Austria, oggi la protesta contro la destra al governo che vuole spremere i lavoratori

Austria, proposta di legge per 12 ore al giorno, 60 settimanali. Conferenze in tutte le regioni dei consigli di fabbrica e assemblee aziendali sempre strabordanti hanno preparato l’evento

Angela Mayr • 30/6/2018 • Lavoro, economia & finanza nel mondo • 1273 Viste

Mobilitati gli apprendisti che saranno ancora più sfruttati, le organizzazioni femminili per il peso ancora maggiore che le nuove regole comporterebbero per le donne costrette a scegliere il part time. Forte la mobilitazione del partito socialdemocratico (Spoe) dell’ex cancelliere Christian Kern che sul tema si è ricompattato annunciando un referendum sulla legge se non verrà ritirata

VIENNA. Se 8 ore vi sembran poche, provate a farne 12 al giorno, per 60 ore settimanali. È quanto pretende il governo austriaco Kurz-Strache, nella proposta di legge che il parlamento voterà il 5 luglio, con procedura rapida.

RIMANE IN VIGORE l’orario di lavoro normale di 8 ore giornaliere e 40 settimanali, ma il datore di lavoro ti può chiedere di fare 12, senza più doversi giustificare come era obbligato prima. Toccherà invece al dipendente farlo, spiegare con motivi validi perché non intende fare straordinari. L’orario di lavoro normale poteva già essere esteso rispettivamente a 10 e 50, ma le flessibilità richieste andavano contrattate con i consigli di fabbrica e non solo col singolo lavoratore come è previsto ora, spostando i rapporti di forza nettamente sul lato dei padroni. «È la cambiale che Kurz deve agli industriali per il loro sostegno alla sua campagna elettorale» accusano l’Oegb, la centrale sindacale austriaca e il partito socialdemocratico (Spoe) entrambi scesi in trincea, contro la «rapina dei salari» – le ore in più non verranno più pagati come straordinari -, l’attacco alla salute e al tempo libero».

IN PIÙ LA NUOVA LEGGE sull’orario di lavoro che investe ogni settore e grado del lavoro dipendente è stata partorita senza confronto con i sindacati buttando al mare uno dei pilastri della democrazia austriaca, il sistema consensuale della concertazione sociale.

La coalizione tra popolari di destra e l’estrema destra Fpoe punta a ribaltare l’intero paese, non solo riguardo i migranti. Non senza reazioni e proteste. «Noi combatteremo con ogni mezzo legale a disposizione la giornata di lavoro di 12 ore e la settimana di 60« ha promesso il segretario generale dell’Oegb Wolfgang Katzian che per oggi ha indetto una manifestazione nazionale che sarà la più forte azione di protesta contro il governo in carica.

TRENI E OLTRE CENTO AUTOBUS partiranno da ogni parte del paese, l’appuntamento è alla stazione ovest di Vienna dove partirà il corteo che attraverserà la città fino a giungere a Piazza degli eroi per il comizio finale.

Oggi scenderanno in piazza coll’Oegb i socialdemocratici, le Ong, movimenti antirazzisti, associazioni , un blocco sociale variegato in formazione. Mentre in strada la protesta monta in contemporanea su in montagna il governo festeggia con un picnic e passeggiata comune l’inizio della presidenza austriaca Ue.

Conferenze in tutte le regioni dei consigli di fabbrica e assemblee aziendali con partecipazione numerosa hanno preparato l’evento. Mobilitati gli apprendisti che saranno ancora più sfruttati, le organizzazioni femminili per il peso ancora maggiore che le nuove regole comporterebbero per le donne costrette a scegliere il part time. Forte la mobilitazione del partito socialdemocratico (Spoe) dell’ex cancelliere Christian Kern che sul tema si è ricompattato annunciando un referendum sulla legge se non verrà ritirata.

DUE GIORNI FA la conferenza dei vescovi ha bocciato il nuovo modello di flessibilità invocando il diritto ai giorni festivi garantito dal concordato, al tempo di riposo e di vita familiare. La confindustria nel frattempo si è sentita costretta a cancellare il video che esaltava il nuovo mondo del lavoro flessibile su You tube con famigliole allegre felici di godersi più vacanze ottenute in cambio delle 12 ore. La Fpoe del vicecancelliere H.C. Strache che si definisce «soziale Heimatpartei» partito patriottico sociale sta subendo un contraccolpo non da poco. È il partito che alle elezioni dell’ottobre scorso ha ottenuto il maggiore consenso tra gli operai. Alcuni sindacalisti aderenti alla Fpoe hanno lasciato il partito di Strache. Politico austriaco di grande successo sui social media, per la prima volta è diventato oggetto di attacchi su Facebook. Non bastando più la solita fakespeech per calmare le acque Strache ha proposto un emendamento alla legge che sottolinea il carattere volontario della prestazione straordinaria da parte del lavoratore. Ma secondo i sindacati, «la cosa non cambia, il carattere volontario esiste solo sulla carta, l’emendamento è una tigre di carta».

FONTE: Angela Mayr, IL MANIFESTO

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