Per i rider primo sciopero Cgil, flop del flash mob

Gig Economy. Al flash mob di Milano poche decine di lavoratori: «Per noi è solo la prima battaglia»

Massimo Franchi • 26/5/2018 • Lavoro, economia & finanza • 368 Viste

Il primo sciopero di un sindacato confederale nel mondo di confine dei rider. A Milano la Filt Cgil ha chiamato all’astensione dal lavoro le migliaia di fattorini- se ne stimano 3mila – che ogni giorno consegnano cibo a domicilio per le tante piattaforme della gig economy. La protesta è stata indetta dopo l’incidente ad un lavoratore di Just Eat che ha perso una gamba finendo sotto un tram.

NEL POMERIGGIO UN FLASH MOB è stato organizzato in piazza XXIV maggio. Alcune decine di rider – la maggior parte migranti – hanno partecipato sebbene non tutti fossero consapevoli della protesta mentre dall’altra parte della piazza altri ciclisti osservavano con sospetto. «Lo sciopero è andato bene», spiega il giovane segretario della Filt Cgil di Milano Luca Sanzione che ha tenuto un breve comizio spiegando le ragioni della mobilitazione. «Sappiamo che le consegne sono state rallentate, anche se le aziende non ci consentono di quantificare e questo è proprio uno dei punti della nostra rivendicazione. Non mi aspettavo la folla al presidio perché non ho convocato qui i rider. Oggi qua abbiamo fatto 20 tessere di iscrizione al nostro sindacato».

LA FILT STORICAMENTE rappresenta gli autisti fattorini e nell’ultimo contratto nazionale è riuscita ad inserire una norma per cercare di allargare la vigenza ai rider. Una sfida totalmente in salita. «Chiediamo che si apra immediatamente un tavolo di trattativa con le aziende e che il parlamento predisponga una legge che stabilisca le regole per chi lavora dentro e per le piattaforme web. Non ci possono essere ambasciate al cui interno i diritti non esistono. Il primo risultato dello sciopero è che ora i lavoratori rider esistono per tutti».

UNO SCIOPERO PROVOCAZIONE, volutamente di propaganda e mediatico dunque, come quello fatto in Ryanair – dove non c’era alcun iscritto – o in Amazon, e che si spera produca gli stessi risultati. La differenza è che anche l’ultima sentenza di Torino fa ancora considerare i rider come lavoratori autonomi e non dipendendenti. «Siamo all’inizio di un lungo percorso di mobilitazione: diritti, sicurezza, contratto per un lavoro dignitoso», twitta Susanna Camusso. «Rilanciamo la mobilitazione, distribuiremo cartoline per chiedere a tutta la città di dare solidarietà a questi lavoratori. Le adesioni dei cittadini verranno raccolte e consegnate al prefetto il 15 giugno sotto la prefettura, una piazza aperta a tutti perché puntiamo all’unità dei lavoratori e non siamo alternativi ad altre esperienze», annuncia Stanzione.

CHI DA TEMPO SI MOBILITA fra i rider a Milano è il sindacato sociale e autonomo Deliverance. «Tutti i tentativi di mobilitazione di un fronte dei lavoratori sono positivi, ma lo sciopero indetto dalla Cgil è solo uno spot, roba da marketing e per questo non abbiamo partecipato», spiega Angelo Avelli. «Noi l’alleanza la facciamo coi lavoratori e non possiamo essere d’accordo con chi dice di voler contrattare l’algoritmo mentre noi rivendichiamo il principio di lotta e conflitto. La Cgil non ci considera un sindacato e sbaglia perché noi siamo più rappresentativi: all’ultima assemblea del primo maggio eravamo un centinaio con rider che lavorano per tutte le app, da Glovo a Deliveroo, da Just Eat a UberEat. La differenza fondamentale tra le nostre richieste e le loro e che noi vogliamo trattare con le imprese e conquistare condizioni di lavoro migliori», chiude Avelli.

A Milano, come accaduto a Bologna, il consiglio comunale ha votato un odg per difendere i diritti dei rider e un tavolo di confronto è già stato avviato dall’assessore Cristina Tajani.

Anche il reggente del Pd Maurizio Martina si è accorto del problema e ieri sera ha assistito alle presentazione della ricerca «Deliveright» dei Giovani democratici all’Arci Bellezza: la richiesta dei rider è basta lavoro a cottimo. «Serve una nuova legislazione nazionale per aiutarli», ha commentato Martina.

FONTE: Massimo Franchi, IL MANIFESTO

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