A Sulmona manifestano in 10mila contro l’hub del gas

 190 associazioni ambientaliste e 60 sindaci contestano la centrale Snam lungo il percorso del metanodotto Brindisi-Minerbio

Serena Giannico • 22/4/2018 • Ambiente, Territorio e Beni comuni, Copertina, Movimenti • 149 Viste

La manifestazione. Forum H20:” Il territorio peligno non è in vendita, la battaglia contro il gasdotto andrà avanti con più forza ancora. Non siamo terra di conquista, né colonia”. Michele Fusco, vescovo di Sulmona: “Noi ascoltiamo la sofferenza e le difficoltà di questa gente, insieme con loro condividiamo questa protesta”

Sulmona. L’Abruzzo c’è, l’Italia pure. Dalla Lombardia alla Puglia: in 10mila rispondono alla chiamata di Sulmona (Aquila) che ribadisce contrarietà alla realizzazione del metanodotto e della centrale di compressione che il Governo vuole imporre su questo territorio, facendo leva sulla solita dicitura di «opera strategica, inderogabile e necessaria». «No Snam, no hub del gas»: è il grido che si leva dalla città di Ovidio, con un corteo che, partendo da viale Togliatti sale nel centro storico, attraversa la città, per concludersi in piazza Garibaldi, celebre per la rievocazione della Giostra cavalleresca e, a Pasqua, per la «Madonna che scappa». A cingere il serpentone, lungo oltre un chilometro, l’abbraccio della Majella, che domina. Il perché della protesta è presto spiegato, da una delegazione giunta dall’Umbria: «A j’Appennini nu je serve nu tubo» recita uno striscione. Il «tubo», come l’hanno ribattezzato, non lo vuole nessuno. La manifestazione è organizzata dal coordinamento «No hub del gas Abruzzo».

«Contestiamo che in ltalia, il Paese del sole, bellissimo per il patrimonio ambientale e naturale, a forte rischio sismico e idrogeologico, siano realizzate grandi opere, continua come queste, continuando sul binario morto dell’energia fossile – afferma Augusto De Sanctis, del coordinamento “No hub del gas – Siamo qui per difendere il territorio da interventi dannosi, costosi e inutili». «Dobbiamo puntare sulla cultura e sul turismo – dicono i giovani del collettivo AltreMenti di Sulmona, in prima linea nella battaglia -. Il nostro futuro va cercato in questo». Sfila con i suoi sacerdoti il vescovo della Diocesi di Sulmona-Valva, Michele Fusco, che ammonisce: «Ricordando le parole di Papa Francesco nella “Laudato sì”, rivolgo un invito urgente a rinnovare il dialogo sul modo in cui stiamo costruendo il futuro del pianeta. Abbiamo bisogno di un confronto che ci unisca, perché la sfida ambientale che viviamo, e le sue radici umane, ci riguardano e ci toccano tutti». E ancora: «Consapevoli delle potenzialità e della ricchezza che ci è stata affidata, pensiamo che il futuro della nostra valle e della sua popolazione sia da cercarsi in altri percorsi che non mortificano e non mettono a rischio l’equilibrio naturale e sociale. Ciò in sintonia con la Giornata mondiale della terra di domani, 22 aprile, momento in cui il mondo si unisce per promuovere la sostenibilità e la salvaguardia ambientale».

Numerose le fasce tricolori dei sindaci, circa 60, da altrettanti Comuni, grandi e piccoli. Dall’Aquila, con il gonfalone che svetta fiero, alle minuscole realtà abbarbicate ai monti. «Questa partecipazione – dice Anna Maria Casini, sindaco di Sulmona – ci rende orgogliosi e ci fa capire che non siamo soli in una lotta dura, ma resisteremo. L’attuale governo – ricorda – sta accelerando sulla questione: vuole avviare i lavori, anche se delegittimato dal voto del 4 marzo scorso. Pensa di far attraversare con un enorme cantiere i tre crateri sismici di L’Aquila, Amatrice e Norcia, mentre tutto attorno i cittadini vivono quotidianamente problemi immensi. Aspettiamo il nuovo governo, sperando in un ripensamento».

Il Comune, assieme alla Regione Abruzzo, ha presentato ricorso al Tar. «Siamo sempre stati contrari – ribadisce Mario Mazzocca, sottosegretario della Regione – e lo abbiamo spiegato in tutti i tavoli romani, nei ministeri e in ogni modo. Si tratta di opere che sfregiano e mettono in pericolo i nostri territori. Il consumo di gas in Italia ha avuto il picco nel 2005 e la rete esistente è sovra-dimensionata. Si tratta di progetti vetusti, pensati oltre vent’anni fa».

Ci sono oltre 190 associazioni e organizzazioni, locali e nazionali, a partire da Wwf, Legambiente, Italia Nostra, Marevivo, Federazione Pro Natura, Fai, Club Alpino Italiano – Tutela Ambiente Montano, Mountain Wilderness e Ambiente e/è Vita. Ci sono tamburelli e fisarmoniche, balli, cori e canti. Ci sono gli studenti dei licei di Sulmona e i rappresentanti delle aree protette, come l’Ente Parco nazionale della Majella.Ci sono le sigle sindacali: Cgil, Cisl e Uil e Cobas. Sono presenti tutti i partiti e diversi parlamentari, di centrodestra e centrosinistra e dei 5Stelle. «Stop a progetti calati dall’alto come centrale e gasdotto, basta con le fossili. Vogliamo il risanamento del territorio, da Bussi sul Tirino alla qualità dell’aria, la prevenzione sismica per ospedali e scuole, la valorizzazione turistica e la tutela della salute». Ci sono i No Tap, giunti dal Salento, i più chiassosi, che scaldano un pomeriggio in cui la colonnina del mercurio segna già 27 gradi.

Il gasdotto Sulmona-Foligno è uno dei 5 tronchi del gasdotto Rete Adriatica che dovrebbe percorrere l’intera dorsale appenninica nelle aree a maggior rischio per oltre 600 chilometri. A sua volta si lega indissolubilmente con il contestatissimo Tap in Salento. «Stoccaggi, pozzi di estrazione, gasdotti… Tanti i rischi connessi – rammenta Alessandro Lanci, del movimento Nuovo Senso Civico – da frane a esplosioni, da emissioni in atmosfera ai sismi indotti, alla perdita di biodiversità, dalla subsidenza all’impatto sulla salute. Invece sono tanti profitti per chi realizza e gestisce le opere per estrarre, stoccare e far transitare il gas verso il Nord Europa con la beffa che a pagarle siamo noi con le bollette».

FONTE: Serena Giannico, IL MANIFESTO

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