Mister spending review a capo di un governo che avrà vita brevissima

Cottarelli ha passato 25 anni della sua vita professionale in uno dei centri di potere finanziario più importante del pianeta come il Fondo Monetario Internazionale

Bruno Perini • 29/5/2018 • Politica & Istituzioni • 370 Viste

Se pensava di passare alla storia semplicemente come uno dei tanti consiglieri del “Principe”, come Mister spending review, Carlo Cottarelli si dovrà ricredere. Lui che pure ha passato 25 anni della sua vita professionale in uno dei centri di potere finanziario più importante del pianeta come il Fondo Monetario Internazionale forse credeva di aver ormai dismesso le vesti di Mister forbice e forse non avrebbe mai immaginato a fine carriera di essere coinvolto in uno dei più ruvidi scontri politico-istituzionali della nostra storia e diventare nell’arco di un pomeriggio il candidato del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, chiamato dal Quirinale a guidare un governo del presidente, a fare da scudo contro il populismo, a tutelare l’ortodossia tedesca insediata a Berlino e a Bruxelles, a tranquillizzare i turbolenti mercati in un momento in cui M5S, Fratelli d’Italia e forse la Lega, dopo essere stati fermati dal Quirinale perché volevano al ministero dell’Economia l’euroscettico Paolo Savona, chiederanno l’impeachment del capo dello Stato per alto tradimento. Chi è l’uomo che porterà l’Italia alle elezioni anticipate a settembre dopo che quasi certamente sarà respinto con perdite dal Parlamento a maggioranza Lega-M5S?

Carlo Cottarelli, nato a Cremona nel 1954 ha una formazione economico e finanziaria molto solida. Sposato, padre di un maschio e una femmina, dopo essersi laureato in Scienze Economiche e Bancarie a Siena è entrato e ha conseguito un master in una delle più importanti scuole di finanza, la severissima London School of Economic. La sua ascesa al potere inizia nel 1981 nel Servizio Studi della Banca d’Italia ma il salto avviene nel 1988 dopo un’esperienza all’Eni: il trentaquattrenne di Cremona entra nel tempio del capitalismo mondiale, diventa il direttore degli Affari Fiscali del Fondo Monetario Internazionale. In quegli anni l’economista ricopre cariche importanti nell’Fmi come capo delle delegazioni per il Fondo di paesi come l’Ungheria, la Turchia, il Regno Unito e anche l’Italia.

Il primo contatto con il sistema politico italiano avviene nel 2013 quando Enrico Letta lo chiama a ricoprire l’incarico di Commissario Straordinario della Revisione della Spesa Pubblica. È in quell’occasione che Carlo Cottarelli entra in contatto diretto con i meandri piuttosto tortuosi del potere politico in Italia ma la famosa spending review di Cottarelli ha vita piuttosto breve. Quando al posto di Enrico Letta arriva Matteo Renzi, Carlo Cottarelli capisce che anche per ragioni elettorali la Spending Review la vuole gestire il nuovo presidente del consiglio in prima persona. Lo stesso Renzi, c’è chi dice per levarselo di torno, lo designa come Direttore Esecutivo nel Board del Fondo Monetario Internazionale. Un ritorno alle origini che però dura poco.

Subito dopo Cottarelli va in pensione dall’Fmi e nel 2017 diventa il Direttore dell’Osservatorio sui Conti Pubblici Italiani dell’Università Cattolica di Milano, mentre nel secondo semestre dell’anno accademico 2017-18 sarà Visiting Professor presso l’Università Bocconi di Milano. L’esperienza del governo Letta e la fama di grande esperto di tagli dei conti pubblici consentono a Carlo Cottarelli di essere corteggiato prima delle elezioni da alcuni partiti. Lo contattano Silvio Berlusconi e, si dice, Luigi Di Maio. Ma lui risponde a tutti che eventualmente se ne parla dopo le elezioni.

Nel frattempo mister Forbici analizza le proposte elettorali e il verdetto è chiaro: quelle del Centrodestra costerebbero 136 miliardi a fronte di coperture per 82 miliardi, quelle del Centrosinistra prevederebbero minori entrate per 38 miliardi mentre invece le mancate coperture del M5S sarebbero di 64 miliardi. Insomma con quel report Carlo Cottarelli si inimica i vincitori delle elezioni politiche del 4 marzo.

È probabile che quel Report firmato da Cottarelli sia stato letto anche dal presidente Mattarella, che già aveva insistito nel corso delle consultazioni sul tema delle coperture finanziarie. Dopo aver liquidato Giuseppe Conte e il candidato di Lega-M5S Paolo Savona il Quirinale, dopo neanche mezz’ora, ha convocato Carlo Cottarelli e gli ha messo tra le mani la patata bollente di un governo che avrà certamente vita brevissima

FONTE: Bruno Perini, IL MANIFESTO

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