Braccialetti elettronici per gli spazzini di Livorno

La denuncia della Cgil: “E’ un nuovo caso Amazon”. Il sindaco Nogarin (Movimento 5 Stelle): “Parlare di modello Amazon è ridicolo e fuori luogo”

Roberto Ciccarelli • 14/4/2018 • Lavoro, economia & finanza • 292 Viste

Alcune aziende dell’indotto di Aamps, la società partecipata del Comune di Livorno specializzata nella raccolta dei rifiuti, hanno deciso di introdurre dei braccialetti elettronici per controllare il lavoro degli operatori ecologici per accertare che vengano svuotati dall’operatore incaricato. Il braccialetto è collegato con 2.500 nuovi cestini installati in citta.

È «una misura inaccettabile che lede la dignità dei lavoratori» sostengono la segretaria della Cgil Toscana, Dalida Angelini, e la segretaria della Funzione pubblica regionale, Alice D’Ercole.

Secondo la Cgil si tratterebbe di una soluzione «in stile Amazon». «È una iniziativa sbagliata, i lavoratori non sono macchine e non hanno bisogno di metodi così umilianti per svolgere bene quel lavoro che svolgono quotidianamente».

Il Comune di Livorno ha replicato che «non c’é nessun controllo dei dipendenti» perché il braccialetto, dotato di tecnologia Rfid, «è privo di Gps e non monitora gli spostamenti o la produttività dei lavoratori».
Il sindaco Filippo Nogarin sostiene che «parlare di modello Amazon è ridicolo e fuori luogo», e che «l’uso di sistemi di controllo a distanza dei lavoratori, sono contrari alla legge».

FONTE: Roberto Ciccarelli, IL MANIFESTO

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