Facebook ha svelato le linee guida, luci e ombre nella gestione della privacy

Capitalismo di sorveglianza. In 27 pagine criteri usati per stabilire cosa è vietato postare e per sorvegliare i contenuti. E’ inoltre previsto l’«appello» per i post rimossi. Il garante italiano della privacy Antonello Soro chiede chiarimenti su «possibili violazioni dei dati»

Roberto Ciccarelli • 25/4/2018 • Libertà & Nuovi diritti, Scienze & Tecnologie • 266 Viste

Facebook ha svelato ieri le linee guida interne, ventisette pagine nelle quali ha esposto i criteri seguiti per decidere quali contenuti pubblicati dagli utenti violano i suoi standard e vanno dunque rimossi. La precedente versione delle regole forniva solo un quadro generale, ma i dettagli erano avvolti nella segretezza ed erano sconosciuti per la maggior parte dei 2,2 miliardi di utenti. Le regole riguardano i post che incitano all’odio e al terrorismo, i contenuti che sfruttano sessualmente o mettono in pericolo i bambini, gli annunci di servizi escort e le attività a luci rosse filmate, fino allo spam commerciale, fake news e violazione della proprietà intellettuale.

DOPO LA VIOLAZIONE di 87 milioni di profili americani nell’ambito di «Cambridge Analytica» (214.134 mila italiani potenzialmente coinvolti), la piattaforma di Mark Zuckerberg si impegna a limitare la diffusione di «spam commerciale» e impedire «pubblicità ingannevole, frodi e violazioni della sicurezza». La novità è che gli utenti a cui è stato rimosso un post potranno fare appello… a Facebook che predisporrà un tribunale che ricorda una versione contemporanea del panottico di Jeremy Bentham. Il giudice, in questo caso, sarà un essere umano che deciderà nell’arco di 24 ore. Tale possibilità, già esistente, è estesa a chi si vede eliminare una foto, un video o un testo. Nei prossimi mesi riguarderà altri tipi di violazione.

PER INDIVIDUARE i contenuti vietati, Facebook userà «una combinazione di intelligenza artificiale e segnalazioni delle persone – ha spiegato Monika Bickert, vicepresidente per la gestione delle politiche globali – Queste segnalazioni vengono riviste dal nostro team di Community Operations, che lavora 24 ore su 24 in oltre 40 lingue. Abbiamo 7.500 revisori di contenuti, il 40% in più rispetto all’anno scorso». Nelle sue audizione al Congresso e al Senato americano Zuckerberg ha preannunciato l’assunzione di 20 mila lavoratori digitali-controllori. Quanto alla privacy, Facebook sostiene di non rivelarel’identità degli utenti ai suoi clienti e che non vende i loro dati.

*** Facebookgate, Zuckerberg: «Ho sbagliato, ora saremo i poliziotti del sistema»

SONO MANOVRE che fanno rumore in vista del 25 maggio, quando entrerà in vigore il nuovo regolamento Europeo sulla protezione dei dati personali (Gdpr) anche per le piattaforme diventate porte di accesso per l’universo degli smartphone. Molte delle norme messe in chiaro da Facebook sono richieste dalla Commissione Ue: le condizioni del servizio, il divieto di cambiarle se non avvertendo almeno 15 giorni prima l’utente, l’obbligo di creare un sistema capace di dare conto delle contestazioni. Le piattaforme devono proporre una lista di mediatori indipendenti in caso di contenzioso. I 13-15enni avranno bisogno di un’autorizzazione del genitore per usare i social. In Italia il limite è di 16 anni. Il Gdpr è stato giudicato «molto positivo» da Zuckerberg. La commissaria Ue alla giustizia e privacy Vera Jourová si è detta soddisfatta per questa «pubblicità».

MA NON TUTTO è così pacifico. La Reuters ha rivelato lo spostamento di 1,5 miliardi di utenti fuori dalla giurisdizione europea. Facebook si è così messa al riparo da possibili sanzioni. Inoltre, per il Wall Street Journal le nuove regole del Gdpr rafforzeranno il duopolio Google e Facebook sul mercato della pubblicità online. Il Gdpr prevede il consenso esplicito all’utilizzo dei dati, pena multe per un massimo di 20 milioni di euro. La maggior parte delle aziende ha un accesso ai consumatori mediato dalle piattaforme. La regolazione rafforzerà il duopolio che nel 2018 incasserà il 49% della pubblicità digitale a livello globale.

IERI IL GARANTE della privacy italiana Antonello Soro ha incontrato a Roma una delegazione Facebook guidata da Yvonne Cunnane, responsabile europea per la privacy. L’azienda si è impegnata a chiarire quali società che fanno marketing politico hanno avuto accesso ai dati degli utenti. «Ci aspettiamo piena collaborazione – ha detto Soro – Nel caso in cui si riscontri una non adeguata tutela dei dati personali potremo imporre misure prescrittive e irrogare pesanti sanzioni» stabilite dal Gdpr europeo. Soro si coordinerà con le altre Autorità Ue nel «Social Media Working Group» all’interno del Gruppo «Articolo 29».

FONTE: Roberto Ciccarelli, IL MANIFESTO

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