«Anglo-Italian Job». L’incrocio pericoloso tra armi e corruzione

La pubblicazione di un report si concentra su contratti per centinaia di milioni siglati dal gigante italiano degli armamenti, fino al gennaio 2016 denominato Finmeccanica, in Corea del Sud, India e Panama

Luca Manes • 6/7/2018 • Guerre, Armi & Terrorismi, Studi, Rapporti & Statistiche • 369 Viste

«Anglo-Italian Job» è il titolo del rapporto pubblicato dalla Ong inglese Corruption Watch, e rilanciato nel nostro Paese dalla Rete Italiana per il Disarmo e da Re:Common, su vari possibili casi di corruzione che coinvolgono Leonardo. La pubblicazione si concentra su contratti per centinaia di milioni siglati dal gigante italiano degli armamenti, fino al gennaio 2016 denominato Finmeccanica, in Corea del Sud, India e Panama.

Per la vendita di elicotteri Wildcat alle forze armate di Seul AgustaWestland (controllata di Leonardo, ora inserita integralmente nella divisione Elicotteri) avrebbe versato somme di denaro a favore di persone collegate all’establishment militare sudcoreano al fine di garantire l’accordo.

I due processi in corso in Corea del Sud hanno comportato la condanna dell’ex ministro dei Veterani Yang Kim per aver svolto un’attività di lobbying retribuita, illegale nel Paese asiatico. L’operato di Kim, hanno rivelato le carte processuali, era stato “diretto” da due alti dirigenti di AgustaWestland, Giacomo Saponaro e Geoff Hoon, già Segretario alla Difesa britannico nel mandato di Tony Blair e, dal 2011 al 2016, International Business Manager di AgustaWestland con sede nel Regno Unito.

Il secondo caso riguarda invece la discussa vendita di Elicotteri VVIP all’India, nel cui contratto sarebbe compreso anche il pagamento di oltre 60 milioni di euro ad agenti e intermediari. AgustaWestland avrebbe inoltre effettuato dei versamenti ad uno di questi agenti per ottenere altri appalti in India. Le autorità indiane hanno dichiarato che, riguardo a tali lavori aggiuntivi, non è stata svolta alcuna operazione legittima, cosa che l’agente nega. Le indagini penali in Italia e in India hanno rivelato che per l’operazione sono stati versati oltre 50 milioni di euro ad agenti e intermediari. In Italia, Giuseppe Orsi (presidente di Finmeccanica) e Bruno Spagnolini (capo di AgustaWestland) sono stati accusati di corruzione per il ruolo svolto nello scandalo. Sono stati assolti dalle accuse nel gennaio 2018.

Questa decisione, tuttavia, è quanto mai controversa perché uno dei principali intermediari dell’accordo, Guido Haschke, ha ammesso dinanzi ai magistrati italiani di aver partecipato a una cospirazione che avrebbe coinvolto Orsi, Spagnolini e altri due funzionari militari indiani corrotti. Nel 2012, AgustaWestland, su raccomandazione dei propri revisori, ha nominato un consulente legale esterno per esaminare i contratti della società con uno degli agenti chiave, Christian Michel.

Michel ha ricevuto oltre 30 milioni di euro per il suo ruolo nell’accordo VVIP. L’esame giuridico esterno ha evidenziato l’esistenza di gravi casi di corruzione nei rapporti tra l’impresa e Michel. Ciononostante, nel gennaio 2013 Agusta ha stipulato un nuovo accordo di consulenza con Michel. Nuovi rinvii a giudizio in India, depositati nel settembre 2017, dimostrano inoltre che Michel era stato incaricato di lavorare su una serie di altri contratti in India per AgustaWestland. In totale, la polizia indiana stima che Michel abbia ricevuto 54 milioni di euro su cinque contratti di lavoro in India.

Infine, «Anglo-Italian Job» racconta della vendita di varie attrezzature (tra cui quelle per la sorveglianza) al governo di Panama. Proprio la diffusione sulla stampa di accuse di tangenti all’ex presidente di Panama Ricardo Martinelli, gestite attraverso Valter Lavitola, l’imprenditore italiano che era strettamente legato all’entourage di Silvio Berlusconi, avrebbero poi fatto svanire il contratto. Panama ha revocato l’affare sulla base di un accordo negoziale con Leonardo che ha comportato l’annullamento dei procedimenti giudiziari nel Paese.

Se le ombre del passato sono tante, non mancano le perplessità sul futuro. Stando alle ultime informazioni tratte da un’analisi sulla società recentemente pubblicata dal Comitato Etico norvegese, che ha il compito di valutare la compatibilità degli investimenti del Fondo Pensione Governativo Norvegese con le proprie linee guida etiche, si direbbe che Leonardo possa dare ancora motivi di dubitare sul rischio di corruzione.

Tra le raccomandazioni elencate a fine rapporto c’è in particolare la richiesta a Leonardo di pubblicare un elenco completo degli agenti e degli intermediari attualmente e precedentemente utilizzati dalla società per ottenere commesse di vendita di apparecchiature e sistemi di difesa all’estero in nome della piena trasparenza e responsabilità. Corruption Watch UK si è rivolta a Leonardo chiedendo all’azienda di commentare il contenuto e le conclusioni del rapporto. La società ha risposto evidenziando la forza del proprio programma di conformità anticorruzione e ha sottolineato che non è stata condannata in nessuna giurisdizione in relazione ai procedimenti trattati.

FONTE: Luca Manes, IL MANIFESTO

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