INPS: «Quota 100» per le pensioni può costare fino a 14 miliardi di euro all’anno

Le stime dell’Inps. 1.172 milioni di assegni in più. Ecco le stime sul pensionamento anticipato dal

Mario Pierro * • 15/7/2018 • Lavoro, economia & finanza • 212 Viste

Se la riforma delle pensioni annunciata dal governo e battezzata «quota 100» entrasse in vigore già dal 2019 costerebbe tra i 4 e i 14 miliardi di euro all’anno. Nell’arco di dieci anni ci saranno fino a 1 milione e 172 mila di assegni pensionistici in più all’anno. Sul prodotto interno lordo il costo complessivo di una manovra – tenendo conto dei diversi scenari – potrebbe essere fino a sei punti percentuali sul valore previsto nel 2018.

Le stime sono contenute nell’allegato tecnico alla relazione del presidente dell’Inps Tito Boeri presentata al parlamento ai primi di luglio in cui già si parlava del costo minimo e massimo di «quota 100» in vista del 2028. Da ieri sono state caricate sul sito dell’istituto di previdenza alcune tabelle da cui è possibile osservare l’andamento dei costi e del numero dei nuovi pensionati anno per anno. Le proiezioni sono state fatte in base agli annunci del governo. Al momento non esiste una proposta formalizzata. Per questa ragiona l’Inps ha elaborato quattro scenario differenti e ne ha dedotto costi e numeri. Il primo prevede il ripristino della pensione di anzianità con 41 anni di contribuzione e quota 100 con 64 anni di età minima (35 anni la soglia dei contributi). Nel 2019 l’onere sarebbe di 11,6 miliardi di euro per un totale di 596 mila pensioni in più a fine anno. Nel 2028 i costi salirebbero a 18,3 miliardi e gli assegni a 1 milione. Dopo di che «a partire dal 2030 gli oneri si riducono, trasformandosi in risparmi intorno all’anno 2040.

A regime gli effetti della normativa tendono progressivamente ad annullarsi». Lo scenario è quello di una riduzione degli oneri a partire dal 2030 fino al progressivo riassorbimento della spesa intorno al 2040. A regime gli effetti della normativa tendono progressivamente ad annullarsi». Questo esito riguarda anche gli altri tre scenari.

«Quota 100» è un sistema che prevede l’accesso alla pensione quando la somma tra età anagrafica e anni di contributi è pari a cento. L’idea del contratto di governo è reinserire «quota 100» con 64 anni di età e 41 di contributi – in entrambi i casi conteggiando al massimo solo due anni di contributi figurativi. In questo modo si supererebbe la legge Fornero che prevede minimo 67 anni per andare in pensione dal 2019.

* FONTE: Mario Pierro, IL MANIFESTO

photo: By Niccolò Caranti [CC BY-SA 3.0 ], from Wikimedia Commons

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