L’Organizzazione marittima affida ampia zona Sar alla Guardia costiera libica

L’Organizzazione marittima affida ampia zona Sar alla Guardia costiera libica

Sigillare il mare attorno alle coste della Libia, tracciare un confine netto in mezzo al Mediterraneo con una linea rossa, anche se tracciata solo sulle carte nautiche, e appaltare questo «scatolone di onde» unicamente alla sorveglianza della Guardia costiera libica. Questo progetto, già tentato senza effetto dall’ex ministro dell’Interno Minniti, da ieri pare divenuto realtà.

L’Organizzazione marittima internazionale (Imo) ha infatti messo il suo sigillo ufficiale alle richieste di Tripoli di gestire in proprio un’ampia fascia di mare come esclusiva Sar libica, la zona search and rescue, dove potranno fare operazioni di salvataggio e soccorso unicamente le motovedette della Guardia costiera libica – le prime dieci corvette italiane donate, in attesa delle altre 12 promesse recentemente dal ministro Salvini – o le navi che dovranno comunque essere autorizzate e indirizzate dalla nuova Centrale di coordinamento della stessa Guardia costiera di Tripoli. L’ambasciatore d’Italia a Tripoli, Giuseppe Perrone, si è congratulato via Twitter con la Libia per aver «completato con successo le procedure» relative alla Sar di competenza di Tripoli.

«Occorre ricordare che però la Libia non può essere considerato ancora un porto sicuro per i migranti, alla luce delle violenze e abusi ai quali sono ancora vittime nel Paese. Inoltre la Libia non ha firmato la convenzione di Ginevra del 1951 e ancora non è possibile presentare richiesta d’asilo», ha detto ad Agenzia Nova Flavio di Giacomo, portavoce dell’Organizzazione internazionale per le migrazioni (Oim).

Il portavoce della Marina libica, Ayoub Qassem, sempre all’Agenzia Nova ha chiarito che la nuova Sar libica servirà da deterrente contro l’avvicinamento delle navi delle ong umanitarie e che il mancato ingresso delle ong senza permesso «ridurrà significativamente l’immigrazione». La Libia non ha neanche firmato la Convenzione Sar di Amburgo del ’79 né la Convenzione Onu del diritto del mare (Unclos) dell’82.

Non più tardi di un mese fa l’Onu ha bloccato i flussi di denaro all’estero di sei boss del traffico di esseri umani dalla Libia all’Italia tra cui uno dei comandanti della Guardia costiera tripolina, Abdelrahman al Milad a capo dei guardiacoste del porto di Zawia, in combutta con Ahmed al Dabbashi, capo della milizia di Zawia e gestore di uno dei più grandi centri di detenzione di migranti illegali sulla costa, le «carceri delle torture e degli stupri», e con Mohamed Keshlaf, capo delle guardie petrolifere di Zawia. Non risulta che alcuno dei tre sia stato inquisito o arrestato dalle autorità libiche.

Sempre ieri un nutrito gruppo di miliziani tuareg ha occupato in armi l’aeroporto della città di Ghat, nel Fezzan, per protestare contro l’arrivo di militari italiani inviati dal governo Conte per avviare il controllo della frontiera sud della Libia. La missione «tecnica» è finanziata dalla Commissione europea su proposta dal precedente ministro Minniti.

FONTE: Rachele Gonnelli, IL MANIFESTO



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