L’ascesa del picchiatore «Ben», dal rugby di provincia a ombra di Macron

La lista dei privilegi ottenuti da Benalla dall’Eliseo è infinita, dai 10 mila euro al mese al lussuoso appartamento al Palais de l’Alma

Stefano Montefiori * • 24/7/2018 • Internazionale • 363 Viste

PARIGI Da adolescente magrolino affascinato dal film «Bodyguard» con Kevin Costner e Whitney Houston a buttafuori di un bar di Rouen, a responsabile ombra della sicurezza del capo di Stato della settima potenza mondiale: Alexandre Benalla, 26 anni, ha bruciato le tappe. Ma ad alimentare lo scandalo è che ancora non si capisce bene come abbia fatto, a parte la tendenza del presidente Macron a circondarsi di nuovi arrivati fedelissimi e a gestire il potere con verticismo monarchico, sovvertendo talvolta le gerarchie.

Alexandre Benalla è nato l’8 settembre 1991 a Évreux, in Normandia, a 100 chilometri da Parigi. La famiglia originaria del Marocco abitava nel quartiere popolare della Madeleine, lui ha sempre dimostrato di avere voglia di emergere. Ha cambiato diverse scuole, alcuni lo ricordano come un ragazzo «educato e gentile» ma più tardi vengono segnalate risse e prepotenze.

«Verso i 16-17 anni Alexandre non era molto robusto, poi deve avere preso 30 chili», dice il segretario del liceo Fresnel della vicina Bernay. In palestra, a Évreux, Alexandre Benalla si faceva chiamare «Ben» e «sollevava pesi come un dannato pur di rafforzarsi», ha detto un suo ex allenatore al Parisien. Verso la fine del liceo la passione per il rugby porta a qualche risultato, «Ben» entra nella squadra della scuola e comincia a cambiare stile, più assertivo e deciso con i compagni e le ragazze. Guadagna qualche euro nel bar di Rouen come addetto alla sicurezza ma il primo contatto con il mondo delle celebrità ce l’ha a Deauville, al festival del cinema americano, dove fa parte della squadra di guardie del corpo che seguono a turno Marion Cotillard e Guillaume Canet.

È la svolta: appena maggiorenne Benalla capisce che le star sono uomini e donne come tutti, respirano, parlano, e possono stringerti la mano. La barriera tra il quartiere della Madeleine e il resto del mondo si rompe. I genitori Benalla a Évreux hanno la tessera del partito socialista, anche Alexandre si iscrive ma al dibattito politico preferisce l’attività sul campo ed entra come volontario nel Ps a Parigi, nella sede storica di rue de Solférino. A reclutarlo è il responsabile del servizio d’ordine, Eric Plumer. «Aveva appena vent’anni, me lo ricordo come un ragazzo intelligente e competente, posato. Durante le primarie socialiste lo affido alla protezione di Martine Aubry (di cui Benalla farà anche l’autista, ndr), poi lo prendo con me per la campagna di Hollande nel 2012», ha raccontato Plumer a Le Monde. Vinte le elezioni, il ministro Arnaud Montebourg (Rilancio produttivo) assume Benalla per poi licenziarlo dopo una settimana: «Aveva provocato un incidente d’auto e voleva scappare». Benalla si allontana per qualche tempo dalla politica, si laurea in legge, lavora in una società di sicurezza a Casablanca, poi torna a Parigi e partecipa all’avventura di «En Marche!».

Le intemperanze aumentano mano a mano che «Ben» diventa un uomo di Macron, prima come sua guardia del corpo durante la campagna e poi come consigliere all’Eliseo. Benalla insulta e minaccia poliziotti e gendarmi restii (giustamente) a seguire i suoi ordini, manda a quel paese il prefetto, fino al pestaggio del primo maggio che porterà al suo tardivo licenziamento.

Alexandre Benalla può anche essere un giovane arrivista che ha perso la testa. Ma se la sua storia diventa un affare di Stato, è perché la fiducia dell’Eliseo lo ha portato a 26 anni al grado di tenente colonnello, a occuparsi della sicurezza della coppia presidenziale quando altri sarebbero preposti a farlo, a ottenere dai Macron le chiavi della villa di Brigitte al Touquet e ad accompagnarli ovunque in vacanza. La lista dei privilegi è infinita, dai 10 mila euro al mese al lussuoso appartamento al Palais de l’Alma. Per il pestaggio Benalla è stato sospeso due settimane, ma ha ignorato la sanzione e ha partecipato comunque a riunioni sull’ordine pubblico, bodyguard al di sopra della legge e delle regole.

* FONTE: Stefano Montefiori, CORRIERE DELLA SERA

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