Migranti, per la Ue irrilevanti le proposte di Conte, alcune «erano già sul tappeto»

Niente apertura porti, campi in Libia, redistribuzioni di migranti E nemmeno Dublino. Una battuta di Juncker sullo staff iperattivo

Alberto D’Argenio • 25/6/2018 • Europa, Immigrati & Rifugiati • 303 Viste

BRUXELLES. « Per la maggior parte le proposte italiane erano già sul tappeto » . È Alexis Tsipras a sancire la scarsa rilevanza di Giuseppe Conte in Europa. Il premier arriva al Berlaymont e con enfasi di fronte alle telecamere di tutto il continente annuncia (in italiano) la sua proposta sui migranti: la chiama European Multilevel Strategy for Migration. Dieci punti per cambiare volto alle politiche migratorie dell’Unione, afferma. E molti in effetti potrebbero passare: erano già in rampa di lancio a Bruxelles. Le vere novità proposte da Conte, invece, non vengono nemmeno discusse dai partner: apertura dei porti di tutta Europa alle navi con i migranti e redistribuzione tra partner anche degli economici, non solo dei rifugiati. Per dirla con Macron: « Conte è stato coerente con l’insieme delle discussioni al tavolo». E secondo molti partecipanti anche piuttosto morbido nei toni e nei contenuti.

Il vertice di ieri ospitato da Juncker voleva avvicinare i partecipanti in vista del Consiglio europeo di giovedì e venerdì prossimo. Al tavolo erano in 16, mancavano i nemici di qualsiasi forma di solidarietà nella gestione dei flussi, baltici e Visegrad ( Ungheria, Polonia, Slovacchia e Repubblica Ceca). « Abbiamo fatto passi avanti», riassumeva lo spagnolo Pedro Sánchez, al suo primo summit Ue. Ma il premier italiano è stato al centro dell’attenzione dei colleghi soprattutto per l’attivismo della comunicazione dello staff fornito dall’M5S.

Gli uomini di Conte hanno distribuito ai media la proposta italiana prima che questa fosse illustrata ai capi di Stato e di governo, uno sgarbo. Quindi, superato un piccolo intoppo dovuto al fatto che il testo dato ai cronisti era sbagliato (apriva a campi di migranti in Italia), la comunicazione di Chigi ha rappresentato un summit tutto incentrato sulla proposta italiana (scritta di pugno da Conte, precisavano, che sabato è rimasto apposta a Chigi mandando a casa il personale per risparmiare sugli straordinari), apprezzata da Merkel e dagli altri. Un pressing mediatico tale che nel pieno del vertice – riferiscono fonti europee concordanti – lo stesso Juncker è sbottato: « L’Italia potrebbe smetterla di comunicare così mentre noi siamo solo all’inizio delle discussioni ». Nella sostanza, i 16 hanno preso una serie di decisioni che ora dovranno essere confermate, e non sarà facile, a 27. L’accordo è soprattutto sulla chiusura delle rotte dei migranti. I leader puntano a concludere il Consiglio del 28 giugno dando mandato alla Commissione Ue di rinforzare la Guardia costiera europea portandola a 10mila uomini, migliorare le procedure di asilo per i rifugiati e di rimpatrio per gli illegali. C’è anche l’impegno a dare altri 500 milioni per lavorare in Africa. Bruxelles dovrà studiare come realizzare i centri di raccolta migranti («piattaforme ») interni ed esterni all’Ue. Ed è questo il punto di disaccordo: Francia, Germania e Spagna li vogliono in Europa, l’Italia in Africa. Si deciderà. Tuttavia ieri tutti hanno escluso di farli in Libia, come invece chiesto da Conte.

L’Italia non porta nemmeno a casa la riforma di Dublino, ovvero la spartizione obbligatoria dei rifugiati, c’è solo il generico impegno ad affrontarla con urgenza spinto da Angela Merkel. Già, perché forse l’unico risultato ottenuto da Conte è di avere stoppato la Cancelliera sui movimenti secondari: la richiesta di bloccare il flusso di migranti da un paese Ue all’altro e la necessità di rispedire in Italia quelli registrati sul nostro territorio. Del tema non si è parlato e Merkel ha dovuto ammettere: «La soluzione sui movimenti primari e secondari deve arrivare insieme». Sarà per questo che Conte twitta: «Siamo decisamente soddisfatti».

Fonte: Alberto D’Argenio, LA REPUBBLICA

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