Accordo sui rider, che entrano nel contratto della logistica: «Sono dipendenti»

Lavoratori inquadrati come “personale viaggiante” con orario super flessibile. A carico delle aziende attrezzutura e assicurazione contro terzi

Massimo Franchi * • 19/7/2018 • Lavoro, economia & finanza • 411 Viste

Gig Economy. La risposta di sindacati confederali e Confindustria allo stallo del tavolo ministeriale voluta da Di Maio

Nella delicata questione dei «riders» ieri sono stati sindacati confederali e Confindustria a battere un colpo. Mentre stenta a decollare il tavolo di confronto voluto da Di Maio per tutelarli ed arrivare ad un contratto nazionale, è stato sottoscritto il primo accordo che ne riconosce la subordinazione inserendoli nel contratto nazionale già esistente della logistica. Contratto a cui però non aderiscono le imprese del food delivery come Deliveroo, Foodora, Just Eat e compagnia, mentre aderiscono corrieri come Dhl e Tnt che usano lavoratori in bicicletta per consegnare pacchi, cibi freschi e medicinali.
La figura del «rider» era stata infatti già inserita nel testo sottoscritto lo scorso dicembre. E ieri Filt-Cgil, Fit-Cisl e Uiltrasporti (la logistica viene considerata parte della federazione dei trasporti) hanno sottoscritto con Confetra, Fedit, Assologistica (le associazioni datoriali di trasporti e logistica) e Cna e Confartigianato la stesura dell’articolato.
«Da oggi anche i riders, e cioè quei fattorini che con biciclette, scooter e motocicli, portano nelle case merci acquistate per lo più on line, hanno il loro riconoscimento contrattuale peraltro già previsto, ma solo adesso articolato, nel contratto nazionale di lavoro della Logistica, Trasporti Merci e Spedizioni», commentano soddisfatti i sindacati.
Nel merito il contratto prevede per i riders – inquadrati come «personale viaggiante» – tutte le tutele, salariali, assicurative, previdenziali, tipiche del rapporto subordinato e quelle contrattuali come assistenza sanitaria integrativa e bilateralità. I riders sono inquadrati con parametri retributivi creati appositamente» mentre per loro è prevista anche «un’assicurazione contro terzi a carico dell’azienda».
L’orario di lavoro è flessibile e può essere sia full time che part time, con 39 ore settimanali distribuibili in massimo 6 giorni a settimana e con un minimo giornaliero di 2 ore e fino a un massimo di 8, con la possibilità di coniugare la distribuzione urbana delle merci con il lavoro in magazzino. Previsti a carico delle aziende i Dpi (Dispositivi di protezione individuale) come caschi e pettorine catarifrangenti. Possibile anche una contrattazione di secondo livello.
Soddisfatte anche le imprese: «L’articolato siglato elimina una situazione che, se non disciplinata nel quadro normativo del Contratto nazionale, esponeva imprese e lavoratori a situazioni ambigue e alla completa assenza di tutele».
«Si tratta di un passo importante sia dal punto di vista delle tutele che dell’organizzazione del lavoro – commenta il segretario nazionale della Filt Cgil Giulia Guida – . Siamo riusciti a normare la figura del rider come dipendente delle aziende lasciando però la flessibilità richiesta dalle imprese su orari e utilizzo. In questo modo possiamo accettare la sfida che la rivoluzione delle app e dell’economia digitale presentava ai sindacati», spiega Guida. Che sugli effetti della firma rispetto al tavolo convocato dal ministro Di Maio rassicura: «Al tavolo ci siamo anche noi, c’è Confindustria e ci sono gli artigiani. Questo contratto vuole essere uno stimolo in più per poter arrivare ad un accordo. Non vogliamo fare da modello a nessuno, ma indicare una strada. Il problema grosso del tavolo è che le aziende del food delivery non appartengono a nessuna organizzazione e per questo è difficile arrivare ad una soluzione condivisa», conclude Guida.

* Fonte: Massimo Franchi , IL MANIFESTO

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