Nave Usa Trenton salva 40 migranti naufraghi. Ma è giallo sui corpi abbandonati

La Trenton ferma davanti al porto di Augusta. Sea Watch: «Ci hanno chiesto di prendere i superstiti e i cadaveri»

Carlo Lania • 15/6/2018 • Immigrati & Rifugiati • 718 Viste

Intervenendo in serata con i soliti modi spicci di chi pensa che bastano i proclami per risolvere una difficoltà, Matteo Salvini taglia corto: «Il problema non sono i 40 migranti a bordo della Trenton , ma i 650 mila arrivati in Italia in questi anni». Il ministro degli Interni si riferisce all’ultima nave che si è presentata davanti alle coste siciliane con a bordo i superstiti di una naufragio avvenuto martedì scorso al largo delle coste libiche. E che da più di un giorno è all’àncora di fronte al porto di Augusta in attesa del via libera per poter effettuare lo sbarco. Via libera che però non arriva. Almeno fino a ieri sera, quando il portavoce dell’Organizzazione internazionale per le migrazioni (Oim) Flavio Di Giacomo chiede per l’ennesima volta al governo di non opporsi allo sbarco: «E’ urgente autorizzare l’attracco visto che i sopravvissuti hanno immediato bisogno di assistenza», spiega. Niente da fare.

La decisione del Viminale di chiudere i porti alle navi che soccorrono i migranti nel Mediterraneo rischia di creare un nuovo caso Aquarius. Solo che questa volta vittima del nuovo corso salviniano non è la nave di un organizzazione umanitaria bensì la Trenton, nave appartenente alla US Navy della Sesta flotta. Con in aggiunta un giallo sulla sorte di almeno dodici migranti che hanno perso la vita nel naufragio e i cui corpi, anziché recuperati, sarebbero stati abbandonati in mare.

Tutto comincia martedì scorso e tra i protagonisti delle vicenda c’è anche una nave di Sea Watch. Alle 12,36 dalla Trenton parte una mail diretta agli uffici di Berlino della ong tedesca nella quale si chiede un contatto con la loro nave. Gli americani chiamano dopo essere intervenuti in soccorso di un gommone carico di migranti a circa 20 miglia dalle coste libiche. Alla prima mail fa seguito alle 13,43 una nuova comunicazione, direttamente alla nave di Sea Watch: «Questa volta la Trenton ci avvisa di stare effettuando il salvataggio di una quarantina di sopravvissuti e il recupero di dodici cadaveri», spiega la portavoce della ong Giorgia Linardi.

La Trenton chiede che la ong prenda a bordo i migranti in modo da poter proseguire la sua missione. Sea Watch – che si trova distante dal punto del naufragio, accetta di collaborare ma chiede di avere dal Mrcc di Roma l’autorizzazione scritta a poter sbarcare i migranti in un porto sicuro che si trovi nell’arco di 350 miglia, quindi massimo un giorno e mezzo di navigazione. Dietro la richiesta c’è il timore di ritrovarsi bloccati con i migranti a bordo come già successo ai colleghi della Aquarius. «Inoltre informiamo la Trenton di non poter prendere i cadaveri perché non abbiamo celle frigorifere», prosegue Linardi. «Comunque noi non siamo mai arrivati nel punto in cui è avvenuto il naufragio, con la Trenton ci siamo venuti incontro».

Per 24 ore la nave dell’organizazione umanitaria tedesca e quella da guerra americana rimangono una di fronte l’altra in attesa che da Roma arrivi il via libera al trasbordo di uomini, donne e bambini. Visto però il silenzio italiano, la nave Usa decide di allontanarsi dirigendo verso la Sicilia.
Nessuna notizia, però, dei cadaveri dei 12 migranti morti nel naufragio. Non se ne parla in una prima nota con cui la Sesta flotta si limita ad informare di aver soccorso «40 persone in difficoltà» che sono state «immediatamente portate a bordo e rifornite di cibo, acqua, vestiti e cure mediche». E quando comincia a farsi forte il sospetto che i corpi siano stati abbandonati in acqua, arriva un secondo comunicato con cui si corregge il tiro. L’equipaggio della Trenton, si spiega, ha «visto in un primo momento 12 corpi apparentemente senza vita. I soccorritori hanno dato priorità al recupero di coloro che avevano bisogno di aiuto immediato. La barca di salvataggio è poi tornata sul posto per cercare quei corpi e non li ha trovati».

FONTE: Carlo Lania, IL MANIFESTO

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