Governo incerto, spread in calo, bene i Btp. Ma resta «l’allarme Italia»

Finanza. Immessi 5,2 miliardi di euro in titoli di Stato nella pancia delle banche italiane, lo spread si riduce di 150 punti base

Bruno Perini • 31/5/2018 • Lavoro, economia & finanza, Politica & Istituzioni • 335 Viste

La bomba a orologeria dello spread è ancora innestata, senza esplodere per il momento, o come quando, lunedì sera, il premier incaricato Carlo Cottarelli non si è presentato al Quirinale, come ci si attendeva, per presentare la lista dei ministri del governo del presidente. Ma se oggi il presidente del Consiglio, dopo una giornata di ordinaria follia fatta di rinvii e annunci di un fantomatico governo politico, dovesse fallire nella sua difficile missione si aprirebbe un’altra stagione di massima incertezza, si voterebbe in estate e secondo molti soloni della comunità finanziaria gli argini dello spread verrebbero travolti e si arriverebbe rapidamente ben oltre il picco dei 320 punti toccato lunedì scorso.

La paura che serpeggia tra i grandi operatori finanziari e industriali è che l’eventuale campagna elettorale estiva si trasformi in un referendum pro o contro la permanenza dell’Italia nell’euro, pro o contro l’Europa con conseguenze devastanti sullo spread, sui conti pubblici e sull’economia reale.

Si dice spesso che la Borsa è o almeno dovrebbe essere il termometro dell’economia. All’università te la insegnano così. Ma ieri lo spread, ovvero il differenziale tra i titoli tedeschi e quelli italiani, è stato, come un cronometro ad alta precisione, un termometro della politica più che dell’economia. Quando pareva che un governo politico si formasse lo spread calava. Non appena Matteo Salvini si irrigidiva sul nome di Paolo Savona o Luigi di Maio chiedeva il ritorno immediato al voto lo spread ricominciava a salire. Il differenziale tra i titoli italiani e tedeschi a 10 anni ieri ha chiuso a 275 punti, in netto recupero rispetto alla vigilia, ma nel pomeriggio ha invertito la rotta tornando ad allargarsi rispetto al recupero messo a segno a metà giornata. Gli investitori continuano a vendere i titoli italiani con la conseguenza che i rendimenti dei decennali tornano sopra il 3% al 3,1 (3,18% in apertura) dopo essere scesi al 2,95%. Tassi al 3% anche nell’asta dei decennali.

La Borsa pur nelle montagne russe ha chiuso invece in positivo. Dopo alcune incertezze il Ftse Mib ha chiuso con un deciso rialzo (+2%). A recuperare di più i bancari, i più penalizzati nei giorni scorsi. A Piazza affari cominciano a circolare report preoccupanti sulle perdite di queste settimane causate dallo spread.

Il rialzo di 150 punti base dello spread registrato tra l’11 maggio e ieri l’altro ha causato riduzione di valore di 5,2 miliardi di euro nel valore di mercato dei titoli di Stato in pancia alle banche italiane. Lo afferma Equita Sim in uno studio su “impatto dello scenario politico sul settore bancario”. L’allargamento dei differenziali di rendimento erode 55 punti base al sistema in termini di requisiti patrimoniali e si traduce in una riduzione del 6% sulle valutazioni di Borsa. Secondo l’analista Giovanni Razzoli, i prezzi attuali delle azioni delle banche scontano il rischio di una stretta fiscale e l’effetto spread mentre non inglobano ancora il costo di un deterioramento del contesto macroeconomico legato all’incertezza politica. Qualora il tasso di default salisse attorno al 2%, a fronte dell’1,1% attuale, e il flusso di crediti deteriorati rimanesse stabile a circa 20 miliardi nel triennio 2018-2020, il valore di Borsa delle azioni si potrebbe ridurre di un altro 30 per cento.

Ieri la prima prova del fuoco nel collocamento dei titoli italiani. Il Tesoro ha emesso la settima tranche del Btp a 5 anni per 1,75 miliardi a fronte di una richiesta pari a 2,68 miliardi. Il rendimento è salito di 175 centesimi attestandosi al 2,32%, ai massimi da gennaio 2014. Collocata anche la nona tranche del Btp a 10 anni: a fronte di richieste per 2,7 miliardi l’importo emesso è stato pari a 1,82 miliardi (inferiore all’importo massimo pari a 2,25 miliardi) mentre il rendimento, in rialzo di 130 centesimi sull’asta del mese scorso, si è attestato al 3%, ai massimi da giugno 2014.

FONTE: Bruno Perini, IL MANIFESTO

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