava un sentenza così, soprattutto dopo il dibattimento della mattina.

L’AVVOCATO DEI LAVORATORI ex Foodora, Giulia Druetta, ha sottolineato il punto: «Forse per cambiare le cose deve scapparci il morto. Sicuramente faremo appello. Questi contratti tolgono dignità ai lavoratori. E’ come se tutte le battaglie combattute negli ultimi ottant’anni non contassero più nulla». Il collega Sergio Bonetto ha aggiunto: «Purtroppo oggi non è stata fatta giustizia, questo è il nostro Paese. Quello che colpisce di più è che un’azienda può mandare chiunque a lasciare pacchi senza alcuna tutela».

UN LAVORATORE PRECARIO da ieri è ancor più precario, magari felice di pedalare sotto la pioggia o la neve, compiaciuto di sentirsi incitare dal manager – che però non è un suo superiore gerarchico a questo punto – con tali parole: «molla il freno», «sei più lento di una femminuccia», «bell’attaccamento alla maglia».

ERA PERFINO PREVISTO un corteo in bici dopo la sentenza, un corteo di gioia: niente da fare, l’inaspettabile si è materializzato con la forma di una sentenza molto dura, così in serata lavoratori e avvocati si sono incontrati presso la «Camera del lavoro precario» di Torino per fare il punto della situazione e decidere come reagire. «I fattorini Foodora erano sottoposti a un continuo controllo – aveva sostenuto al mattino l’avvocato Giulia Duretta – ogni movimento era tracciato, come se avessero un braccialetto elettronico. Un vero e proprio rapporto di lavoro subordinato, nonostante fossero inquadrati come collaboratori autonomi. A Foodora non importava delle condizioni del lavoratore – continua Druetta – vi era una costante pressione psicologica sui rider, finalizzata al mantenimento del posto di lavoro». Ornella Girgenti, legale di Foodora, così argomentava: «Non c’era alcun rapporto di subordinazione i rider accedono alla piattaforma dei turni e decidono quando e in che misura dare la loro disponibilità. Non c’è scritto da nessuna parte che il rider debba offrire una disponibilità minima, di questa circostanza non c’è traccia da nessuna parte. Foodora decide chi far lavorare e quando far lavorare».

L’AVVOCATO ha osservato che «in caso di maltempo aumentavano gli ordini e più rider non si presentavano a lavorare, senza preoccuparsi di trovare un sostituto». Marta Fana, ricercatrice e autrice del saggio «Non è lavoro, è sfruttamento»: «Una pessima sentenza che conferma la posizione dei tribunali in Italia che contrastano il vento che soffia in tutta Europa dove le lotte dei fattorini vengono riconosciute. La lotta dei fattorini è un’avanguardia nazionale e internazionale, in un sistema dove noi siamo Davide contro Golia. Non dobbiamo demordere di fronte a una sentenza, la lotta deve rimanere nelle strade».

FONTE: Maurizio Pagliassotti, IL MANIFESTO

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