Fiat-Fca, tanto premio premio, poco salario

La denuncia. Fiom protesta e per il 1 giugno lancia il «Workers day» in risposta all’«Investor day» annunciato da Sergio Marchionne. Dal 2010 le tute blu hanno perso in media il 50% del reddito, pari a circa 40 mila euro

redazione • 13/4/2018 • Lavoro, economia & finanza • 284 Viste

TORINO. Se Exor, primo azionista Fca, esulta per i risultati «super» del 2017, i lavoratori del gruppo non possono fare altrettanto. Dal 2010, oltre ad aver perso salario perché il «Contratto Fiat» prevede minimi più bassi rispetto a quelli del contratto nazionale, hanno perso singolarmente, lavorando in media il 50% in meno, almeno 40 mila euro (senza contare premi di produzione e tredicesime).
LO STIMA LA FIOM CHE ieri, a Torino, ha fatto il punto sulla situazione di Mirafiori, Grugliasco, Pomigliano e Nola: i nodi cruciali in cui l’azienda ha sperimentato il cambio di paradigma, dal 2011 – dopo i febbrili giorni del referendum – in poi. Si tratta dei siti dove stanno aumentando gli esuberi «temporanei», dove si soffre maggiormente il calo dei volumi produttivi e si rischia, tra non molto, di esaurire gli ammortizzatori sociali.

IL FUTURO DELLA PIÙ grande azienda italiana, con il baricentro ormai Oltreoceano, resta incerto. E fino al primo giugno rimarrà sfocato. Quel giorno ci sarà l’Investor Day, dove verrà presentato il piano industriale. Quel giorno la Fiom organizzerà il «Workers Day» per mantenere pari attenzione e dignità ai problemi delle tute blu. Lo ha annunciato Michele De Palma, segretario nazionale Fiom e responsabile Fca, insieme ai segretari di Torino e Napoli, Federico Bellono e Francesco Percuoco. «La distanza tra le promesse e i fatti è evidente: l’occupazione diminuisce ovunque e cresce il ricorso agli ammortizzatori, che nei primi tre mesi di quest’anno è stato evidente».

«QUASI 8 ANNI FA – HA sottolineato il segretario De Palma – furono promessi ai lavoratori, chiamati al voto sul contratto collettivo specifico di lavoro, la certezza della piena occupazione grazie agli investimenti e ai nuovi modelli, i «salari tedeschi» e una partecipazione alla vita aziendale e agli utili. Nessuno dei tre obiettivi è stato rispettato».

LA PIENA OCCUPAZIONE che inizialmente, secondo l’ad Sergio Marchionne, doveva essere raggiunta nel 2018 è tuttora un lontano miraggio e non verrà, per ora, raggiunta. Ma se anche prima o poi dovessero rientrare tutti i lavoratori sulle linee, grazie alla ripresa dei volumi e dei nuovi investimenti, bisogna annotare che, rispetto al 2013, si sono già persi (tra pensionamenti, dimissioni e trasferimenti) 1071 dipendenti a Torino e un migliaio a Pomigliano.

«L’EMERGENZA per i lavoratori di Mirafiori è dovuta al fatto – ha affermato Bellono – che il solo Levante non garantisce la piena occupazione e ad aggravare la situazione c’è la decisione aziendale di cessare la produzione della Mito entro l’anno, senza che ci sia a oggi un nuovo modello sostitutivo».

A TORINO LA PRODUZIONE 2018, ha rilevato Bellono, si è incamminata su livelli dimezzati rispetto a quelli del 2017 (2500 vetture a Grugliasco rispetto alle 21mila di tutto lo scorso anno, e 5000 a Mirafiori rispetto a 41mila), le nuove motorizzazioni del suv Levante potrebbero, però, dare una boccata d’ossigeno.

A POMIGLIANO, HA spiegato Percuoco, una sola linea di produzione, quella della Panda destinata ad essere spostata in Polonia, non è riuscita a garantire la piena occupazione, malgrado l’aumento dei volumi e la saturazione delle linee arrivate a 450 auto per turno rispetto a una taratura di 370. In difficoltà anche il polo logistico di Nola con 155 esuberi su 280 addetti.

LUNEDÌ, LA FIOM incontrerà l’azienda in un tavolo separato rispetto alle altre organizzazioni, nonostante ne abbia richiesto uno unitario. Che non sia stato ottenuto lo ritiene un danno.

Come dannosa per i metalmeccanici Cgil è «la scelta dei sindacati firmatari di dividere i lavoratori su un obiettivo che dovrebbe essere comune, ovvero la piena occupazione».

LA FIOM RIBADISCE l’urgenza di avviare «i nuovi investimenti aggredendo le fasce di mercato del futuro ovvero le auto ibride, elettriche e a guida autonoma». E ricorda che già in questo campo la Magneti Marelli di Bari sta lavorando per il mercato Usa. «Sarebbe ora – ha aggiunto De Palma – che quei motori prodotti in Italia restino in Italia».

DE PALMA, GUARDANDO all’Investor Day della Fca, ha concluso: «Ci interessa avviare una discussione a partire dal 2 giugno sull’impatto dei modelli che verranno annunciati e su tempi, lavoratori e stabilimenti».

FONTE: IL MANIFESTO

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