Aquarius, l’Europa gioca a scaricabarile, mentre la destra affila le armi

La debolezza delle politiche comuni sui migranti apre alle «soluzioni» sovraniste di Austria ed Est. Domani dibattito al parlamento europeo in plenaria su proposta di Verdi e Socialisti

redazione • 12/6/2018 • Europa, Immigrati & Rifugiati • 244 Viste

PARIGI. Venerdì Giuseppe Conte è invitato all’Eliseo, lunedì sarà a Berlino da Angela Merkel: il dramma degli esiliati sarà al centro degli incontri. Intanto la politica dello scaricabarile per scardinare l’embrione di politiche comuni sull’immigrazione nell’Unione europea va a gonfie vele. L’estrema destra utilizza la debolezza europea su questo fronte – l’immigrazione non è una politica comune – nel tentativo di affossare la ricerca di una soluzione.

Matteo Salvini, prima di venire a conoscenza dell’offerta spagnola, del resto, ha affermato con sicumera che «la Spagna difende i confini con le armi», come tutta l’Europa che «si fa gli affari suoi». La Commissione è in difficoltà, dopo il fallimento del Consiglio europeo della settimana scorsa sugli esiliati.

Ieri Bruxelles ha evitato persino di citare chiaramente Italia e Malta nell’intervento del portavoce Margaritis Schinas sul dramma dell’Aquarius: «Chiediamo a tutte le parti in causa di contribuire a una soluzione rapida, perché le persone a bordo della nave Aquarius possano essere sbarcate in sicurezza appena possibile», si è limitata a dire la Commissione (Malta ha poi accettato di rifornire Aquarius).

Il commissario all’Immigrazione, Dimitris Avramopulos, si è complimentato con la Spagna, «vera solidarietà messa in pratica». Ci sono stati contatti continui nel fine settimana e ieri tra Bruxelles e i due paesi implicati nel braccio di ferro per trovare una soluzione per «un imperativo umanitario». E ieri, su iniziativa del gruppo di Verdi e Socialisti, è passata con 212 voti a favore la proposta di dibattito sul caso Aquarius in plenaria al Parlamento europeo: si terrà domani.

L’Alto Commissariato ai rifugiati dell’Onu, invece, ha citato esplicitamente Italia e Malta chiedendo «un’autorizzazione immediata» per l’attracco dell’Aquarius: «C’è gente in difficoltà, sono a corto di provvigioni, hanno bisogno di aiuto immediatamente – ha detto Vincent Cochetel, responsabile dell’Alto commissariato per il Mediterraneo centrale – La questione più ampia di sapere chi ha la responsabilità e come queste responsabilità debbano essere condivise tra Stati dovrà essere affrontata più tardi».

Per il gruppo dei socialisti europei, «è disgustoso che il nuovo governo italiano sia pronto a rischiare centinaia di vite innocenti, comprese quelle di bambini e donne incinte, solo per tenere in piedi una campagna elettorale permanente ai fini di politica nazionale». Il gruppo dei Verdi sottolinea «la necessità della riforma del diritto d’asilo e degli accordi di Dublino». Il governo tedesco ha chiesto «a tutte le parti in causa di non sfuggire la responsabilità umanitaria».

In Francia, silenzio da parte del governo, che non ha risposto alla richiesta della Licra (Lega contro il razzismo e l’antisemitismo) di accogliere la nave. Médecins sans frontières se ne rammarica, ma insiste: l’importante è che venga rispettato il diritto del mare. Dall’Ungheria, Viktor Orban ricorda che non vuole «le quote», ma si dice pronto ad aiutare l’Italia.

La destra europea affila le armi sull’immigrazione. Dal Belgio, il segretario di Stato all’asilo e all’immigrazione, il nazionalista fiammingo Theo Francken, ha ricordato con cinismo (e ammirazione) che «Salvini fa quello che ha promesso in campagna elettorale».

Nei giorni scorsi, il primo ministro liberale danese Rasmussen, sostenuto dall’esterno dai populisti del Partito del popolo, ha fatto sapere che al vertice di Sofia del 17 maggio tra i 28 e 5 paesi dei Balcani, alcuni partecipanti dell’Ue hanno discusso sul «nuovo regime europeo dell’asilo», per la presidenza austriaca (che inizia il 1° luglio) una priorità.

Il premier austriaco Sebastian Kurz, da vero cuore di tenebra, ha rivelato che «un circolo ristretto» di paesi sta pensando alla creazione di centri di ritenzione per esiliati fuori dai confini Ue: nei Balcani, in Albania e in Kosovo (entrambi candidati ad entrare nella Ue). La ministra dell’immigrazione danese, Inger Stojberg, ha detto di «essere sempre pronta a esaminare delle buone idee».

Dopo il fallimento del Consiglio dei ministri degli Interni, la questione dell’asilo e della riforma di Dublino sarà sul tavolo del prossimo vertice dei capi di Stato e di governo, il 28 e 29 giugno. La Commissione ha rimesso nel cassetto la proposta delle quote di rifugiati da redistribuire tra i membri, iniziativa fallita e nei fatti mai partita.

FONTE: IL MANIFESTO

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