La più lunga (e costosa: 2800 mld) guerra Usa contro il terrorismo

Dalle Torri Gemelle all’inizio del 2018 sono stati bruciati dagli USA 2.800 miliardi di dollari nella lotta contro il terrorismo

Gianluca Di Feo • 31/5/2018 • Guerre, Armi & Terrorismi, Studi, Rapporti & Statistiche • 388 Viste

Non solo è la guerra più lunga che gli Stati Uniti abbiano mai combattuto, ma potrebbe diventare anche la più costosa. Un nuovo studio ha calcolato le spese sostenute dal governo americano per la lotta contro il terrorismo, arrivando a un totale stratosferico: dalle Torri Gemelle all’inizio del 2018 sono stati bruciati 2.800 miliardi di dollari.

In questi anni, il 16 per cento del bilancio di Washington è stato destinato a contrastare l’aggressione del fondamentalismo islamico. Per avere un termine di paragone, tutta la spesa dello Stato italiano nel 2018 sarà di 800 miliardi di euro e il nostro colossale debito pubblico è di 2.300 miliardi. Ma pure il confronto con la storia statunitense è sorprendente: nel secondo conflitto mondiale, quando ci fu la sfida in Asia, in Africa e in Europa, l’impegno economico complessivo degli Usa arrivò a 4.100 miliardi di dollari — stima ai valori attuali — mentre per la Grande Guerra si è fermato a 334 miliardi.

Adesso per dare trasparenza alla voce più oscura di tutte, quella appunto dell’antiterrorismo divisa tra i budget di enti diversi, lo Stimson Center ha riunito un pool di esperti, inclusi due ex revisori dei conti del Pentagono, che hanno vagliato i meandri del bilancio americano. Il risultato del loro lavoro porta a una media di 186,6 miliardi l’anno, con un massimo di 280 miliardi nel 2008 per scendere a 175 nel 2017.
L’efficacia di questo investimento resta discutibile. Di sicuro, gli Usa sono riusciti a blindare i loro confini: dopo l’11 settembre 2001 non c’è più stato un attacco devastante contro il territorio nazionale. Su tutti gli altri fronti invece i successi restano limitati o effimeri. Certo, Al Qaeda appare ridimensionata e Osama Bin Laden è stato ucciso. Il suo vice al-Zawahiri, però, resta attivo e sta cercando di rilanciare il movimento in tre continenti.
L’Isis è stato spazzato via dall’Iraq e da gran parte della Siria. Ma il terrorismo fondamentalista continua a colpire e a radunare reclute ovunque: una cellula è stata da poco scoperta in Brasile. E in Afghanistan, dove lo scontro è cominciato, i talebani oggi vanno all’attacco in tutte le province.
La strategia americana resta sempre afflitta da un grande limite. All’incisività dell’azione militare non si accompagna un’opera di ricostruzione: non solo non sono riusciti a conquistare “il cuore e le menti” delle popolazioni, ma non hanno neppure portato stabilità. Dopo ogni intervento statunitense, la fragilità e la corruzione delle istituzioni, i due fattori che permettono al fondamentalismo in armi di prosperare, è addirittura aumentata, dall’Iraq alla Libia. Ricostruire uno stato è molto più difficile che bombardare. E i soldi da soli non bastano: lo dimostrano i quasi cento miliardi di dollari di aiuti concessi ai governi di Kabul senza riuscire a dare una speranza per il futuro dell’Afghanistan.

Fonte: Gianluca Di Feo, LA REPUBBLICA

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