Migranti, Pozzallo, via libera alla nave Maersk, ancora bloccata la Lifeline

Ma la Lifeline resta bloccata. In serata 113 migranti sbarcano dal cargo danese. E la Francia rifiuta la ong tedesca

Adriana Pollice • 26/6/2018 • Diritti umani & Discriminazioni, Immigrati & Rifugiati • 498 Viste

La Lifeline resta bloccata nel Mediterraneo il cargo Alexander Maersk attracca a Pozzallo. Si è conclusa così l’ennesima giornata di tensione. «Il mare non è più così calmo. Procediamo tra le onde a sud di Malta. Se volete sostenerci spendete qualcosa per il carburante, di cui avremo presto bisogno»: è il tweet d’aiuto diffuso in giornata dalla Lifeline, la nave dell’Ong tedesca con 234 migranti salvati mercoledì notte. L’Italia e Malta continuano a tenere chiusi i porti. «Salvini dovrebbe smettere di incolpare chi salva vite umane – ha detto a Sky il comandante della nave, Peter Reisch -. La situazione è tranquilla ma aspettiamo un cambio meteo nei prossimi giorni: quando avremo un vento di 25 nodi e il mare alto fino a due metri, avremo 234 persone con il mal di mare sulla barca».

A bordo della Lifeline domenica sera è salita una delegazione di esponenti politici di sinistra: un eurodeputato portoghese, una parlamentare spagnola e tre parlamentari tedeschi. Michel Brandt, della Linke, ha spiegato: «È una catastrofe umanitaria e il governo federale tace». Il gruppo italiano (formato da Leu e +Europa) non è potuto andare sulla nave ma Riccardo Magi, eletto in parlamento con la lista di Emma Bonino, ha poi commentato: «Le decisioni gravi del nostro governo stanno mettendo a rischio la salute e i diritti di migliaia di persone. Ancora più grave è che la Guardia costiera italiana ceda ormai di prassi il coordinamento delle operazioni di salvataggio ai libici». La Ong tedesca Sea Watch ieri ha chiesto agli stati Ue «di porre fine a una situazione disumana e di intervenire con urgenza al fine di consentire lo sbarco in un porto sicuro a tutti i naufraghi soccorsi in fuga dalla Libia».

La Lifeline venerdì aveva chiesto aiuto al governo spagnolo ma, a differenza dell’Aquarius, non è in grado di sostenere una lunga traversata. Avrebbe dovuto sbarcali a Malta e poi da lì inviarli in Spagna via aereo. «Siamo stati rifiutati da Germania, Olanda, Italia, chiederemo alla Francia – ha spiegato il portavoce dell’Ong, Axel Steier -. Restiamo in acque internazionali. L’Europa guarda queste persone mentre deperiscono». Dai Transalpini ieri è arrivato un no: «Spetta all’Italia farsi carico della Lifeline – ha commentato la ministra francese per gli Affari europei, Nathalie Loiseau -. Quando si fa un salvataggio in mare li si sbarca nel porto più vicino. C’è una crisi politica perché ci sono dei populisti che utilizzano questo come pretesto per mettere in difficoltà l’Ue». Al largo della Sicilia erano bloccati in mare ulteriori 108 migranti. Sono stati salvati venerdì dalla nave cargo danese Alexander Maersk: il porto di Pozzallo era l’approdo più vicino ma non hanno avuto l’autorizzazione allo sbarco fino all’ok del Viminale ieri sera. «Mi aspetto che il governo italiano trovi una soluzione» aveva detto la ministra danese, Inger Stojberg. Il sindaco di Pozzallo, Roberto Ammatuna, aveva fatto un appello al Viminale: «Per motivi umanitari si consenta l’attracco. L’imbarcazione non è adatta a ospitare un così alto numero di persone, che sono rimaste all’addiaccio sotto la pioggia torrenziale di queste ore». Il Garante nazionale dei detenuti, Mauro Palma, aveva scritto al Comandante della Guardia costiera: i migranti a bordo del cargo «si trovano di fatto privati della libertà personale pur non essendoci alcun ordine in tal senso, impugnabile di fronte all’autorità giudiziaria, ai sensi dell’articolo 5 della Convenzione europea per i diritti umani».

Il governo resta fermo sulla linea dei porti chiusi alle Ong. Sabato una circolare della Guardia costiera italiana spiegava che la competenza a intervenire al largo della Libia è di Tripoli. La nota ha innescato un mail bombing per chiedere al comando di riprendere i salvataggi. Ma il ministro Danilo Toninelli insiste: «Coinvolgere la Libia nei salvataggi è naturale conseguenza di un lavoro che viene da lontano».

FONTE: Adriana Pollice, IL MANIFESTO

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