Trasporto pubblico locale, il Garante dimezza gli scioperi e fa infuriare i sindacati

 La tregua obbligatoria passa da 10 a 20 giorni. Cgil e Cisl: imposizione unilaterale, c’era già un’intesa tra le parti. Il presidente dell’authority Passarelli: «Micro sigle non potranno più mandare in tilt un’intera città

Antonio Sciotto • 26/4/2018 • Lavoro, economia & finanza • 290 Viste

Mossa a sorpresa del Garante degli scioperi: un giro di vite sui periodi di tregua tra un’astensione e l’altra nei trasporti pubblici locali ha provocato le proteste dei sindacati. L’intervallo di tempo minimo è passato da 10 giorni a 20, ha deciso la Commissione di garanzia con una delibera del 16 marzo che è stata pubblicata ieri. I confederali, in particolare Cgil e la Cisl, contestano che nonostante un accordo tra le parti fosse stato già trovato, l’authority ha forzato la mano e imposto regole più rigide.

IL PRESIDENTE DELLA Commissione, Giuseppe Santoro Passarelli, ha spiegato la sua decisione in un’intervista al Messaggero: «Gli scioperi ripetuti – evidenzia Passarelli – colpiscono in modo più pesante i cittadini meno abbienti che non possono permettersi il taxi e aumentano a dismisura le difficoltà delle nostre città». La precettazione è «uno strumento è eccezionale. Usandolo senza misura può essere annullato dal tribunale amministrativo». Con il nuovo regolamento, più efficacemente, «si asciugherà il fenomeno delle agitazioni che, legittimamente sia chiaro, quasi sempre vengono indette da sindacati con pochi iscritti».

Il regolamento appena emesso viene definito «provvisorio» dal Garante, ma di fatto resterà in vigore fino a quando non verrà raggiunto un eventuale nuovo accordo tra le parti: diverso rispetto a quello siglato tra associazioni datoriali e sindacati il 28 febbraio scorso, e che seguiva a 16 anni di mancata concordia sul tema. Un traguardo importante, che però è stato subito superato dalle regole imposte dal Garante con la delibera di metà marzo.

IL NUOVO REGOLAMENTO contiene novità anche sui diritti di informazione degli utenti: le aziende dovranno comunicare «unitamente all’indicazione dei sindacati che hanno proclamato lo sciopero e alle motivazioni poste a base della vertenza, i dati relativi alle percentuali di adesione registrati nel corso delle ultime astensioni proclamate dalle medesime sigle, allo scopo di fornire agli utenti un’informativa quanto più completa e puntuale in ordine agli eventuali possibili effetti ultrattivi che potrebbero derivare dallo sciopero». In parole più semplici: se X indice uno sciopero, e l’ultima volta ha fatto flop, è molto probabile che stamattina troverò il mio tram.

«Gli scioperi non vengono eliminati: se ne possono proclamare di meno – insiste il garante Passarelli – La norma riguarda solo il trasporto pubblico: autobus e metropolitane. In questo settore da anni si registrano troppi scioperi, spesso di venerdì o lunedì». «Scatterà un freno anche all’effetto annuncio: non posso dimenticare – conclude il Garante – che pochi mesi fa una grande città italiana è andata in tilt per uno sciopero dei trasporti pubblici indetto da un sindacato che aveva un solo iscritto».

VINCENZO COLLA, SEGRETARIO confederale della Cgil, e Alessandro Rocchi, segretario generale della Filt Cgil, si dicono «stupiti nel constatare che la Commissione di garanzia abbia scelto la strada dell’imposizione» e chiedono al nuovo Parlamento di «approvare una legge sulla Rappresentanza sindacale attingendo agli accordi interconfederali già siglati, e magari mediante preventiva sottoscrizione di un Avviso comune con le parti sociali».

Protesta anche la Fit Cisl, con il segretario generale Antonio Piras: «Il Garante – spiega – in base alle attribuzioni assegnategli dalla legge 146/90, avrebbe dovuto valutare l’idoneità dell’accordo raggiunto tra le parti, e, in caso di non idoneità, rimandarlo alle stesse parti per ridefinirlo nei termini della legge. Invece lo ha modificato unilateralmente». «Questa decisione – conclude – non dimezzerà gli scioperi ma inasprirà il conflitto».

FONTE: Antonio Sciotto, IL MANIFESTO

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