Chi è Giovanni Tria, un ministro dell’Economia a sovranità limitata

Economia. Paolo Savona potrebbe essere il super consulente per i vertici con Bruxelles

Bruno Perini • 1/6/2018 • Lavoro, economia & finanza, Politica & Istituzioni • 523 Viste

Chi è Giovanni Tria, l’uomo che occuperà la delicatissima poltrona di ministro dell’Economia nel governo Lega-M5S? Riuscirà il nuovo arrivato a onorare la mission che Matteo Salvini e Luigi Di Maio avevano affidato a Paolo Savona? E’ assai difficile. Diciamo subito che il peso specifico e politico del docente di economia di Tor Vergata non è certo paragonabile all’esperienza decennale e all’autorevolezza che Paolo Savona ha conquistato nella comunità internazionale degli affari in decenni di attività politica e professionale. Né si può dire che il suo nome sarà così dirompente in Europa come è stato quello di Savona, finito al ministero dei rapporti con l’Europa. E’ possibile invece che nei patti tra Matteo, Salvini, Luigi Di Maio e Giovanni Tria, ci sia una clausola non scritta che consentirà a Savona di avere un ruolo di super consulente proprio nei rapporti tra l’Italia e Bruxelles. E poi indiscrezioni dall’estero raccontano che il solo fatto che Savona sia nel governo Lega-M5S creerà qualche problema a Bruxelles ma soprattutto alla Germania.

Giovanni Tria insegna Macroeconomia ed Economia dello Sviluppo alla Facoltà di Economia dell’Università di Tor Vergata. Ha trascorso periodi di ricerca alla Columbia University, Beijing University, Simon Fraser University (Vancouver). Tra i temi di ricerca più recenti dei suoi studi, l’economia della giustizia e del crimine ed il ruolo delle istituzioni nell’economia, produttività nei servizi e crescita, migrazioni internazionali e sviluppo, federalismo fiscale. Ha svolto attività di consulenza per la Banca Mondiale e la Cooperazione italiana ed è stato delegato italiano al Consiglio di Amministrazione dell’ILO (International Labour Office).

Se si fa una ricerca nei meandri degli scritti politici di questo nuovo protagonista della politica italiana si scopre che Giovanni Tria il 14 maggio scorso ha firmato su Formiche, una pubblicazione di analisi e commenti economici, un articolo dal titolo significativo: «Suggerimenti a Di Maio e Salvini». In verità sono suggerimenti piuttosto benevoli e per nulla critici sul programma di governo Lega-M5S, anche se Tria mette cautamente le mani avanti sulle coperture: «Fino ad oggi non è emerso un accordo chiaro su quali siano i paletti di bilancio che si vorranno rispettare. In altri termini, se le compatibilità di bilancio del programma dipenderanno da un improbabile mutamento delle regole europee (abbiamo già avuto un governo che è partito con il proposito di battere i pugni sul tavolo a Bruxelles) o se queste regole saranno forzate».

Il neo ministro delle finanze poi si intrattiene nei suoi suggerimenti su i due perni del programma: reddito di cittadinanza e flat tax. Sia pure con cautela e linguaggio accademico Tria difende sia il reddito di cittadinanza nella versione minore sia la flat tax considerata il vero strumento per rilanciare gli investimenti. Tenero il ministro anche verso coloro che criticano la legge Fornero: «Per tornare ad altri punti del programma, vi è l’intenzione della “correzione” della riforma Fornero. Allo stato attuale, una stima del costo mi sembra ancora velleitaria se non si chiarisce il meccanismo, anche perché l’abitudine di denunciarne l’impatto cumulandone il costo per un lungo periodo di tempo non contribuisce alla chiarezza in termini di impatto che è importante quanto il lungo periodo». Dunque un economista abbastanza addomesticato al quale però mancherà la grinta che Savona ci avrebbe messo nei difficili rapporti con Bruxelles. Si tratta ora di capire quanto il ruolo del ministro per l’Economia verrà svolto anche da Giuseppe Conte e dallo stesso Di Maio allo sviluppo economico.

FONTE: Bruno Perini, IL MANIFESTO

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