Commissione UE vuole 43 miliardi di tagli alla politica agricola, sei paesi in rivolta

Il caso. La proposta della Commissione Europea dopo la Brexit. L’Italia potrebbe perdere 2,7 miliardi di euro tra il 2021 e il

Mario Pierro • 2/6/2018 • Ambiente, Territorio e Beni comuni, Europa, Lavoro, economia & finanza nel mondo • 234 Viste

A poche ore dalla presentazione della proposta di riforma della Politica agricola comune da parte della Commissione europea, i ministri dell’agricoltura di Spagna, Francia, Irlanda e Portogallo, insieme a rappresentanti di Finlandia e Grecia hanno sottoscritto una dichiarazione comune contro i 43 miliardi di euro di tagli dagli attuali 408 a 365 (il 28,5% delle risorse) sul periodo 2021-2027 annunciati dal commissario all’agricoltura Phil Hogan. Una decisione che si è resa necessaria per affrontare il costo da 10 miliardi di euro all’anno provocato dalla Brexit. Secondo i ministri, il taglio di bilancio è insostenibile e il budget va mantenuto al suo livello attuale. La proposta è aperta all’adesione di altri stati membri, in vista della presentazione della riforma alla riunione dei ministri dell’agricoltura dell’Ue prevista il 18 giugno a Lussemburgo.

L’Italia potrebbe perdere 2,7 miliardi nel nuovo bilancio Ue 2021-2027 per il settore agricolo, pari a una riduzione del 6,9% al precedente esercizio 2014-2020. I pagamenti diretti agli agricoltori dovrebbero essere ridotti del 3,9%, i fondi per lo sviluppo rurale del 15% (regola per tutti i Paesi). Il totale dei fondi per i pagamenti diretti sarà nel periodo 2021-2027 di 24,9 miliardi, 8,9 miliardi andranno allo sviluppo rurale, 2,5 miliardi al settore vinicolo e alle misure di mercato. In totale a prezzi correnti sarà di 36,3 miliardi.

«Con il nuovo modello diamo più sussidiarietà agli Stati membri per potenziare l’efficacia della politica e monitorarne meglio i risultati» sottolinea spiega Jyrki Katainen, vicepresidente della Commissione e responsabile per la crescita. Gli Stati membri godranno di una maggiore flessibilità sull’uso dei fondi assegnati e avranno la possibilità di trasferire fino al 15% delle proprie dotazioni dai pagamenti diretti allo sviluppo rurale e viceversa. I pagamenti diretti rimarranno una componente essenziale della politica, assicurandone la stabilità e la prevedibilità. Tuttavia sarà ridotto l’importo: a partire da 60 mila euro e limitati a 100 mila euro per azienda. Sarà inoltre data priorità al sostegno alle aziende di piccole e medie dimensioni che costituiscono la maggioranza nel settore e agli aiuti ai giovani. I paesi membri dovranno accantonare almeno il 2% della dotazione per pagamenti diretti per aiutarli ad avviare la propria attività. Il sostegno agli agricoltori dipende dall’attuazione di pratiche rispettose dell’ambiente e del clima.

«Preoccupa l’impatto negativo di questa riduzione sui redditi degli agricoltori. Occorre mantenere il budget al livello attuale in prezzi costanti e garantire una più equa distribuzione delle risorse tra gli Stati superando gli squilibri che hanno caratterizzato il passato» sostiene il presidente della Coldiretti Roberto Moncalvo. La riforma «non offre quasi alcuna protezione per la salute, l’ambiente e il clima» sostiene il direttore generale di Greenpeace Europa Marco Contiero, mentre l’Alleanza delle Cooperative Agroalimentari si dice pronta a «collaborare» con il neo-ministro all’agricoltura, il leghista Gian Marco Centinaio a cui è chiesto di dare «battaglia». Di «proposta inadeguata» parla il Wwf, mentre Birdlife Europa la definisce “un’opportunita’ mancata per garantire un futuro sano agli europei”. Le organizzazioni come quelle che compongono lo European Environment Bureau parlano di riforma «timida che ignora la crisi ambientale nei terreni agricoli europei». Per la Coalizione italiana #CambiamoAgricoltura (Lipu, Wwf, Legambiente, Fai, Federbio, Isde, Associazione Agricoltura Biodinamica, Pro Natura e Aiab) la proposta «delude le aspettative di centinaia di migliaia di cittadini europei che hanno chiesto una radicale riforma della Pac, una riforma che premi l’agricoltura sana, pulita ed equa. La natura e i paesaggi rurali non potranno sopravvivere a un altro decennio di agricoltura intensiva. È ora di cambiare rotta».

FONTE: Mario Pierro, IL MANIFESTO

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