Benevento, truffa sui centri di accoglienza, migranti trattati da bestie

I circa 800 ospiti dei tredici centri di accoglienza del consorzio “ Maleventum” erano « vittime di un sistema criminale »

dario del porto e conchita sannino • 22/6/2018 • Immigrati & Rifugiati • 599 Viste

I migranti erano trattati come bestie e chi doveva accoglierli girava in Ferrari. I circa 800 ospiti dei tredici centri di accoglienza del consorzio “ Maleventum” erano « vittime di un sistema criminale » , accusa il procuratore di Benevento Aldo Policastro. Non avevano vestiti di ricambio, niente coperte né materassi, pasti di pessima qualità. Chi gestiva i centri, invece, si metteva in tasca i 35 euro giornalieri corrisposti per ciascun ospite, e persino i 2,5 destinati ai rifugiati, visto che spesso le persone fittiziamente registrate come presenti erano, in realtà, andate via. Spiega tutto una telefonata di Felice Panzone, all’epoca funzionario della prefettura sannita: «Tuo figlio vuole guadagnare 10mila euro al mese? È semplice: 10 migranti. 10mila al mese lordi, utili 30-35 per cento, tu me lo mandi, gli spiego come si fa, e gli faccio aprire un centro di accoglienza Benevento».

Adesso Panzone è ai domiciliari per frode in pubbliche forniture. Stessa misura per Paolo Di Donato, il dominus e « gestore di fatto » di “ Maleventum”, cioè “ il re dei migranti”. Uno che in un’intercettazione «ammette di guadagnare 40, 50 mila euro al mese». In rete c’è la sua foto di quando girava in Ferrari. Vanta amicizie politiche trasversali. Quando un carabiniere, ora ai domiciliari, lo avvisa di un’ispezione del Nas, telefona al segretario dell’allora sottosegretario alla Difesa Gioacchino Alfano. Un teste dice di essere stato assunto nel consorzio «tramite l’amichevole intervento della signora Sandra Lonardo », moglie dell’ex ministro Mastella ( estranea alle indagini, così come Alfano e il segretario).
Ma soprattutto, Di Donato gode di una « rete di relazioni » che secondo i pm lo ha protetto: il 3 febbraio 2016 Panzone, lo avvisa di un’ispezione dell’Alto commissariato delle Nazioni Unite. « Mi raccomando, passiamo la cera», gli dice. Spaccato allarmante, scoperto dalla Digos di Benevento diretta da Giovanna Salerno con i Nas di Salerno e il coordinamento della pm Filomena Rosa con il procuratore aggiunto Giovanni Conzo. Anche Panzone era un “re”: «Capisci a che punto sono — spiega al telefono — tengo il capo di gabinetto che mi porta giornalisti o amici di infanzia per aiutare signore ad essere inserite come traduttrici, interpreti. Abbiamo tanto di quel lavoro da dare, che chiunque lo viene a chiedere diciamo sì. E decido io»

Fonte: dario del porto e conchita sannino, LA REPUBBLICA

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