Briançon, migrante trovata morta sulla «rotta alpina»

Monginevro. Nessuno ha risposto all’appello della gendarmeria per il riconoscimento del corpo ritrovato in un fiume

Maurizio Pagliassotti • 13/5/2018 • Diritti umani & Discriminazioni, Immigrati & Rifugiati • 520 Viste

Potrebbe essere la prima migrante deceduta mentre tentava di passare il confine tra Italia e Francia. Mercoledì mattina a Saint Martin de Queyrières, poco oltre la cittadina francese di Briançon, il corpo di una giovane donna è stato trovato in una piccola diga lungo il torrente Durance.

Un’inchiesta è stata aperta dalla gendarmeria di Alrgentiére la Besée, che ha lanciato un appello al fine di capire chi sia la ragazza trovata nel fiume. Questo il testo: «Dopo la scoperta di un corpo senza vita il 9 maggio presso la briglia di Saint Martin de Queyrières, in assenza di segnalazioni di scomparsa, la gendarmeria lancia un appello ai testimoni in grado di far luce sulla vicenda. Si tratta di una giovane donna di pelle nera, alta un metro e sessanta, capelli lunghi scuri con treccine. La vittima aveva un anello in argento e una collana di pelle con una pietra blu. La donna ritrovata presenta due cicatrici sulla schiena, probabilmente causate da operazioni chirurgiche». All’appello non ha risposto nessuno.

Il procuratore della Repubblica di Gap, Raphaël Balland, giovedì scorso ha dichiarato che non c’è possibilità di identificare la giovane deceduta «dato che la donna non aveva alcun documento con sé». Ha aggiunto inoltre che nei giorni antecedenti il ritrovamento del corpo non era stata segnalata alla gendarmeria alcun allontanamento. Il procuratore ha precisato che «è abbastanza sicuro che il corpo non fosse da lungo tempo fermo allo sbarramento, dato che il luogo dove è stato ritrovato è molto frequentato». Lunedì mattina a Gap verrà effettuata l’autopsia e gli esiti daranno conferma, o meno, che si tratti di una migrante. L’inchiesta aperta dalla gendarmeria francese ha già escluso ogni motivazione criminale quale causa del decesso.

La notizia si è sparsa molto più velocemente in Italia, lungo la via che i migranti seguono per passare in Francia. Del ritrovamento del corpo di una probabile migrante si parlava già venerdì in val Susa nei gruppi di volontari che operano tra Claviere, Montgenevre, Briançon e Nevache. Secondo alcuni testimoni martedì notte un gruppo sarebbe arrivato a Claviere e avrebbe proseguito immediatamente verso il confine francese lungo l’usuale via che passa sulla pista di sci di fondo, a valle delle statale dove si trova il posto di blocco della gendarmeria. Il gruppo, secondo le testimonianze, sarebbe incappato in un ostacolo imprevisto poco prima dell’arrivo a Briançon,  dove si sarebbe diviso. In questo punto la confluenza di due torrenti produce un corso d’acqua che, a causa dello scioglimento della copiosa neve caduta durante il passato inverno, risulta particolarmente impetuoso. Secondo la ricostruzione è in questo luogo pianeggiante che la donna sarebbe caduta nell’acqua gelida, probabilmente in un tentativo di fuga. Il corpo avrebbe quindi attraversato l’intero paese di Briançon, giungendo, ormai senza vita, allo sbarramento dove è stata ritrovata mercoledì mattina. Del gruppo partito martedì sera dall’Italia mancherebbe all’appello una donna.

Questa è la ricostruzione fatta dai volontari italo-francesi che operano lungo il confine, principale luogo di transito dei migranti. La presenza dei giovani di «Generazione identitaria» pare essersi diradata nell’ ultima settimana, data la presenza a Briançon – punto di arrivo dopo la lunga traversata a piedi – di numerosi soggetti ben organizzati che hanno fatto capire ai giovani patrioti con la giacchetta azzurra, con modi decisi, di non essere graditi e nemmeno tollerati. I pattugliamenti notturni – la scorsa settimana «Generazione Identitaria» rivendicava le loro prodezze pubblicamente con video e foto – non hanno più cadenza quotidiana. In questi giorni il fronte che dà la possibilità di passare in Francia è diventato molto più vasto: lo scioglimento delle nevi in quota sta aprendo nuovi sentieri, molto più lunghi da percorrere, ma decisamente più nascosti.

FONTE: Maurizio Pagliassotti, IL MANIFESTO

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