A Pozzallo stanno provando a cambiare il mondo

L’orrore del razzismo che trionfa ai piani alti e ai piani bassi della società ha bisogno di reprimere e nascondere chi crea percorsi diversi

Alex Zanotelli • 20/6/2018 • Buone pratiche e Buone notizie, Immigrati & Rifugiati • 181 Viste

L’orrore del razzismo che trionfa ai piani alti e ai piani bassi della società ha bisogno di reprimere e nascondere chi crea percorsi diversi. Tuttavia non bastano neanche il peggior ministro degli interni degli ultimi settant’anni e il circo mediatico che rimpiange il signor Minniti per far scomparire in un attimo il coraggio di osare di Riace, l’impensabile centro di accoglienza gestito da migranti di Baobab a Roma, l’intelligenza di tessere mondi diversi partendo dalla vita di ogni giorno delle scuole di italiano per migranti sparse ovunque, la capacità di mettere insieme esperienze e proposte della Rete dei Comuni Solidali e del Forum per Cambiare le cose, la paziente creazione di una cittadinanza differente di insegnanti e maestre. Ma anche esperienze meno note come ad esempio quella della comunità di Pozzallo (Ragusa): 19.000 abitanti che dal 2016 hanno accolto almeno 20.000 migranti, inclusi quelli della Diciotti in queste ore. Tutti a modo loro, non per forza insieme, per dirla con Jorge Luis Borges, stanno salvando il mondo

Pozzallo. Foto e articolo tratte da Nigrizia.it

Lo scorso marzo, ho ricevuto una telefonata da Pozzallo. Era don Michele, parroco di Santa Maria di Portosalvo. Mi invitava nel comune in provincia di Ragusa perché la parrocchia aveva deciso di assegnare a me La palma della pace – Giorgio La Pira. Ho messo subito le mani avanti, ricordandogli che da tempo ho fatto la scelta di non accettare premi di sorta, ma don Michele ha insistito che andassi anche per sostenere ciò che la comunità sta facendo in termini di accoglienza dei migranti.

Don Michele e il suo vice don Paolo non hanno voluto sentir ragioni e così sono andato il 25 marzo, domenica delle Palme. Ancorata in porto, la nave Open Arms della ong spagnola ProActiva, approdata il 12 marzo e posta sotto sequestro dalla procura di Catania per favoreggiamento dell’immigrazione.

Nel suo ultimo intervento, Open Arms ha salvato più di duecento migranti tra cui un ragazzo eritreo di ventidue anni, malnutrito da mesi e affetto da tubercolosi. Pesava trentacinque chili ed è morto il giorno dopo lo sbarco. Roberto Ammatuna, sindaco di Pozzallo e primario del pronto soccorso dell’ospedale Maggiore di Modica, ha detto:

«Quando l’ho visto, mi sono venute in mente le immagini delle persone scheletrite trovate nel campo di concentramento di Auschwitz nel 1945».

Durante l’incontro, i due preti impegnati sul versante migranti mi hanno raccontato le vicende della comunità. Ho sentito nelle loro parole una passione che mi ha molto colpito. Dal 2016, il paese ha accolto almeno ventimila migranti. Don Michele ha ospitato per mesi oltre quattrocento minori.

La sera, nella chiesa di Santa Maria di Portosalvo, c’è stata la solenne celebrazione delle Palme, presieduta dal vescovo di Noto, monsignor Antonio Staglianò. Il vescovo mi ha invitato a tenere l’omelia; mi sono riferito alle splendide parole che i vangeli dedicano alla Passione per spiegare la mia passione per i poveri.

Dopo la messa, in un breve intervento, ho portato la solidarietà alla comunità cristiana, ai sacerdoti e a tutti coloro che stanno facendo giorno dopo giorno un lavoro straordinario. Ho ribadito la mia indignazione per quanto accaduto ai volontari della nave Open Arms: è sconcertante e assurdo che chi salva vite umane finisca sotto inchiesta.

Ho ringraziato la gente e il sindaco. E ho augurato a Pozzallo di continuare a essere città di accoglienza. La capacità di essere aperti è fondamentale. In questo momento storico chi fa accoglienza è discriminato in Italia e in Europa. Europa che deve cambiare se non vuole naufragare come patria dei diritti.

Quella che arriva dai cittadini di Pozzallo è davvero una richiesta di solidarietà e di attenzione. Perché si sentono un po’ messi da parte e perché la situazione non è facile: hanno addosso forti pressioni e hanno bisogno di sentirsi sostenuti e incoraggiati.

Certo, siamo di fronte a una comunità solida. Basti pensare che è partita una staffetta di digiuno per contestare la decisione della procura di sequestrare la nave. E poi, in queste settimane, cinquanta persone della diocesi di Noto andranno a Butembo nella regione del Nord Kivu (Repubblica democratica del Congo) per portare solidarietà a chi vive in una situazione di conflitto.

Sì, quello di Pozzallo è stato un incontro che mi ha fatto bene.

da: Comune-info

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