Le battaglie della paladina animalista francese Brigitte Gothière

Dopo i suoi filmati sulle galline da foie gras assalti ai macellai. “La priorità è educare”

Anais Ginori • 13/7/2018 • Ambiente, Territorio e Beni comuni • 106 Viste

PARIGI. Non ha paura di urtare la nostra sensibilità. Anzi, Brigitte Gothière vuole scioccare, convinta di ciò che disse una volta Paul McCartney: “Se i mattatoi avessero pareti di vetro, diventeremmo tutti vegetariani”.

L’associazione L214 fondata ormai dieci anni fa da Gothière e il marito Sébastien Arsac ha documentato alcune delle pratiche più crudeli che si svolgono in allevamenti e mattatoi francesi, diventando l’incubo del settore. “Quando abbiamo cominciato molte persone non ci credevano” ricorda Brigitte, 45 anni, accogliendoci negli uffici parigini dell’associazione che porta il nome di un articolo del codice rurale che riconosce la sofferenza animale. “Per questo abbiamo deciso di mostrare le prove”.

La coppia ha iniziato la battaglia contro l’ingozzamento delle oche per la fabbricazione del foie gras, registrando decine di video, all’inizio persino con il consenso degli allevatori. “Per un primo periodo non avevano capito cosa volessimo farne”. Le relazioni con i professionisti del settore oggi sono più tese visto il successo di L214, che vanta 30mila iscritti, ha ottenuto la creazione di una commissione parlamentare, costringe molti marchi a correre ai ripari. L’ultimo video contro le galline da uova in gabbia, patrocinato dall’attrice Sophie Marceau, è stato visto 2 milioni di volte. Qualche giorno fa il sindacato dei macellai ha denunciato gli attacchi di alcuni militanti vegani. Sette botteghe sono state imbrattate di vernice rossa, altre hanno avuto le vetrine rotte. “La nostra associazione è contraria a questo tipo di azioni, rifiutiamo qualsiasi forma di violenza” commenta Gothière.
“Nell’immediato non chiediamo neppure che gli allevamenti chiudano, sappiano che non sarebbe realista. Puntiamo a rendere meno crudeli le pratiche”. Ci sono parecchie sfumature morali e politiche tra vegetariani, vegani, anti-specisti, e anche all’interno delle singole famiglie di militanti. Pur dissociandosi dagli attacchi contro i macellai, Gothière fa capire che la polemica ha un altro obiettivo. “Le lobby dell’industria cercano di agitare paure, presentarci come estremisti, proprio perché l’opinione pubblica finalmente ci ascolta”. Il dibattito cresce in Francia, ma anche in Italia e altrove.
“Abbiamo nuove associazioni che ci contattano dal Brasile, dal Giappone, persino dall’Africa”.
Oggi i video arrivano da dipendenti degli allevamenti che sono pentiti e collaborano con l’associazione. Gothière e il marito hanno dovuto affrontare processi, richieste di risarcimento danni. “Finora mai nessuna condanna. I giudici riconoscono che non facciamo diffamazione, ci limitiamo a mostrare la realtà” racconta Gothière, capelli sale e pepe e jeans. Il marito è più discreto, rimane seduto davanti al computer. Coetanei, si sono conosciuti da ragazzi in un liceo scientifico di Clermont-Ferrand. “Una zona rurale e ovviamente carnivora” ricorda Gothière.
Nella famiglia di Sébastien c’erano allevatori di maiali e un nonno macellaio. A vent’anni, mangiando una fetta di prosciutto è stato lui ad avere la folgorazione. La coppia di insegnanti — ormai impiegati a tempo pieno nell’associazione con altri venti dipendenti — è diventata vegeteriana poi vegana. Anche i loro due figli sono cresciuti così. “Per scelta autonoma” precisa Gothière che si è spesso trovata a discutere con altre mamme assai perplesse.
L’associazione adesso fornisce consigli, ricette, ha creato un elenco di ristoranti che propongono menù senza proteine animali. “Oggi la nostra missione non è più solo allertare sulla causa animale” spiega Gothière. “Bisogna spiegare come passare a un nuovo stile di alimentazione. Molti vorrebbero ma non sanno come fare”.

Fonte: Anais Ginori, LA REPUBBLICA

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