Così cambiano le rotte dei migranti, raddoppiati gli arrivi in Spagna

In Grecia, lungo la via Orientale dei migranti, gli arrivi sono aumentati del 40% rispetto allo stesso periodo del 2017: da 7.515 a

Dino Martirano • 18/6/2018 • Immigrati & Rifugiati, Studi, Rapporti & Statistiche • 1216 Viste

ROMA Il forte calo degli immigrati sbarcati in Italia (meno 82,8% nel primi 5 mesi dell’anno) in realtà è iniziato un anno fa quando al Viminale c’era Marco Minniti del Pd. E ora, con Matteo Salvini (Lega) ministro dell’Interno, il decremento potrebbe essere anche più consistente. La controprova di questa tendenza sarebbe la riscoperta dall’inizio dell’anno di due rotte alternative alla «via libica»: quelle con approdo finale in Spagna e in Grecia.

Nei primi 5 mesi dell’anno (fino al 10 giugno), sono raddoppiati gli immigrati giunti in Spagna via mare: nel 2017 erano 4.161, nel 2018 hanno raggiunto quota 9.315, con un’impennata drammatica delle persone annegate durante il viaggio nel Mediterraneo Occidentale: 244 morti accertati dal 1° gennaio secondo i dati dell’Oim (International organization for migration). Lo spostamento nel quadrante Ovest del Mediterraneo delle rotte degli scafisti è in atto da tempo. Ma, nell’ultimo anno, la direttrice Senegal-Mauritania-Marocco sembra essere di nuovo «concorrenziale» rispetto a quella che attraversa Niger, Ciad e l’inferno libico.

In Grecia, lungo la via Orientale dei migranti, gli arrivi sono aumentati del 40% rispetto allo stesso periodo del 2017: da 7.515 a 11.812.

Invece, almeno fino a venerdì 15 giugno, il ministero dell’Interno ha registrato un calo record degli arrivi di migranti via mare in Italia: – 82,8% rispetto al 2017 e -80,6% rispetto al 2016. I 15.568 arrivi dei primi 5 mesi del 2018 rappresentano un quarto dei circa 60 mila immigrati che hanno attraversato il Mediterraneo centrale tra il 1° gennaio e il 10 giugno del 2017 (periodo in cui l’Oim ha registrato 1.739 morti in questo tratto di mare).

Davanti a questi numeri — con la Lega che già parla di «effetto Salvini» — il neo ministro dell’Interno lancia il guanto della sfida al suo predecessore, Marco Minniti: «Abbiamo fatto più noi in 15 giorni di governo che il Pd in 6 anni». Ma le statistiche, talvolta, hanno la memoria corta. Per l’Italia, l’inversione di tendenza è in effetti iniziata un anno fa, subito dopo l’«Apocalisse» del 27, 28 e 29 giugno del 2017 quando i mercanti di esseri umani misero in mare in una sola notte 25 imbarcazioni nelle acque libiche con 10.155 immigrati a bordo. Nelle ore successive il ministro Minniti interruppe il suo viaggio verso gli Usa e fece di nuovo rotta su Roma dove la «macchina» del Viminale e delle Capitanerie di Porto mobilitò una flotta di 27 navi, poi distribuite in 20 porti, salvando molte vite.

Proprio nei giorni dell’«ondata», e del successivo vertice Ue di Tallin, molto cambiò nell’atteggiamento delle autorità italiane. Il nuovo Codice di autoregolamentazione per le Ong voluto da Minniti ha fatto registrare dati in forte calo degli arrivi via mare per tutto il 2017 e nel 2018: il grafico del Viminale rappresenta una tendenza costante verso il basso. Numeri che si muovono nella stessa direzione: prima e dopo le elezioni del 4 marzo, con Minniti al Viminale e, anche ora, nei 15 giorni da ministro di Matteo Salvini.

FONTE: Dino Martirano, CORRIERE DELLA SERA

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