Roma, Casa delle donne, la chiusura imposta dalla giunta 5 Stelle «è inaccettabile»

Roma, Casa delle donne, la chiusura imposta dalla giunta 5 Stelle «è inaccettabile»

Dopo la votazione di giovedì della mozione Guerrini (m5s) durante il consiglio comunale che sdogana con disinvolta e apodittica sciatteria la chiusura della Casa internazionale delle donne di Roma, diverse sono state le reazioni, sia da parte dei movimenti che delle istituzioni. C’era da aspettarsele, vista l’entità del danno che un provvedimento di sfratto creerebbe non solo alla città ma a un percorso inaggirabile e non quantificabile di esperienze. Non sono solo culturali le iniziative che in questi decenni si sono succedute nel comparto del Buon Pastore, ristrutturato e tenuto in piedi economicamente proprio da quelle donne che paradossalmente ora vengono tacciate di morosità quando dovrebbero essere non solo sostenute ma ringraziate. Servizi sociali, sanitari, di consulenza, didattici, sportello antiviolenza, archivio, biblioteca e molto altro offerti con generosità alla intera comunità cittadina ma anche a chi, da ogni latitudine, sa di poter contare su un punto di riferimento che il mondo ci invidia. Con pazienza, sono tutti dati presenti nella memoria presentata dal direttivo, documentazione espressamente richiesta dal famoso tavolo tecnico, che verrà riaperto a quanto pare lunedì anche se sotto i peggiori auspici e dopo mesi di unilaterale interruzione.

Dopo il primo incontro aperto di ieri e le mobilitazioni in preparazione in diverse sedi, le assemblee stabilite dal direttivo della Casa proseguiranno domani alle 15 e lunedì alle 18, quest’ultima davanti all’assessorato Roma Semplice (via del Tempio di Giove 3). Per lunedì mattina è stata invece convocata una conferenza stampa in Senato. Segni di netta vicinanza oltrepassano in queste ore i confini nazionali e arrivano da Varsavia con Strajk Kobiet, fino a coinvolgere le migliaia di attiviste presenti in Italia: da NonUnaDiMeno che parla di «inspiegabile vendetta» alle altre varie realtà – da nord a sud isole comprese. Altrettanto Di.Re, rete dei centri antiviolenza e le altre Case delle Donne si sono mostrate da subito solidali. Anche le segreterie di Cgil Cisl e Uil, presenti al presidio di giovedì in Campidoglio, si sono rese disponibili al sostegno, ritenendo importante «aprire con urgenza una vertenza complessiva sugli spazi del Comune di Roma».

Di «ferita per tutta la città», scrivono in una nota congiunta le consigliere regionali Marta Bonafoni e Marta Leonori. Non prive di disappunto sono state anche le reazioni di Eleonora Mattia, presidente della Commissione pari opportunità, di Giulia Tempesta, Giulio Pelonzi e altri rappresentanti delle istituzioni capitoline. È infatti dissennata per molte e molti la decisione di togliere il Buon Pastore alla Casa delle donne per farci un non ben precisato centro di coordinamento con servizi da affidare a terzi tramite bando, perché tradotto vuol dire: prima vi sbattiamo fuori senza entrare nel merito politico, lo decidiamo noi e tanto vi deve bastare. Dei bandi, se e come ci saranno e come saranno organizzati, ce ne occuperemo dopo avervi cacciate.
Peccato che dalla Casa nessuna se ne voglia andare e che «il riallineamento alle moderne esigenze» è una proposta che è stata già fermamente rimandata al mittente.

FONTE: Alessandra Pigliaru, IL MANIFESTO



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Proprio di fronte al palco su cui sfilavano i campioni dell’onda nera, era srotolato un lungo striscione con su scritto «Restiamo umani». Sullo stesso balcone uno Zorro in perfetto costume disegnava nell’aria a colpi di fioretto. Era la sintesi dell’alternativa che c’è, e cresce nel Paese: umanità e ironia.

ATTENTI AI GIOVANI

Non so quanta responsabilità  abbia Mario Draghi nella famosa lettera della Bce da lui firmata (sul manifesto di ieri si è fatta una spiritosa battuta sul dottor Jekyll e Mister Hyde), ma certo il suo discorso a Sarteano mi è parso estremamente utile e tempestivo. L’Italia – ha detto – per uscire da stagnazione e crisi deve puntare sui giovani. Questi giovani italiani che registrano il massimo di disoccupazione in Europa, che sono marginalizzati dall’attuale dibattito politico.

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