Ricerca CGIL. Operai Fca: si lavora male (e con paura) pagati poco

Ricerca della Fondazioni Sabatini e Di Vittorio. Camusso e Re David: Marchionne racconta un mondo che non c’è, chiediamo a Fim e Uilm un tavolo unitario per migliorare le condizioni dei lavoratori

Massimo Franchi • 28/6/2018 • Lavoro, economia & finanza, Studi, Rapporti & Statistiche • 416 Viste

Da una parte il «debito zero» sbandierato da Marchionne come miracolo amplificato da tutti i media. Dall’altro la realtà quotidiana dei 76.822 dipendenti italiani e sopratutto dei 50.170 operai di Fca, Cnhi (agricoltura e movimento terra) e Magneti Marelli.

Per indagare quest’ultima a otto anni esatti dalla svolta di Pomigliano e dal Contratto collettivo specifico di lavoro (Ccls) con cui Fiat uscì da Confindustria e bandì la Fiom – che non lo firmò – dalle sue fabbriche, la Cgil e la Fiom stessa hanno incaricato la Fondazione Sabattini e quella Di Vittorio di realizzare un’inchiesta. Da ottobre 2017 a marzo scorso 15 ricercatori di varie università hanno sottoposto un questionario di 65 domande a 9.668 lavoratori, pari al 15,6 per cento del totale, quasi il 20 degli operai disseminati sui 54 stabilimenti.

Un campione totalmente scientifico visto che «gli iscritti Fiom sono solo il 21,6 per cento, il 25 per cento sono iscritti ad altre organizzazioni mentre il restante non è sindacalizzato», puntualizza Davide Bubbico, ricercatore dell’università di Salerno e coordinatore dell’inchiesta.

Ebbene, il dato che salta agli occhi è che le condizioni di lavoro negli ultimi anni sono peggiorate per il 59,7 per cento degli intervistati. «Una percentuale che sale all’80 per cento per i lavoratori in linea e che è più alta negli stabilimenti dove maggiore è stata la salita produttiva in questi anni, per esempio Melfi», sottolinea Bubbico. Numeri che smentiscono la propaganda aziendale basata sull’implementazione dell’ormai mitico World Class Manufactoring, il sistema di lavoro importato da Marchionne che si basa sulla creazione di squadre per ridurre gli sprechi e migliorare la qualità della produzione. Ma – ed è una sorpresa – solo l’80 per cento dei dipendenti conosce il Wcm e il 41,9 per cento sostiene che venga applicato solo in previsione degli audit (i controlli esterni), mentre solo il 22 per cento dei lavoratori partecipa a riunioni di team e il 49,6 di chi fa proposte di miglioramento ha avuto risposta.

Il ricatto del manager col maglioncino nel 2010 fu spietato: o accettate il taglio dei diritti o perdete il lavoro. A strettissima maggioranza i dipendenti di Pomigliano e Mirafiori accettarono. Ma ora anche la loro condizione salariale è peggiore dei metalmeccanici che hanno il contratto nazionale. Il 77,3 per cento degli intervistati ritiene il salario insoddisfacente, percentuale che sale all’82,8 per quanto riguarda il bonus-premio annuale.

Molto grave la situazione fra i lavoratori a Ridotta capacità lavorativa (Rcl), coloro che hanno avuto danni fisici sul lavoro. Sono ben il 28,5 per cento e addirittura il 6,3 per cento ammette – il questionario era anonimo – di non aver dichiarato problemi fisici «per paura di essere messo in cassa integrazione», spiega Bubbico.

Si tratta di una ricerca storica perché è la prima dopo decenni fatta dal sindacato. Stesso carattere possiamo dare all’unicità di posizioni fra Cgil e Fiom dopo le divisioni appianate in questi ultimi anni. Le parole di Susanna Camusso e Francesca Re David sono dunque le une il prolungamento delle altre.

«Questa ricerca ci dice che la situazione in Fca è molto diversa da come è stata fatta passare nel recente Investor Day del primo giugno. Contratti di solidarietà e cassa integrazione (solo Cassino e Atessa fra i grandi stabilimenti sono esenti, ndr) sono in crescita mentre i risultati delle elezioni della Rls che premiano la Fiom (primo sindacato con oltre il 30 per cento in tutti gli stabilimenti, ndr) confermano che la strategia di isolare la Cgil è stata sconfitta», osserva Camusso prima di dichiararsi «contro la vendita di Magneti Marelli e per l’intervento di Cassa depositi e prestiti».

«Abbiamo usato questa inchiesta per costruire la nostra piattaforma per il rinnovo del contratto che discuteremo con i nostri delegati il 7 luglio», le fa eco Re David. «Una piattaforma dei lavoratori, non della Fiom puntando ad un rinnovo unitario come ci è riuscito per il contratto nazionale. Anche Fim e Uilm sono consce del disagio, affrontiamolo assieme, sfidando l’azienda a migliorare le condizioni di lavoro».

FONTE: Massimo Franchi,  IL MANIFESTO

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