Riders privi di diritti, domani la protesta a Milano, venerdì sciopero

Venerdì 25 la Filt Cgil ha proclamato uno sciopero dei lavoratori in bicicletta e motorino a Milano

Roberto Ciccarelli • 22/5/2018 • Lavoro, economia & finanza • 255 Viste

«Qualcuno ci deve ascoltare, basta fare finta di niente», è la reazione dei ciclo-fattorini di Deliverance Milano, il sindacato sociale dei fattorini di Milano, dopo lo sconvolgente incidente dove Francesco Iennaco, un corriere in motorino di Just Eat Italia, ha perso una gamba. Nella sua ricostruzione dell’incidente il rider ventottenne ha escluso di avere fatto sorpassi azzardati. Giovedì 17 maggio è caduto a causa dell’asfalto sconnesso ed è stato travolto da un tram che arrivava dalla direzione opposta. Il motorino gli ha fatto da scudo ma non è stato sufficiente.

DOMANI I RIDER hanno chiamato a raccolta i colleghi per una manifestazione a Palazzo Marino, dalle 18. La tutela della sicurezza fisica di questi lavoratori rientra nell’agenda delle richieste che questo sindacato autonomo ha avanzato da un anno e mezzo. «Nell’indifferenza generale di istituzioni e imprese» precisano i lavoratori. I ciclofattorini avanzano altre richieste sostanziali: abolizione del cottimo e del sistema di valutazione e classificazione che governa le loro corse; una copertura assicurative per danni a terzi e infortunio; un monte ore garantito e una paga minima oraria; un sistema di assegnazione dei turni «non escludente» e un «contratto nazionale».

L’INCIDENTE ha prodotto un sussulto in una città dove si stimano lavorino tremila rider. Venerdì 25 la Filt Cgil ha proclamato uno sciopero dei lavoratori in bicicletta e motorino a Milano. Il sindacato invita tutti i lavoratori alla mobilitazione per chiede la convocazione di un tavolo su una «migliore contrattualizzazione». Le questioni sono molte: si va da una retribuzione «corretta» alle tutele per l’incolumità di chi opera in strada, fino alla tutela sanitaria e professionale. L’invito della Filt-Cgil è di avviare una contrattazione «con le organizzazioni firmatarie del contratto nazionale del trasporto delle merci e della logistica». Per il sindacato è questo il quadro normativo in cui dovrebbero rientrare anche i rider. Al momento, invece, la situazione è molto diversa. Secondo Luca Stanzione, segretario generale della Filt Cgil Milano, il novanta per cento dei rider milanesi lavora con la ritenuta d’acconto e non godono nemmeno delle coperture assicurative minime e di una formazione sulla sicurezza. Sono, a tutti gli effetti, lavoratori subordinati: rispondono cioè a turni, rispettano tempi, sono organizzati attraverso un algoritmo. Ma nei fatti sono trattati da lavoratori ultra-occasionali. In fondo è questa la ritenuta d’acconto. Sarebbe «autonomo» il lavoro fatto con la partita Iva ma, stando ai dati diffusi dal sindacato, non è questo il caso.

IL SEGRETARIO reggente Pd, Maurizio Martina, parteciperà venerdì alla manifestazione. La partecipazione è stata annunciata ieri da Facebook. Dopo la prova non smagliante dell’assemblea del Pd, e nel giorno delle consultazioni, probabilmente, finali Di Maio e Salvini al Quirinale per dare il via al faticoso governo «gialloverde», Martina ha scelto di andare a «guardare da vvicino lo sciopero dei rider, sprovvisti di qualsiasi forma di tutela e di diritti». Sarà l’ultima tappa di un tour nazionale che da Napoli a Amatrice, proverà a riavvicinare un esponente del Pd a una società lontana anni luce.

DA DUE ANNI, e dalla sentenza del tribunale di Torino che a aprile ha negato lo status di lavoratori subordinati a sei ciclo-fattorini di Foodora, i rider sono diventati il simbolo del lavoro digitale e l’oggetto di una molteplicità di proposte di natura sindacale o di nuova contrattazione metropolitana: la carta dei diritti del lavoro digitale nel comune di Bologna, proposta anche dalla locale autorganizzazione «Bologna Union Riders. Il cuore del problema resta l’assenza di una normativa a livello nazionale sul settore. Ciò sta spingendo le regioni (il Lazio della giunta Zingaretti, ad esempio) a iniziative legislative in ordine sparso. Al fondo resta un problema: le piattaforme digitali dovrebbero partecipare alla nuova contrattazione multilivello. Non è scontato che lo facciano.

FONTE: Roberto Ciccarelli, IL MANIFESTO

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